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Epitaffio di Sicilo

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Epitafio di Sicilo

L'Epitaffio di Sicilo' è un documento musicale dell'antica Grecia. Esso è costituito da 12 righe di testo, di cui 6 accompagnate da notazione alfabetica di una melodia musicale frigia, scolpite su una stele funeraria di marmo. La sua datazione varia dal II secolo a.C. al I secolo d.C. e per questo può essere considerato il più antico brano musicale ancora esistente.[1][2][3]

Fu ritrovato in Anatolia nel 1883, posto sopra una tomba. Fu conservato nel museo di Smirne fino al 1922, dopodiché andò perduto durante la guerra greco-turca in Asia Minore, però ritrovato dopo, usato da una donna nel suo giardino; ora è nel Museo nazionale danese.

Sebbene ci siano pervenute musiche addirittura antecedenti, come gli Inni delfici, questo documento è di un'importanza unica, giacché si tratta del più antico brano completo, seppur breve, a noi pervenuto. Gli inni sopra citati, infatti, sono costituiti da semplici frammenti e non abbiamo abbastanza materiale da creare una ricostruzione filologica attendibile.

Epigramma[modifica | modifica wikitesto]

La prima parte dell'epitaffio è:

« ΕΙΚΩΝ Η ΛΙΘΟΣ
ΕΙΜΙ · ΤΙΘΗΣΙ ΜΕ
ΣΕΙΚΙΛΟΣ ΕΝΘΑ
ΜΝΗΜΗΣ ΑΘΑΝΑΤΟΥ
ΣΗΜΑ ΠΟΛΥΧΡΟΝΙΟΝ »

Traslitterato in caratteri latini:

« Eikṑn hē líthos
eimí; títhēsí me
Seíkilos éntha
mnḗmēs athanátou
sêma polychrónion »

Tradotto in italiano:

« Un'immagine, [io,] la pietra,
sono; mi pone
qui Sicilo,
segno durevole
di un ricordo immortale »

Melodia e testo[modifica | modifica wikitesto]

In questa ricostruzione della stele funeraria si possono notare, tra le righe del testo, delle indicazioni per la melodia. In particolare, i trattini posti sopra le parole riguardano la lunghezza delle sillabe.

La ricostruzione della stele

Il che, tradotto in notazione moderna, dà questo risultato:

La melodia dell'epitaffio


Di seguito, il testo dell'epitaffio in greco, la traslitterazione e la traduzione italiana:

« Ὅσον ζῇς φαίνου·
μηδὲν ὅλως σὺ λυποῦ·
πρὸς ὀλίγον ἐστὶ τὸ ζῆν.
τὸ τέλος ὁ χρόνος ἀπαιτεῖ. »
« Hóson zêis, phaínou:
mēdèn hólōs sỳ lypoû;
pròs olígon estí tò zên
tò télos ho chrónos apaiteî. »
« Finché vivi, mostrati al mondo,
non affliggerti per nulla:
la vita dura poco.
Il tempo esige il suo tributo. »

Il brano si conclude con l'invocazione Seikilos eu ter ze «Sicilo bene tre volte viva».

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La prima edizione discografica, in ambito archeomusicologico, in cui compare l'Epitaphe de Seikilos è quella realizzata dall'ATRIUM MUSICAE DE MADRID diretta da Gregorio Paniagua. Il titolo di questo progetto, pubblicato nel 1979 dall'etichetta francese Harmonia Mundi, è "Musique de la Gréce Antique".

La prima esecuzione della linea melodica dell'epitaffio di Sicilo, in ambito esterno all'archeomusicologia, lo troviamo in un brano del 1988 pubblicato per la Virgin nella collana Stile Libero. Il brano in questione è il "Canto degli Uccelli" contenuto nell'LP "Un Lungo Cammino" del compositore e flautista italiano Gerardo Cardinale. Il gruppo musicale progressive italiano Area ha inciso nell'album "Live 2012" una propria rielaborazione in chiave jazz rock dell'Epitaffio, denominata "La Canzone di Seikilos".

Note[modifica | modifica wikitesto]

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