Giovanni Tornielli

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Giovanni Tornielli
vescovo della Chiesa cattolica
Particoalre vescovo- aula vescovile XXIII secolo.jpg
Aula della curia vescovile - affreschi del XIII secolo particolare
BishopCoA PioM.svg
 
Incarichi ricopertiVescovo di Bergamo
 
NatoNovara
Ordinato presbitero1211
Consacrato vescovo1211
Deceduto1240
 

Giovanni Tornielli (Novara, ... – Bergamo, 1240) è stato un vescovo cattolico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Tornielli, viene indicato come novarese, nativo forse della città di Novara o forse di Borgo Ticino, paese che dette i natali alla famiglia Tornielli.

Venne nominato e consacrato vescovo di Bergamo nel 1211, nel medesimo anno fece edificare la chiesa di san Galgario, ora caserma Francesco Nullo, consacrandola al Salvatore, e consegnandola all'ordine degli Umiliati[1][2].

Nominò nel 1214 un sinodo nella chiesa di san Vincenzo, e partecipò al IV concilio lateranense convocato da Innocenzo III. Per le sua qualità diplomatiche venne dalle autorità papali, più volte interpellato riuscendo nel 1219 con l'arcivescovo Enrico I da Settala ad assolvere dalla scomunica la città di Milano, che aveva prestato aiuto all'imperatore Ottone IV contro la volontà di papa Onorio III. A lui si deve la fondazione dell'ordine dei frati predicatori in Bergamo nella chiesa di santo Stefano nel 1219 con il vescovo Guala e la presenza del frate fondatore dei domenicani san Domenico. Il Tornielli volle incontrare anche san Francesco d'Assisi nella sua visita a Bergamo durante la fondazione dell'ordine monastico nel monastero di san Francesco, sembra che con i due santi venne ufficiata una messa nel Monastero di Astino.

Aula della curia vescovile con affreschi del XIII secolo

Le controversie minerarie[modifica | modifica wikitesto]

Il suo periodo di vescovado coincise con il nascere del comune di Bergamo, e con la precarietà e la confusione dei regolamenti e dei diritti che avevano bisogno di essere ben definiti, e proprio grazie alle sue qualità diplomatiche, molte sono le controversie che lo videro coinvolto in riferimento ai diritti di cui godevano i privati e i nuovi comuni, dopo la concessione rilasciata dal vescovo Guala (1167-1186) previo versamento di una tassa, ma di cui la diocesi voleva riappropriarsi, in particolare i diritti sulle estrazioni minerarie in Val Seriana[3].

Nel 1229 per risolvere la controversia sui diritti minerari relativi l'estrazione dell'argento in Val Seriana nei paesi di Ardesio e di Gromo, volendo annullare gli statuti di Bergamo nei capitoli de metallis imposti dal podestà Rubaconte da Mandello, chiamò a giudice il vescovo Guala di Brescia, che pur pronuziandosi a favore il 14 giugno 1235 non riuscì mai a fare applicare la sentenza[4], anzi le miniere vennero gestite dalla società Ardizzone che sottostava alle regole comunali.

Il 6 novembre 1222 il vescovo cedette la Val di Scalve compreso i diritti minerari alla famiglia de Capitaneis, creando una diatriba che terminò solo il 29 marzo 1231 con un compromesso che manteneva alla famiglia i soli diritti sul grano, lino, la canapa e del tributo sul bestiame dando un agnello ogni dieci, un capretto ogni cinque, un denaro per vitello, i valligiani si impegnarono a non imporre dazi o frodi al feudatario che dovette comunque pagare un riscatto di 2400 lire imperiali[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Andrea Pasta, Le pitture notabili di Bergamo, 1775.
  2. ^ Caserma Francesco Nullo e annessa chiesa di san Galgario (PDF), IBCAA. URL consultato il 7 luglio 2017.
  3. ^ Gianni Baracchetti, possedimenti del vescovo di NìBergamo nella valle di Ardesio documenti dei secc.XI-XV, edizione Seccomandi, 1951.
  4. ^ Giancarlo Andenna, Giovanni Tornielli, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2003. URL consultato il 6 Luglio 2017.
  5. ^ comune di Scalve secolo XII al 1797, LombardiaBeniCulturali. URL consultato il 7 luglio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianni Baracchetti, possedimenti del vescovo di Bergamo nella valle di Ardesio documenti dei secc.XI-XV, edizione Seccomandi, 1951.
  • Gabriele Nobili, Statuerent Quod Comune ed Gromo et Omnes Hatantes Sint Burgum Et Burgienses, ISBN 88-89393-03-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]