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Hella Haasse

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Hélène Serafia Haasse

Hélène Serafia Haasse (Batavia, 2 febbraio 1918Amsterdam, 29 settembre 2011) è stata una scrittrice olandese. Definita «La Gran Dama» della letteratura olandese, ha scritto più di trenta romanzi, tradotti in tredici lingue; nel 2007 è stato battezzato con il suo nome il planetoide 10250.[1]

Hella Haasse era la primogenita di Willelm Hendrik Haasse, funzionario dell'amministrazione coloniale olandese a Giava con il ruolo di ispettore fiscale, e di Katharina Diehm-Winzenhöhler, pianista. Per gran parte dell'infanzia e dell'adolescenza visse nelle Indie frequentando le scuole olandesi locali. Nel 1920-21 suo padre era in licenza a casa e Hella fu iscritta nei Paesi Bassi alla scuola materna, per tornare poi a Giava per le scuole elementari, che frequentò nella città di Surabaya. Nel 1924 la madre dovette andare a curarsi in sanatorio a Davos e la portò con sé iscrivendola in un collegio di suore. In seguito fu con la nonna a Hemsteede fino al 1928, anno in cui tornò a Batavia con i genitori, dove frequentò una scuola superiore a indirizzo classico-umanistico, fino a ottenere il diploma nel 1938.

Nello stesso anno si trasferì ad Amsterdam, praticamente da sola perché suo padre, dopo l'invasione dell'arcipelago indonesiano da parte dei giapponesi, fu tenuto prigioniero fino alla fine della guerra. Mentre studiava linguistica e letteratura scandinava, Hella frequentava un giornale studentesco presso il quale conobbe Jan van Lelyveld, che sposò il 18 febbraio 1944 ed ebbe da lui tre figlie. Nel 1941 interruppe gli studi e si iscrisse alla Toneelschool, una scuola di recitazione sotto il controllo degli occupanti nazisti, pertanto fu costretta a iscriversi anche alla Nederlandsche Kultuurkammer, diretta emissione del partito nazista, ma presto preferì abbandonare la carriera teatrale.

Il suo debutto letterario fu Stroomversnelling (Rapide, 1945), una raccolta di poesie, seguito da un racconto femminista, ma la vera e propria rivelazione avvenne nel 1948 con Oeroeg[2], un romanzo che fu pubblicato come omaggio ai lettori per la "Settimana del libro": con questa tradizione annuale i librai olandesi regalano un libro di un giovane autore ai clienti delle loro librerie. Il romanzo parla dell'amicizia tra Oeroeg (pronuncia: Urúkh), ragazzo giavanese indigeno, e il figlio di un colono olandese, che si confronteranno anche da adulti nello scontro fra governanti coloniali e combattenti per la libertà. Per decine di anni questo libro è stato adottato nelle scuole del Regno per fornire ai giovani un documento della storia coloniale dei Paesi Bassi, ma anche adesso si continua a vendere e a leggere perché è una efficace testimonianza della lacerazione inferta al paese dalla guerra d'indipendenza indonesiana.[3] A questo primo romanzo hanno fatto seguito più di trenta altre pubblicazioni, spesso con tirature superiori alla decina e traduzioni in 13 lingue.[1]

A cinquanta anni, Hella Haasse decise di tornare a Giava, per rivedere con occhi da adulta la sua terra natale. Vi tornò due volte, nel 1969 e nel 1976. «Ora l'ho visto», ebbe a dire in un'intervista, «solo ora capisco di essere stata una straniera, anche se è il paese in cui sono nata».[4]

Nel 1981 si trasferì con il marito a Saint-Witz, piccolo villaggio francese nella Val-d'Oise e vi rimase fino alla morte del marito (1990), per ritrasferirsi negli ultimi anni della sua vita ad Amsterdam, dove si spense nel 2011.

