Giovine Europa

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La Giovine Europa fu un'associazione politica internazionale fondata da Giuseppe Mazzini per promuovere l'indipendenza e l'emancipazione dei popoli dalla sudditanza ai regimi assoluti. Ebbe vita dal 1834 al 1836. La stessa organizzazione aveva come visione quella di un'Europa libera ed unita.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'inverno del 1831, a Marsiglia, Giuseppe Mazzini fondò la Giovine Italia, il cui programma mirava alla formazione di un'Italia repubblicana attraverso una rivoluzione democratica. Oggetto di repressione poliziesca dopo il fallimento della cospirazione di Genova del giugno 1833 e del tentativo insurrezionale in Savoia del febbraio 1834, la Giovine Italia si disgregò.

Dal giugno 1833, Mazzini, espulso dalla Francia, era riparato in Svizzera. Qui, a Berna, il 15 aprile 1834, fonda la Giovine Europa, con lo scopo di riunire e coordinare i popoli europei che aspiravano all'indipendenza nazionale. Erano presenti in Svizzera la Giovine Polonia, che raccoglieva gli esuli polacchi di orientamento democratico, la Giovine Germania, associazione diffusa tra gli emigrati tedeschi attraverso numerose iniziative culturali e di mutuo soccorso, e la Giovine Svizzera, guidata per un certo periodo dallo stesso Mazzini, di cui fu il portavoce il giornale La Jeune Suisse. Gli aderenti a queste associazioni, insieme con gli esuli italiani della Giovine Italia, presero parte alla creazione della Giovine Europa, che ebbe vita assai breve, poiché cessò le proprie attività alla fine del 1836, sottoposta al crescente controllo delle autorità svizzere pressate dai governi stranieri. Mazzini, a sua volta, espulso dalla Svizzera, si trasferì agli inizi del 1837 a Londra.

La Giovine Europa rappresentò un interessante esperimento di affermazione dei principi di fratellanza e associazione internazionale, un tentativo di organizzare una "santa alleanza" dei popoli in contrapposizione alla Santa alleanza dei sovrani.

Sebbene abbia avuto vita breve, l'esperienza politica della Giovine Europa non andò del tutto dispersa, visto che, dopo i fatti del 1848, Mazzini diede vita ad un Comitato centrale democratico europeo, con lo scopo di mettere il movimento democratico europeo alla testa del processo di liberazione e di indipendenza dei popoli del vecchio continente. Con questo intento, chiamò a partecipare al comitato altre figure carismatiche del movimento della metà del XIX secolo, come il francese Ledru-Rollin, il tedesco Arnold Ruge, e il polacco Albert Darasz. Mazzini era convinto che la 'spinta propulsiva' principale al processo di democratizzazione europea non sarebbe potuta venire che dall'Italia in primo luogo, "dove il crollo del mito neo-guelfo (vedi: neoguelfismo), il fallimento dei moderati nella Prima guerra d'indipendenza, la rottura definitiva tra i princìpi e le correnti riformatrici, di contro ai luminosi esempi della rivolta milanese e della Repubblica Romana, lasciavano largo campo all'azione della democrazia"[1]. Tuttavia, questi tentativi mazziniani, come anche il Comitato nazionale italiano, costituito poco dopo quello europeo, non sortirono risultati concreti - per lo meno nel breve e medio periodo - e prestarono anzi il fianco a critiche di "formalismo" rivolte a Mazzini, relativamente al fatto che durante quella fase dell'attività politica del Padre della Patria poca attenzione veniva attribuita a contenuti e obiettivi concreti da proporre al popolo e ai militanti[2][3].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Candeloro, G., Storia dell'Italia Moderna (Vol. IV). Dalla rivoluzione nazionale all'Unità, Feltrinelli, Milano 1980
  • Della Peruta, F., Mazzini e la Giovine Europa, Feltrinelli, Milano 1962
  • (Id.), Giuseppe Mazzini dalla Giovine Italia alla Giovine Europa, Istituto per la Storia del Risorgimento, Roma 2006
  • Guida, F. (a cura di), Dalla Giovine Europa alla grande Europa,Carocci, Roma 2007
  • Villari, R., Storia contemporanea, Laterza, Roma-Bari 1982
  • Zanotti Bianco,U., Della Giovine Europa, Francesco Battiato, Catania 1915


Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Villari, Storia contemporanea, Laterza, Roma-Bari 1982
  2. ^ Cfr. G. Candeloro, Storia dell'Italia Moderna (Vol. IV). Dalla rivoluzione nazionale all'Unità, Feltrinelli, Milano 1980
  3. ^ Cfr. D. Mack Smith, Mazzini, Rizzoli, Milano 1993