Enrico Cavalli

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La Lizzìn, olio su tela (1885-1886)

Enrico Cavalli (Santa Maria Maggiore, 5 novembre 1849Santa Maria Maggiore, 28 febbraio 1919) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del pittore Carlo Giuseppe e di Francesca Motta, si trasferisce da Santa Maria Maggiore (Val d'Ossola) in Francia al seguito della famiglia nel 1855. A Lione, dove vive per dieci anni dopo i primi tre anni passati a Grenoble, si iscrive all'Accademia di Belle Arti, dove segue gli insegnamenti del maestro Joseph Guichard ed entra in contatto con altri protagonisti della scena artistica come Auguste Ravier, François Vernay, Louis Carrand e Jean Seignemartin. Lo scoppio della guerra franco-prussiana induce la famiglia Cavalli a trasferirsi dapprima a Parigi, quindi a Marsiglia, dove Enrico incontra e frequenta Adolphe Monticelli, i cui insegnamenti in materia di luce e colore avranno grande influenza sul giovane pittore italiano. La produzione pittorica di questo periodo rimane perlopiù sconosciuta, tuttavia sappiamo che due ritratti del Cavalli vengono accettati dal Salon di Parigi del 1881 e particolarmente apprezzati dal critico de L'Illustrazione Italiana.[1]

La famiglia Cavalli fa ritorno a Santa Maria Maggiore, dove Carlo Giuseppe ed Enrico insegneranno presso la locale scuola d'arte Rossetti Valentini[2] dal 1881 fino al 1892. Enrico riesce a stimolare e coinvolgere i suoi allievi – tra i quali si distingueranno Carlo Fornara, Giovanni Battista Ciolina, Gian Maria Rastellini, Maurizio Borgnis e Lorenzo Peretti Junior – attraverso lo studio dei grandi maestri e l'esperienza pratica en plein air, secondo le regole della modernità apprese in Francia.[3]

L'esperienza didattica di Enrico Cavalli nella piccola accademia vigezzina si interrompe bruscamente alla morte del padre, titolare della cattedra, nel 1892. La Commissione Amministrativa della scuola bandisce un concorso per la sostituzione di Carlo Giuseppe Cavalli senza tenere conto dell'esperienza decennale del figlio, il quale, in segno di protesta, si defila. Accompagnato in un primo tempo da Fornara e Peretti Junior, l'ex insegnante riparte per la Francia, iniziando un percorso tormentato di spostamenti che lo vedranno vagare fino al ritorno in patria, nel 1901, quando accetta un incarico provvisorio di insegnante presso la Rossetti Valentini, da cui verrà comunque sospeso e non riammesso dopo la fine dell'anno scolastico. Seguono altri quindici anni di lavori su commissione, restauri e lezioni private fra Italia e Francia. Solo nel 1917, appoggiato da alcuni notabili di Santa Maria Maggiore, l'artista si vede assegnata una cattedra da titolare presso la scuola Rossetti Valentini, in cui insegnerà fino alla morte.[4]

Nel 1946, su iniziativa di Carlo Fornara e del mecenate Amedeo Catapano, venne posta sulla facciata della Rossetti Valentini una lapide commemorativa e dai toni polemici verso chi aveva voluto impedire al Cavalli di succedere al padre come direttore della scuola[5]. Sempre nel 1946, il Comune di Santa Maria Maggiore dedica a Enrico Cavalli la via in cui si trova la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini.

Mostre[modifica | modifica wikitesto]

  • "Una scuola di pittura in Val Vigezzo: 1881-1919": Torino/Novara, 1990
  • "Paesaggi dell'Ottocento. Verso la luce"[6]: Riva del Garda, 2010
  • "Le soglie della natura": Arco di Trento, 2010
  • "Alessandro Poscio, collezionista appassionato": Domodossola, 2014
  • "Carlo Fornara e il ritratto vigezzino"[7]: Domodossola, 2015

