Faro di Ancona
| Faro di Monte Cappuccini | |
|---|---|
| Stato | |
| Località | Ancona |
| Coordinate | 43°37′22.2″N 13°30′56.7″E |
| Costruzione | 1860 |
| Anno ultima ricostruzione | 1972 |
| Altezza | 15 m |
| Elevazione | 118 m s.l.m. |
| Portata | 25 miglia nautiche |
| Tipo ottica | rotante con lenti di Fresnel |
| Elenco fari | 3930[1]
ITA-104[2] |
| Visitabile | Zona Militare |
| Automatizzato | si |
| Segnale | |
| periodo: 30 sec. fasi: 4 lampi di 0,3 sec. con 3 intervalli di 4,7 sec. ed uno di 14,7 sec. | |
Il faro di Ancona si trova nel centro della città, a Monte Cappuccini, all'interno del Parco del Cardeto. A poca distanza si trova il vecchio faro, che è stato in funzione dal 1860 fino al 1972, anno in cui è stato sostituito da quello nuovo, che dal luogo in cui si trova è chiamato Faro di Monte Cappuccini.
Caratteristiche
[modifica | modifica wikitesto]La sua base è a 104 metri s.l.m.; essendo alto 14 metri, la sua luce è situata a 118 metri. Utilizza lenti di Fresnel ad ottica rotante. Il suo segnale ("caratteristica") è stato mutato rispetto a quello del faro vecchio: in un ciclo di trenta secondi esso emette quattro lampi di 0,3 secondi intervallati da 4,7 secondi di buio; dopo il quarto lampo, segue un periodo di buio di 14,7 secondi. Il faro di Ancona è munito di un faro di riserva, con una portata di 18 miglia nautiche (33,336 km); entra in funzione in caso di sospensione dell'erogazione di elettricità dalla rete comune, essendo dotato di un generatore autonomo[3].

Le coordinate geografiche del faro di Ancona sono: 43°37.37′N 13°30.94′E[4]. La portata luminosa nominale[5] è di 25 miglia nautiche, corrispondenti a 46,300 km (un terzo circa della distanza tra Ancona e Zara, di 148 km)[3].
Per ciò che riguarda la portata luminosa del faro di Ancona (25 miglia nautiche), si deve ricordare che raramente è possibile che i lampi di un faro possano raggiungere distanze superiori alle 25-30 miglia nautiche. In Italia solo il faro di Arbatax (OG) ha una portata maggiore di quello di Ancona: 26 miglia nautiche; hanno invece portata pari a quella del faro di Ancona, ossia 25 miglia nautiche, altri tredici fari: il faro di Capo Mele (SV), la Lanterna di Genova, il faro di San Venerio (SP), il faro di Punta Carena (Capri, NA), il faro di Capo Palinuro (Centola, SA), il faro di Punta Sottile (Favignana, TP), il faro di San Vito lo Capo (PA), il faro di Cefalù (PA), il faro di Punta Omo Morto (Ustica, PA), il faro di Vieste (FG), il faro di Punta Penna (Vasto, CH), il faro di Monte San Bartolo (Pesaro) e il faro di Punta Maistra (Porto Tolle, RO)[6].
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Si riporta di seguito il testo latino e la traduzione della targa posta all'esterno del vecchio faro.
«PIVS IX P.M.
optimvs et indvlgentissimvs princeps
tvrrim a fvndamentis
excitavit
et noctvrnos ignes
ad regendos navivm cvrsvs
novo artificio micantes
svperponi ivssit
cvr camill amici pvbl praef
et lavrent randi praes prov ancon
anno MDCCCLX»
Pio IX, pontefice massimo, principe ottimo ed indulgentissimo, innalzò la torre dalle fondamenta e ordinò di porvi sopra fuochi notturni, ardenti per nuovo artificio, allo scopo di dirigere la rotta delle navi, sotto la cura di Camillo Amici, prefetto delle opere pubbliche, e Lorenzo Randi, presidente della Provincia di Ancona, nell'anno 1860.
Tra il 1734 e il 1860, il faro della città fu la Lanterna, sul Molo Clementino, progettata da Luigi Vanvitelli su commissione di papa Clemente XII e poi realizzata con modifiche da Carlo Marchionni[7]. La costruzione della lanterna va inserita nel periodo della rinascita settecentesca della città, ad opera di Clemente XII e Luigi Vanvitelli. Fu bombardata durante l'assedio del 1860 e oggi ne rimane solo il basamento.


