Giami

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Jāmī

Jāmī (Jām, 1414Herat, 1492) è stato un poeta persiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Vissuto alla corte dei Timuridi a Herat, Jāmī - il cui nome completo era ʿAbd al-Raḥmān ibn Aḥmad Nūr al-Dīn Jāmī (in persiano نورالدین عبدالرحمن جامی) - si dimostrò profondissimo conoscitore della lingua araba ed esponente di spicco del movimento letterario timuride. Meritò, dai critici del suo tempo, la definizione di <<suggello dei poeti>>, per il suo perfezionismo formale.[1]

Per i critici moderni è un poeta tendenzialmente manierista, propenso all'ermetismo, impreziosito da una accentuata spiritosità.[2]

Scrisse tre dwan di poesie dedicati alle tre fasi dell'esistenza umana e sette masnavi, di matrice religiosa, oltre a varie prose.

Tra le sue più celebri opere si ricordano Magnun e Layla, Salaman e Absal e Giuseppe e Zuleyka, influenzate dal simbolismo religioso proprio del sufismo, cui egli apparteneva, essendo Naqshbandi.

Lo scrittore si distinse per uno spirito innovativo, con variazioni dei temi classici della metafora, delle similitudini e dei giochi di parole.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, vol.5 pag.238
  2. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, vol.5 pag.238

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Giami su Treccani.it

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