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Domenica di sangue di Altona

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Domenica di sangue di Altona
parte dell'ascesa al potere di Adolf Hitler
Cartina del luogo degli incidenti
Data17 luglio 1932
LuogoAltona, Stato Libero di Prussia
CausaDefilamento corteo di SA ed SS
Schieramenti
KPD civili astantiBandiera delle Squadre d’azione SA
Bandiera della SS SS
Effettivi
n.d.n.d.≅ 7 500
Perdite
15 arrestati
di cui 4 giustiziati
16 civili uccisi2 SA uccise
fonti citate nel corpo del testo
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La domenica di sangue di Altona (in tedesco Altonaer Blutsonntag) del 17 luglio 1932, fu un violento scontro che causò 18 morti e 285 feriti tra i circa 7 500 membri delle Sturmabteilung (SA), le Schutzstaffel (SS) dello NSDAP, la polizia, civili astanti e i sostenitori del Partito Comunista di Germania (KPD), nella località omonimia, oggi incorporata da Amburgo ma allora parte dello Schleswig-Holstein, in Prussia. Tale incidente fu usato dal governo del cancelliere Franz von Papen e dal presidente del Reich Hindenburg, come scusa per deporre, nel cosiddetto "Colpo di Stato in Prussia" del 20 luglio 1932, il governo prussiano in carica per mezzo di un decreto di emergenza.[1][2][3][4][5]

Il 16 giugno 1932 il governo Papen, al fine di manifestare la propria gratitudine al Partito Nazionalsocialista per aver tollerato il loro gabinetto di minoranza, revocò il divieto imposto alle SS e alle SA dal governo del cancelliere del Reich Heinrich Brüning nell’aprile dello stesso anno. Ciò alimentò l’aspettativa che la campagna elettorale per le elezioni del Reichstag del 31 luglio sarebbe stata segnata da gravi scontri. Nell’arco di un mese si registrarono 99 morti e 1.125 feriti in tutta la Germania, principalmente in seguito a conflitti tra nazionalsocialisti e comunisti.[6] Nello Schleswig-Holstein, cui apparteneva Altona, nei primi giorni di luglio due socialdemocratici e due comunisti furono uccisi dai nazionalsocialisti.

Per il 17 luglio il capo della polizia di Altona, Otto Eggerstedt, membro del Partito Socialdemocratico di Germania (SPD), autorizzò una marcia dimostrativa di 7 500 uomini delle SA in uniforme provenienti da tutto lo Schleswig-Holstein, che avrebbe attraversato il tortuoso centro storico di Altona. Poiché la città aveva una popolazione operaia a maggioranza comunista o socialdemocratica, era conosciuta localmente come “l’Altona rossa” e “la piccola Mosca”. I comunisti considerarono la marcia nei quartieri operai come una provocazione. Nonostante la situazione minacciosa, né Eggerstedt né il suo vice si trovavano ad Altona il giorno della manifestazione. Anche il loro superiore, il presidente del distretto dello Schleswig, non aveva inviato alcun alto funzionario di polizia sul posto.

La domenica di sangue

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Il 17 luglio 1932, a partire dalle ore 12:30, i partecipanti si radunarono nell’area compresa tra la stazione ferroviaria di Altona e il municipio. Intorno alle 15:00 la marcia, composta da circa 7 500 partecipanti, si avviò in direzione dei quartieri di Ottensen e Bahrenfeld. Verso le 16:30 il corteo raggiunse il centro storico di Altona, per poi inoltrarsi nel denso quartiere operaio.

Pietra commemorativa della domenica di sangue di Altona all’Emil-Wendt-Park.

Poco prima delle 17:00, nell’area corrispondente all’odierno Emil-Wendt-Park (rinominato di recente dal precedente Walter-Möller-Park),[7] si verificò uno scontro tra la folla assiepata lungo la strada e i membri delle SA appartenenti al 1º e 2º Sturm di Altona (uno Sturm era composto da 3-4 plotoni). Le SA si lanciarono nella via di Große Johannisstraße e iniziarono a picchiare coloro che avevano lanciato oggetti contro il corteo.