Quando fu distrutta la Lanterna, però, il suo faro era già stato disattivato, perché pochi mesi prima era entrato in funzione il faro di Monte Cappuccini, oggi detto "faro vecchio"; i lavori per la sua costruzione erano iniziati l'8 agosto 1859, per volere di papa Pio IX e su progetto di Henry Lepaute[8]; il papa aveva partecipato alla cerimonia di posa della prima pietra. Fu l'ultima opera pubblica compiuta ad Ancona sotto l'amministrazione pontificia: il 29 settembre, infatti la città entrava a far parte del Regno di Sardegna, che dopo pochi mesi diventò Regno d'Italia[9].
Il faro entrò in funzione il 10 luglio 1860 e il suo segnale era formato da un lampo bianco ogni 45 secondi, preceduto da quattro secondi di luce più tenue[10]. Nel sistema di illuminazione erano utilizzate le lenti di Fresnel di 2º ordine, da poco inventate, che permettono una grande potenza luminosa, pur avendo un volume ridotto.
Nel 1965 fu autorizzata la costruzione di un nuovo faro, a circa 200 m a sud-est rispetto al vecchio, che entrò in funzione nel 1972 ed è tuttora in uso.
Dopo una chiusura di quasi quarant'anni, la ristrutturazione del 2000 aveva dato una nuova vita alla storica torre del faro vecchio, un simbolo dimenticato della città dorica; grazie all'opera dei volontari del circolo anconitano di Legambiente, nel giro di quattro anni il faro vecchio è stato visitato da migliaia di cittadini e turisti, diventando una delle principali mete turistiche dell'intera città[11]. Ciononostante, a causa di un gradino rotto, dal 2005 non è più possibile visitare il faro vecchio. Dato che il monumento appartiene al demanio, il Comune di Ancona non può occuparsi direttamente della sistemazione della scala, per quanto l'intervento richiesto sia minimo e nonostante il faro di Ancona, nel 2003, sia stato inserito tra i monumenti da restaurare con i fondi del gioco del lotto e nonostante fosse possibile attingere ai fondi europei stanziati per il progetto "Hazard"[12]. Nel 2025, l'Agenzia del Demanio ha pubblicato un bando che offre il faro vecchio in concessione a investitori privati, enti del terzo settore e operatori vari, per poterlo riaprire e destinarlo a iniziative e attività civiche, sociali e culturali[13].
A poca distanza dalla torre del faro vecchio sorge l'edificio che ospitava la stazione radiotelegrafica della Regia Marina, che aveva un raggio d'azione di 300 km. Il 1° agosto 1904, la stazione iniziò a funzionare anche per il servizio pubblico; per questo motivo venne collegata via cavo con l'ufficio telegrafico. Sempre nello stesso anno, il 6 agosto, Guglielmo Marconi effettuò da questa stazione alcuni esperimenti sulla trasmissione delle onde radio[14].
Descrizione degli edifici
[modifica | modifica wikitesto]Torre del faro vecchio
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Il vecchio faro, alto circa 20 m, ha la forma di una torre cilindrica in mattoni, con coronamento in beccatelli e base rettangolare. Una scala a chiocciola in pietra d'Istria conduce alla sommità avvolgendosi intorno al pozzo cilindrico del peso-motore. La lanterna è stata rimossa quando il faro fu dismesso[15].
Dal terrazzo, di forma anulare, si gode una vista spettacolare sulla città, sul Golfo di Ancona, sul porto e sul mare aperto. Si possono osservare anche le due lanterne che segnalano l'ingresso al porto: quella verde posta al molo sud e quella rossa su quello nord.
Il faro era circondato dall'alloggio del sorvegliante, di cui recentemente sono stati demoliti i settori destro e sinistro; al suolo, però, rimane però traccia del loro perimetro. Si è conservato l'edificio che fu la sede della stazione radiotelegrafica della Regia Marina, che ospitò le apparecchiature usate durante l'esperimento compiuto da Guglielmo Marconi nel 1901. Nel prato che si trova nella zona retrostante all'ingresso sorge una piccola struttura cilindrica in laterizio, coperta con una cupola, che protegge l'apertura di una cisterna per l'acqua potabile, che si attingeva attraverso un'apertura laterale.
