Esuperanzio di Ravenna

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Sant'Esuperanzio di Ravenna
Duomo di ravenna, int., altare fatto con urna di sant'esuperanzio 2.jpg
Altare fatto con l'urna di Sant'Esuperanzio nel Duomo di Ravenna

Vescovo di Ravenna

Nascita V secolo
Morte 29 maggio circa 477
Venerato da Chiesa cattolica
Ricorrenza 29 maggio

Esuperanzio (... – Ravenna, 29 maggio 477) è stato vescovo di Ravenna, venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Cenni biografici[modifica | modifica wikitesto]

La fonte principale per tracciare una biografia di Esuperanzio è il Liber pontificalis ecclesiae ravennatis di Agnello Ravennate, scritto nella prima metà del IX secolo. Secondo Agnello, Esuperanzio fu il diciannovesimo vescovo di Ravenna, successore di Neone, attestato nel 458, e predecessore di Giovanni I, l'Angelopte, consacrato nel luglio 477. Esuperanzio fu dunque vescovo di Ravenna fra queste due date, nel periodo che coincise con la conquista della città da parte di Odoacre e la successiva caduta dell'Impero romano d'Occidente (476).[1]

Agnello è conscio di non sapere molto di questo vescovo di Ravenna e quasi si scusa con il lettore per l'esiguità del suo racconto.[2] All'epoca di Esuperanzio, il suddiacono Gemello, rettore del patrimonio della Chiesa ravennate in Sicilia, edificò la basilica di Sant'Agnese[3] (distrutta nel 1938), che il vescovo dotò di oro, argento e veli sacri (paleis sacris); ancora Esuperanzio fece fabbricare, in onore di sant'Agnese, una civitatem argenteam, ossia una rappresentazione in argento della città di Ravenna, oppure, ammesso che il testo di Agnello sia corrotto, una crucem argenteam, una croce d'argento.[4]

Esuperanzio è identificato con l'anonimo vescovo menzionato nella lettera scritta da papa Simplicio nel 482 a Giovanni Angelopte; in questa lettera, il papa ricorda come il predecessore di Giovanni, ossia Esuperanzio (secondo la cronotassi di Angelo Ravennate), in un'epoca imprecisata, aveva proceduto con la forza all'ordinazione di una persona contro la sua volontà.[5] Secondo Lanzoni «cotali ordinazioni forzate non erano infrequenti in quel tempo».[6]

Secondo Agnello, Esuperanzio morì il 29 maggio (IIII kalendas iunii), probabilmente del 477, poiché il suo successore, Giovanni Angelopte, fu consacrato nel mese di luglio dello stesso anno; e fu sepolto nella basilica di Sant'Agnese, sotto una lastra di porfido nei pressi dell'altare.[7] Nel 1809 le sue reliquie furono traslate nella cattedrale di Ravenna.[8]

Errate interpretazioni e la non sempre chiara cronologia del Liber di Agnello, hanno portato ad attribuire ad Esuperanzio di Ravenna documenti coevi dove si parla di altri personaggi omonimi. Così, ne Le sagre memorie di Ravenna antica[9], Girolamo Fabbri racconta che Esuperanzio era un soldato romano iberico che, su suggerimento di san Girolamo, si diede alla vita ascetica; divenne vescovo di Osma e fu trasferito a Ravenna nel 385, dove morì nel 418. Questa cronologia è fatta propria anche da Ughelli, che pone l'episcopato di Esuperanzio dal 398 al 418.[10] Alla fine del Settecento Giuseppe Luigi Amadesi pubblicò una sua cronologia dei vescovi ravennati[11], ponendo il governo di Esuperanzio dal 425 al 430; la medesima cronologia è fatta propria da Cappelletti[12] e da Gams[13]. «Questo tentativo di anticipare di oltre settant'anni l'episcopato di Esuperanzio è assolutamente infondato».[14]

Culto[modifica | modifica wikitesto]

All'epoca di Agnello, Esuperanzio era già venerato come santo, come attesta una lastra lapidaria attribuita al IX secolo e dove il vescovo ravennate è ricordato con queste parole:

(LA)

« Hic requiescit in pace
corpus sancti Exuperantii
pontificis et confessoris atque archiepiscopi
Sancte Ravennatis aecclesie
. »

(IT)

« Qui riposa in pace
il corpo di sant'Esuperanzio
pontefice e confessore e arcivescovo
della santa Chiesa ravennate. »

(Testi Rasponi, Liber pontificalis ecclesiae ravennatis, p. 89.)

La data del 29 maggio riportata da Agnello fu corretta da calendari ravennati posteriori in 30 maggio (III kalendas iunii), come documenta, per esempio, l'Effemeride sacra et istorica di Ravenna antica di Girolamo Fabbri[15] La stessa data del 30 maggio appare nel Martirologio Romano fino alla riforma liturgica[16] dopo il concilio Vaticano II, che riportò la festa di sant'Esuperanzio al 29 maggio. Il martirologio lo ricorda con queste parole:

« A Ravenna sant'Esuperanzio, vescovo, che governò con prudenza questa Chiesa, al tempo in cui il re Odoacre si impadronì dell'Italia e della città »

(Martirologio Romano)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pietri, p. 731. Lucchesi, col. 101.
  2. ^ Liber pontificalis ecclesiae ravennatis; ed. Testi Rasponi, p. 89, 10-11; ed. Holder-Egger, p. 297, 6-7.
  3. ^ Secondo Testi Rasponi (p. 88, nota 7), questa informazione riportata da Agnello fu presa da una epigrafe, che probabilmente però non si riferiva alla costruzione della basilica di Sant'Agnese, ma alla sua ristrutturazione nel secolo successivo, all'epoca del vescovo Massimiano; Gemello fu presumibilmente un praepositus fabricae, un sovraintendente alla ricostruzione della basilica.
  4. ^ Liber pontificalis ecclesiae ravennatis; ed. Testi Rasponi, p. 88, 4-7; ed. Holder-Egger, p. 297, 1-4. Pietri, p. 732.
  5. ^ Pietri, pp. 731-732. Lucchesi, col. 102.
  6. ^ Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), vol. II, Faenza 1927, p. 753.
  7. ^ Liber pontificalis ecclesiae ravennatis; ed. Testi Rasponi, p. 91, 29-31; ed. Holder-Egger, p. 297, 26-28. Pietri, p. 732. Lucchesi, col. 102.
  8. ^ Lanzoni, Le diocesi d'Italia…, p. 754. Lucchesi, col. 102.
  9. ^ Venezia 1664, pp. 67-69 e 418.
  10. ^ Ferdinando Ughelli, Italia sacra, vol. II, seconda edizione, 1717, col. 331.
  11. ^ In Antistitum Ravennatum Chronotaxim... disquisitiones perpetuae, vol. I, Faentiae 1783, pp. 106-120.
  12. ^ Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. II, Venezia 1844, pp. 28-29.
  13. ^ Series episcoporum Ecclesiae Catholicae, Monaco 1873, p. 716.
  14. ^ Lucchesi, coll. 101-102. Vedere la critica di Testi Rasponi alla cronologia di Amadesi: Liber pontificalis ecclesiae ravennatis, p. 30, nota 9.
  15. ^ Venezia 1675, pp. 147-148.
  16. ^ Martirologio romano, quarta edizione italiana, Libreria Editrice Vaticana 1955, p. 133.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Vescovo di Ravenna Successore BishopCoA PioM.svg
Neone dopo il 458 - maggio 477 Giovanni I Angelopte