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Il Salon di Parigi", Illustrazione Italiana 12 giugno 1881, pag. 375
  2. ^ Scuola di Belle Arti "Rossetti Valentini"
  3. ^ In una breve autobiografia pubblicata sulla rivista Convivium, n. 4 del 1947, Fornara scrisse di Enrico Cavalli: «Ebbi la fortuna di avere nella Scuola di Belle Arti di S. Maria a mio primo maestro il grande pittore Enrico Cavalli. Egli aveva studiato pittura nell'accademia di Lyon, diretta allora da Guichard, collaboratore di Delacroix nella decorazione della Sala d'Apollo al Louvre; e in seguito rimase in Francia, lavorando a contatto dei grandi maestri che erano alla testa del movimento artistico mondiale; così in quell'umile scuola sperduta tra i monti venne impartito un insegnamento, in cui vi erano i germi di quel rinnovamento artistico, che costituì il fatto più importante dell'arte moderna. Il Cavalli, mirabile colorista, sviluppò in me il senso dell'armonia del colore, la comprensione delle bellezze naturali e mi iniziò all'indagine del fenomeno luminoso. Con linguaggio fervido e colorito mi parlava dei grandi maestri (...) A quelle parole ardenti io, che non ero mai uscito dalla valle, sentivo la mente riempirsi di meravigliose visioni, che raddoppiavano il mio amore per l'arte. (...) Più tardi, venuto a conoscenza delle ricerche di Cézanne (la petite sensation) mi stupì il constatare che quando il pittore d'Aix era ancora ignoto e poco apprezzato, nella piccola scuola di S. Maria si camminava già per quella via ove più tardi, torbido e fragoroso, si rovesciò il torrente dei così detti pittori d'avanguardia.»
  4. ^ In una lettera scritta per l'inizio dell'anno scolastico 1932/33, poi pubblicata sul settimanale "Eco-Risveglio Ossolano" dell'11 marzo 1993, Carlo Fornara scriveva del vecchio maestro: «Non conosco altri, se non forse il Fontanesi con il quale ha molti punti di contatto, che nell'insegnamento abbia portato un metodo così efficace e originale e così tanto amore. (.. ) Egli amò confondersi con gli allievi dipingendo, a dichiarazione delle sue teorie, con essi gli stessi modelli. Nella scuola era un compagno che (..) suscitava rispetto perché aveva visto per il vasto mondo meraviglie di Arte che sapeva agli attoniti giovani ascoltatori descrivere con parola brillante colorita, suscitando affascinanti visioni. (...) Così merce' sua questa Scuola da un luogo di esercitazioni calligrafiche salì alla dignità di un santuario di pura Arte, e fu merito suo se nei cenacoli artistici milanesi si parlava con curiosità e ammirazione di una misteriosa e portentosa scuola d'Arte perduta tra i monti ove un professore prodigioso iniziava i giovani all'Arte, ed era la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini.»
  5. ^ Il testo della lapide recita: «Mirabile esempio di puro amore per l'arte in travagliata vita, il pittore Enrico Cavalli, nato a Santa Maria Maggiore il 5/11/1849, emigrato fanciullo con la famiglia in Francia, là, sotto insigni maestri, diventava egli stesso un maestro, per qui tornare nel 1881 a crearvi le sue opere più belle e insegnare in questa Scuola, elevandola a tanta dignità da richiamarvi anche gli stranieri, ma incomprensione e malevolenza lo allontanavano per lasciarlo morire il 29 febbraio 1919, solo, misero, misconosciuto. Questa lapide a tarda riparazione e perenne memoria, discepoli e ammiratori del suo genio posero.»
  6. ^ Mostra "Paesaggi dell'Ottocento. Verso la luce" del MAG - Museo Alto Garda
  7. ^ Mostra "Carlo Fornara e il ritratto vigezzino" della Fondazione Poscio

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Enrico Cavalli e la pittura vigezzina", Guido Cesura, ed. Colombi, Pero, 1974
  • "Scuola di belle arti Rossetti Valentini in Santa Maria Maggiore. Vicende e contributi alla pittura vigezzina nel centenario della fondazione", Davide Ramoni, tip. S. Gaudenzio, Novara, 1978
  • "Una scuola di pittura in Val Vigezzo: 1881-1919. Carlo Giuseppe ed Enrico Cavalli, Giovanni Battista Ciolina, Carlo Fornara" Dario Gnemmi, Marco Rosci, Enzo De Paoli, Anna Gelli, Gianni Pizzigoni, ed. Il Quadrante, Torino, 1990
  • "Enrico Cavalli pittore", Guido Cesura, ed. Grossi, Domodossola, 1993
  • "La scuola di belle arti Rossetti Valentini in Santa Maria Maggiore", Francesco Ferrari, ed. Grossi, Domodossola, 1999
  • "Monticelli e la scuola di Enrico Cavalli", Dario Gnemmi, ed. Madame Webb, Domodossola, 2006
  • "Vigezzini di Francia. Pittura d'alpe e d'Oltralpe tra Otto e Novecento in Valle Vigezzo", Dario Gnemmi, ed. Skira, Milano, 2007
  • "Paesaggi dell'Ottocento. Verso la luce" Giovanna Nicoletti, ed. Temi, Trento, 2009
  • "Le soglie della natura" Giovanna Nicoletti/Dario Gnemmi, ed. Grafica 5, Arco di Trento, 2010
  • "Appassionata incompetenza. I primi cinquant'anni della collezione Poscio" Davide Brullo, ed. Madame Webb, Domodossola, 2011

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