Nei pressi del faro vecchio, si trova la Batteria del Semaforo, opera dell'architetto militare Giuseppe Morando[16]; si tratta di una postazione per cannoni a difesa della città, risalente ai primi anni dopo la proclamazione del Regno d'Italia, periodo in cui Ancona era piazzaforte di prima classe del Regno d'Italia; è munita di due riservette sotterranee per le munizioni e faceva parte del fronte di difesa marittimo della città[17]. Il luogo è un punto panoramico sul porto, sul golfo, sul Duomo e sulla spiaggia sottostante la falesia di Monte Cappuccini.
Torre del faro nuovo
[modifica | modifica wikitesto]Il nuovo faro ha un'altezza di 15 m e si trova a 104 m s.l.m. Il piano focale è a 118 m.
È una torre quadrata in cemento armato con i vertici diretti quasi esattamente verso i quattro punti cardinali. Il paramento esterno ha strisce verticali grigie e bianche. La cupola della lanterna è di metallo grigio. A fianco della torre sorge l'edificio che ospita l'abitazione del farista.
L'esperimento di Guglielmo Marconi
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Nei pressi del faro vecchio, nell'edificio che ospitava la stazione radiotelegrafica della Regia Marina, è stata posta una targa per ricordare l'esperimento che qui effettuò Guglielmo Marconi tra il 6 e l'8 agosto 1904, effettuato al fine di studiare l'influenza del Sole sulla trasmissione delle onde radio e in particolare delle onde corte, evidenziando che esse hanno una migliore propagazione durante la notte[18][19]. All'esperimento assistette il ministro delle poste e telegrafi Enrico Stelluti[20].
Marconi era giunto in città il 6 agosto con la nave militare "Sardegna" e si era recato subito alla stazione radiotelegrafica di Monte Cappuccini. In previsione dell'esperimento che sarebbe stato effettuato, all'esterno della stazione erano stati installati due tralicci metallici di circa venticinque metri, adeguatamente controventati; tra i due tralicci era teso un cavo d'acciaio con degli isolatori alle estremità. Sul cavo erano stati posti diversi fili conduttori che formavano un triangolo rovesciato, dal cui vertice partiva un unico filo, che entrava nell'edificio della stazione attraverso una finestra. Dopo aver controllato il funzionamento della stazione, Marconi ne sottolineò l'ottima ubicazione[20].
La mattina del giorno seguente, Marconi, il suo assistente Kemp, il suo segretario Kershaw e due ufficiali della Regia Marina tornarono a Monte Cappuccini per preparare quanto necessario per eseguire l'esperimento previsto per la notte. Si trattennero alla stazione sino alle ore 11, quando si recarono al Casino Dorico, ritrovo culturale e mondano della nobiltà cittadina situato all'interno del Teatro delle Muse, dove il Comune aveva organizzato una serata in onore dell'ilustre scienziato. Alle ore 11:30 Marconi e i suoi collaboratori lasciarono il teatro e tornarono a Monte Cappuccini. Nella stazione radiotelegrafica, dall'una alle quattro di mattina, Marconi comunicò con la stazione di Poldhu, in Cornovaglia, distante 1 750 km. Le ripetute trasmissioni seguirono sempre lo stesso schema: tre "capito" (• • • — •), un punto fermo, venti lettere V (• • • —), un punto fermo e tre "capito" finali. L'ultima trasmissione consistette in una breve frase di saluto e nel nominativo della stazione. Tutti si meravigliarono della chiarezza e della forza dei segnali, che per di più erano stati ottenuti utilizzando dispositivi regolamentari, comunemente utilizzati dalla Marina. Il giorno successivo, 10 agosto, la trasmissione venne ripetuta sino all'alba e, man mano che si avvicinava il momento della levata del sole, i segnali si fecero più deboli, sino a divenire impercettibili ventitré minuti prima del sorgere del sole[20].
L'esperimento ebbe anche lo scopo di affinare la tecnica necessaria per evitare i disturbi (da Marconi chiamati "intrusi") tramite l'utilizzo di nuovi tipi di rilevatori e di accordatori sintonici[21].
Nel 2023, la sezione anconetana dell'Associazione Radioamatori Italiani, nella giornata dedicata a Guglielmo Marconi (il sabato precedente al 25 aprile), riattivò la postazione per commemorare l'esperimento di Ancona. La stazione amatoriale è indicata con il nominativo marconiano IY6GM. Il 4 agosto del 2004 un convegno celebrò l'esperimento marconiano e venne posta una targa commemorativa nell'edificio dell'ex stazione radiotelegrafica della Regia Marina. Dal 2012 la stazione è stata disattivata, a causa di ostacoli burocratici frapposti dalle autorità[20][22].