L'ambiente coloniale è stato il pretesto per sperimentare una struttura narrativa complessa e articolata a flashback, che la scrittrice ha perfezionato nelle opere successive. I contrasti e le conseguenze della storia coloniale olandese tuttavia non sono stati il suo unico interesse: scenari storici totalmente diversi hanno fatto da sfondo con altrettanta efficacia in romanzi successivi. Vagando per una selva oscura (Het woud der verwachting, 1949) è ambientato a Parigi durante la Guerra dei cent'anni. Pur avendo iniziato a lavorarvi nell'inverno 1944-45, nel corso della terribile carestia che aveva colpito il nord dei Paesi Bassi a seguito dell'occupazione tedesca, la Haasse lo diede alle stampe solo cinque anni più tardi, dopo innumerevoli e scrupolose revisioni del testo. La città scarlatta (De scharlaken stad, 1952) è invece ambientato nella Roma del 1500 sullo sfondo degli intrighi di potere della famiglia Borgia. Sempre a Roma, ma nel V secolo, si svolge invece Profumo di mandorle amare (Een nieuwer testament, 1993), in un periodo ancora incerto sul futuro religioso della città. Anche in questo libro la struttura è di tipo cinematografico e la vicenda, che si dipana in sole 48 ore, recupera sogni e ricordi del vissuto dei protagonisti rompendo e dilatando il presente in una visione di ampio respiro.[5].

Non mancano tuttavia tra i suoi romanzi i temi intimisti come La fonte nascosta (De verborgen bron, 1950), Gli iniziati (De ingewijden, 1957), Il piccolo giardino (De wegen der verbeelding, 1983) o le storie innestate su supporti più esili come Le vie dell'immaginazione (De wegen der werbeelding, 1983) in cui una famiglia con tre bambini, in vacanza nel sud della Francia, fa da sfondo alle storie bizzarre raccontate dal camionista Joop e a misteriose vicende con riferimenti alla mitologia classica.[6].

Gli anni in cui la Haasse visse in ritiro in un villaggio della Francia coincisero con la crescita dell'interesse del pubblico e della critica internazionale. Fu in questo periodo infatti che le vennero conferiti i più prestigiosi premi letterari e due lauree honoris causa (all'Università di Utrecht nel 1988 e all'Università Cattolica di Lovanio nel 1995). Sarebbero arrivati in seguito anche il titolo di Commendatore dell'ordine francese delle Arti e delle Lettere (1995) e quello di Ufficiale della Legion d'onore (2000).[1] La scrittrice tenne numerose conferenze in giro per l'Europa, anche a Milano nel 1992[7] e a Torino nel 2001 in occasione del Salone del libro dedicato alla letteratura olandese.[8]

L'ambiente coloniale rivive in alcuni romanzi di quegli anni, in cui si sovrappongono elementi storici e ricordi autobiografici, come in I baroni del tè (Heren van de thee, 1992) e L'anello della chiave (Sleuteloog, 2002). In quest'ultimo romanzo, protagoniste sono due donne legate fin dall'infanzia da una salda amicizia, una olandese nata nelle Indie e una bellissima ragazza dell'alta borghesia, di carattere battagliero ma velatamente discriminata dagli europei perché meticcia.[9] Anche se privo di elementi preconcetti, lo stile della Haasse non lascia dubbi sull'atteggiamento femminista di fondo, anche quando le piaceva giocare con riferimenti storici e letterari. Evitando affermazioni programmatiche, la strategia che usava più spesso era quella di far partire la sua opinione dallo sguardo maschile sulle donne.[1]

Negli ultimi vent'anni della sua vita, la Haasse volle proporsi in una veste più attuale e quotidiana. Tralasciando gli schemi storici consueti, cercò di immergersi nel mondo contemporaneo, dando alle stampe Transit (Di passaggio, 1994), storia di una diciottenne ribelle e vagabonda che sfida le convenzioni borghesi. Anche questo romanzo fu adottato dall'associazione dei librai olandesi per farne omaggio ai clienti nella "Settimana del libro".

Nel 1997 ritorna all'autobiografia con Zwanen schieten (Tiro ai cigni)[10]: partendo dal racconto di un viaggio in treno che contiene già tutti gli elementi del romanzo, la scrittrice rievoca le vicende della sua famiglia cosmopolita, dalle origini di ebrei ungheresi, attraverso Germania, Paesi Bassi, Giava, l'Amsterdam del presente e della giovinezza, fino all'Australia, scelta dal fratello come patria. Al centro la storia di Jason, giovane australiano che si perde nella sconfinata prateria (il bush australiano) per ritrovare la propria identità e le proprie radici. Secondo la Haasse vissuto e immaginario non sono scindibili, non è la verità dei fatti che conta, ma il significato che assumono nel racconto della nostra vita che facciamo a noi stessi.[3]

