Fukushima 50 (film)

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Fukushima 50
Titolo originale福岛 50
Lingua originalegiapponese
Paese di produzioneGiappone
Anno2020
Durata122 min
Generedrammatico, storico
RegiaSetsurō Wakamatsu
SoggettoYōichi Maekawa, basato sul libro On the Brink: The Inside Story of Fukushima Daiichi

di Ryusho Kadota

SceneggiaturaYoichi Maekawa
ProduttoreTsuguhiko Kadokawa
Casa di produzioneStudio Kadokawa Daiei
Distribuzione in italianoSky Cinema
Fotografia
MusicheTaro Iwashiro
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Fukushima 50 (福岛 50) è un film del 2020 diretto da Setsurō Wakamatsu con Ken Watanabe e Kōichi Satō. Il titolo del film fa riferimento allo pseudonimo dato dai media in lingua inglese a un gruppo di dipendenti della centrale nucleare di Fukushima Daiichi: questo gruppo di dipendenti della centrale deve far fronte alle esplosioni ed al crollo dei reattori nucleari in seguito al terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011. Il film è basato sul libro di saggistica di Ryusho Kadota, intitolato On the Brink: The Inside Story of Fukushima Daiichi , ed è il primo film giapponese a rappresentare direttamente il disastro[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

14:46 dell'11 marzo 2011. Il più grande terremoto nella storia del Giappone di magnitudo 9,0 e intensità sismica massima di 7 provoca un enorme tsunami che colpisce la centrale nucleare di Fukushima Daiichi. I reattori nucleari si spengono in emergenza a causa delle inondazioni dovute allo tsunami. Un blackout della stazione (SBO) causa però il guasto delle pompe di raffreddamento dei reattori i quali subiscono gravissimi danni per la fusione del nocciolo (Meltdown nucleare).

I lavoratori in turno in quel momento, tra cui Izaki Toshio che è in servizio presso le unità 1 e 2, rimangono nella centrale nucleare e lavorano tra infinite difficoltà per controllare il reattore. Il direttore Masao Yoshida , che sovrintende al comando generale, coordina i suoi dipendenti, ma esprime anche rabbia nei confronti della sede centrale e del Kantei (Ufficio del Primo ministro), che non sono pienamente consapevoli della situazione. In un primo momento tutti gli sforzi sembrano essere vani e la situazione continua a peggiorare, costringendo il governo a predisporre l'evacuazione della popolazione circostante nel raggio di 20 km dalla centrale.

Lo stesso governo ipotizza lo scenario peggiore, dover evacuare nel raggio di circa 250 km una popolazione di circa 50 milioni di persone, nonché la distruzione di quasi tutto il Giappone orientale. Per scongiurare ciò, l'unica opzione rimasta sulla scena sembra essere lo "sfiato" del serbatoio di raffreddamento dei reattori in modo da impedirne lo scoppio, operazione mai tentata prima al mondo. Visto il protrarsi del blackout elettrico, lo sfiato deve essere eseguito aprendo manualmente le relative valvole all'interno delle sale dei reattori, sottoponendo pertanto gli operai coinvolti ad altissime dosi di radiazioni.

Toshio Isaki è pertanto costretto a chiedere a volontari di farsi avanti per portare a termine questa missione quasi suicida. Dopo iniziali opposizioni da parte del governo centrale, non convinto dell'opportunità di liberare nell'atmosfera aria radioattiva, l'operazione ha finalmente inizio e porta ad un progressivo miglioramento della situazione e scongiura la temuta esplosione dei reattori.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese sono iniziate a novembre 2018[2]. La post-produzione è iniziata a maggio 2019[3]. È uscito in anteprima in Giappone il 6 Marzo 2020[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Liz Shackleton2019-05-14T04:58:00+01:00, Japan 2011 earthquake, tsunami drama 'Fukushima 50' leads Kadokawa slate (exclusive), su Screen. URL consultato il 18 febbraio 2021.
  2. ^ (EN) Screen staff2018-11-19T20:00:00+00:00, Ken Watanabe, Kōichi Satō to star in nuclear power plant action drama 'Fukushima 50', su Screen. URL consultato il 18 febbraio 2021.
  3. ^ Like Godzilla himself, Ken Watanabe is ready to rule the world. URL consultato il 18 febbraio 2021.
  4. ^ Fukushima 50, su Box Office Mojo. URL consultato il 18 febbraio 2021.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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