Si riporta il resoconto dell'esperienza fatto da Quintino Bonomo, il comandante della nave sulla quale era arrivato Marconi in città[23]:
L'esperimento che Marconi ha compiuto in Ancona ha ispirato la nascita della Sala museale contrammiraglio Guglielmo Marconi, nei locali della Biblioteca dipartimentale della Marina Militare, in via Cialdini.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Elenco dei Fari e Segnali da Nebbia, Istituto idrografico della Marina.
- ↑ ARLHS World List of Lights, su wlol.arlhs.com.
- 1 2 Colle Cappuccini, su marina.difesa.it.
- ↑ Alla pagina del sito della Marina Militare, si indicano le coordinate 43°37.4′N 13°30.9′E, che però si riferiscono ad un punto situato sulle rupi e non al faro.
- ↑ È detta portata luminosa nominale la la massima distanza alla quale è visibile la luce di un faro in condizioni in cui la visibilità meteorologica è di almeno 10 miglia nautiche.
- ↑ Fari e Segnalamenti, su marina.difesa.it.
- ↑ B. Besso, I battelli a vapore ed i fari, Treves, Milano, 1869.
- ↑ Henry Lepaute nacque a Parigi il13 maggio 1800 e morì a Le Mesnil-le-Roi il 7 novembre 1885. Fu un orologiaio francese e anche un ingegnere meccanico specializzato in fari. Discendente della famiglia di orologiai e allievo di Gustave Eiffel, fu l'orologiaio di Luigi Filippo e Napoleone III.
- ↑ Alessandro Atti, Della munificenza di sua santità Papa Pio IX, felicemente regnante., Pallotta, 1864, p. 444. URL consultato l'8 ottobre 2010.
- ↑ Stato Pontificio, Ministero del commercio e dei lavori pubblici. Disposizione 35/1860, in Raccolta delle leggi e disposizioni di pubblica amministrazione nello Stato pontificio emanate nel pontificato di papa Pio IX., 1860, Volume XIV, pp. 81-82. URL consultato l'8 ottobre 2010.
- ↑ Eventi al Faro vecchio di Ancona (PDF), su pungitopo.org.
- ↑
- Ancona, Legambiente alla Regione: "Giù le mani dal Faro Vecchio", su anconatoday.it.
- Faro del Cardeto senza restauro - persi 150mila euro di fondi europei, su cronacheancona.it.
- ↑ Raimondo Montesi, Parco del Cardeto Prime prove di rinascita, su ilrestodelcarlino.it, 12 luglio 2025.
- ↑ Gli esperimenti di Guglielmo Marconi a Monte Cappuccini, su csmi.altervista.org.
- ↑ Foto del faro vecchio quando aveva ancora la lanterna: Ancona - il faro
- ↑ Claudio Bruschi, Giuseppe Morando. Artefice del sistema difensivo di Ancona piazzaforte militare 1860 - 1868, Canonici, 2011.
- ↑ Glauco Luchetti, Ancona Piazzaforte del Regno d'Italia, Stato Maggiore dell'Esercito, 1993.
- ↑ Elettra Marconi inaugura il museo dedicato al padre Guglielmo, Il Resto del Carlino, 7 maggio 2009. URL consultato il 7 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 31 gennaio 2010).
- ↑ Relazione dell'esperimento
- 1 2 3 4
- Filippo Pacelli, La conquista dell'etere. Il genio di Guglielmo Marconi. La guida di Temistocle Clazecchi-Onesti, L'Autore Libri, 2004, ISBN 9788851704681. (È il testo che riportò l'attenzione sull'evento, del quale non si parlava più da decenni)
- La radio nacque (anche) ad Ancona: gli esperimenti di Guglielmo Marconi sul monte Cappuccini. Arriva la rievocazione, su anconatoday.it.
- IY6GM, su csmi.altervista.org.
- ↑ IY6GM, su csmi.altervista.org.
- ↑ Le stazioni radio commemorative marconiane italiane - i luoghi degli esperimenti di Guglielmo Marconi (sezione IY6GM Monte Cappuccini, pp. 24-26) (PDF), su csmi.altervista.org.
- ↑ Filippo Pacelli, La Conquista Marconi (PDF), su centrostudiportorecanati.it.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Lighthouses of Eastern Italy, su ibiblio.org.