Il mondo reale e quello dell'immaginazione si confondono sempre più in uno dei suoi ultimi romanzi, Fenrir (La pianista e i lupi, 2000). Qui la Haasse mette al centro narrativo il lupo, un animale non più pericoloso di altre belve ma uno dei più inquietanti nell'immaginario collettivo, e crea una serie di risonanze simboliche intorno a una storia di famiglia piena intricati rapporti affettivi e di enigmi irrisolti. Con l'occasione, affronta temi quali miti nordici e nazismo, fondamentalismo e identità, razzismo e immigrazioni, misticismo e neopaganesimo, musica e giornalismo moltiplicando le interpretazioni senza mai perdere suspense.[1]

Elenco parziale. Accanto al titolo, fra parentesi il titolo dato dall'editore italiano o, in caso di inedito in Italia, la traduzione letterale.

  • 1948: Oeroeg (Il lago degli spiriti, Ed. Lindau, 1992. ISBN 88-7180-034-6 )
  • 1949: Het woud der verwachting (Vagando per una selva oscura, Rizzoli, 1991. ISBN 88-1767-422-2)
  • 1950: De verborgen bron (La fonte nascosta, Iperborea, 1997. ISBN 88-7091-067-9)
  • 1952: De scharlaken stad (t.l. La città scarlatta)
  • 1957: De ingewijden (t.l. Gli iniziati)
  • 1960: Cider voor arme mensen (t.l. Sidro per la povera gente)
  • 1962: De meermin (t.l. La sirena)
  • 1966: Een nieuwer testament (Profumo di mandorle amare, Rizzoli, 1993. ISBN 88-1767-419-2)
  • 1968: De tuinen van Bomarzo (t.l. I giardini di Bomarzo)
  • 1978: Mevrouw Bentinck of Onverenigbaarheid van karakter (La signora Bentinck, Rizzoli, 1997. ISBN 88-1767-122-3)
  • 1981: De groten der aarde of Bentinck tegen Bentinck (pubblicato insieme al precedente in La signora Bentinck)
  • 1983: De wegen der werbeelding (Le vie dell'immaginazione, Iperborea. ISBN 88-7091-091-1)
  • 1992: Heren van de thee (I signori del tè, Rizzoli, 1994. ISBN 88-1767-418-4)
  • 1993: Genius loci (pubblicato assieme a Het Tuinhuis con il nome Twee verhalen, Due racconti)
  • 1994: Transit (Di passaggio, Iperborea, 1996. ISBN 88-7091-055-5)
  • 1997: Zwanen schieten (Tiro ai cigni, Iperborea, 2004. ISBN 88-7091-125-X)
  • 2000: Fenrir: een lang weekend in de Ardennen (La pianista e i lupi, Iperborea, 2003. ISBN 88-7091-111-X)
  • 2002: Sleuteloog (L'anello della chiave, Iperborea, 2006. ISBN 88-7091-129-2)
  • 2006: Het Tuinhuis (pubblicato in Italia insieme a Genius Loci, Iperborea, 2011. ISBN 88-7091-196-9)
  1. 1 2 3 4 5 (DE) Hans Reiners, Hella Haasse, su fembio.org, frauen.biographieforschung, 2018. URL consultato il 2 ottobre 2025.
  2. Pubblicato anche in Italia da Lindau con il titolo Il lago degli spiriti nel 1992
  3. 1 2 Cinzia Fiori, Addio a Hella Haasse, raccontò il dramma delle Indie orientali, in Corriere della Sera, 1º ottobre 2011, p. 57
  4. Johan Diepstraten, Hella S.Haasse. Un'altra intervista., Edizioni BZZTôH, L'Aia, 1984. ISBN 9062911625
  5. Roberto Pazzi, Fine di un giudice cristiano pentito, in Corriere della Sera, 23 aprile 1993, p. 32
  6. Serena Zoli, Haasse, l'estate dei misteri incrociati, in Corriere della Sera 11 marzo 2001, p. 29
  7. Cinzia Fiori, Corriere della Sera, 25 novembre 1992, inserto Milano p. 4
  8. Cinzia Fiori, Torino, il salone alla ricerca della natura perduta, in Corriere della Sera, 16 maggio 2001, p. 37
  9. Gabriella Lotto, Novecento a Giacarta, la sfida di una donna al tempo delle colonie, in Corriere della Sera, 10 settembre 2006, p. 41
  10. Fu la Haasse stessa a definirlo un “autobioromanzo”

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