Le forze di polizia intervenute non furono in grado di separare i due schieramenti, neppure dopo l’arrivo di rinforzi dalla vicina polizia di Amburgo. Quando i marciatori delle SA stavano per riformare le file, furono esplosi colpi d’arma da fuoco che uccisero due membri delle SA.[8] Secondo le autorità di polizia, si presumeva che gli agenti e la colonna in marcia fossero bersagliati da colpi provenienti da tetti e finestre. La polizia spinse quindi i marciatori delle SA verso la stazione ferroviaria e richiese ulteriori rinforzi alla polizia di Amburgo, che giunsero tra le 17:30 e le 18:00.

In base alle proprie dichiarazioni, gli agenti dispersero i presenti dalle strade, intimarono la chiusura delle finestre e spararono contro presunti aggressori e presunti tiratori appostati sui tetti. In quel momento nell’area non erano più presenti uomini delle SA e delle SS. A partire dalle 17:40 la polizia di Altona effettuò perquisizioni domiciliari nella zona e arrestò circa 90 persone. Alle 18:45 si verificarono ulteriori sparatorie e, secondo il rapporto di polizia, alle 19:00 “la calma fu ristabilita”. Nel corso degli eventi 16 residenti della zona furono uccisi da proiettili della polizia.[9]

La targa nera presso la chiesa di St. Trinitatis ad Amburgo recita: "La confessione di Altona del 1933. Durante una manifestazione della SA nazionalsocialista il 17 giugno 1932 vi furono morti e feriti. Questa “domenica di sangue di Altona” fu l’occasione per il “Messaggio e confessione dei pastori di Altona nella tribolazione e nella confusione della vita pubblica”, letto in questa chiesa l’11 gennaio 1933. In esso 21 pastori si opposero all’influenza dei partiti politici sulla predicazione della Chiesa, alla divinizzazione dello Stato e alla mentalità di guerra civile, e invocarono un ordine politico e sociale fondato sul Vangelo."

All’inizio degli scontri, i colpi partirono sia dalle SA che dai comunisti.[10] Tra gli storici, l’ipotesi maggioritaria è che i colpi che causarono la morte dei due membri delle SA siano stati sparati dai comunisti. Le morti degli altri sedici individui furono, secondo indagini successive, attribuite a proiettili provenienti dai fucili d’ordinanza della polizia. Grazie al partigiano francese Léon Schirmann, che nel 1992 rivalutò gli atti relativi alla domenica di sangue di Altona, si è stabilito che i proiettili fatali provenivano in realtà dalle pistole della polizia. Non è mai stata trovata alcuna prova che i residenti in protesta abbiano aperto il fuoco.[11]

Tre giorni dopo, il 20 luglio 1932, il cancelliere del Reich Franz von Papen utilizzò gli eventi di Altona come giustificazione per il colpo di Stato prussiano (in tedesco Preußenschlag), con il quale il governo di minoranza prussiano, dimissionario ma ancora in carica a titolo provvisorio, fu deposto e la costituzione democratica del Libero Stato di Prussia fu sospesa.[3]

I pastori luterani di Altona risposero alla domenica di sangue con il "Messaggio e confessione dei pastori di Altona nella tribolazione e nella confusione della vita pubblica". Questa dichiarazione, ideata principalmente da Hans C. Asmussen, fu pubblicata e letta dai pulpiti l’11 gennaio 1933. La cosiddetta Confessione di Altona, affermava che la Chiesa non dovesse entrare in alcuna alleanza nelle lotte politiche, è considerata un importante precursore della più celebre Dichiarazione di Barmen del 1934, adottata dai cristiani che si opposero al movimento dei cristiani tedeschi, favorevoli al nazionalsocialismo.[12]

Procedimenti giudiziari

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Le indagini successive agli eventi furono condotte dalla polizia e dall’autorità giudiziaria esclusivamente nei confronti dei sospetti comunisti e produssero risultati pressoché nulli. Dopo l’ascesa al potere dei nazionalsocialisti, la magistratura dello Stato nazista avviò i cosiddetti processi per la “domenica di sangue”. Tali procedimenti si basarono su indagini unilaterali e su prove, perizie e testimonianze di testimoni in parte falsificate.[13]

Nel primo processo, svoltosi dall’8 maggio al 2 giugno 1933, quattro degli imputati, Bruno Tesch, Walter Möller, Karl Wolff e August Lütgens, classificati come comunisti, furono condannati a morte dalla Sezione speciale del Tribunale distrettuale di Altona, istituita da esponenti della magistratura nazionalsocialista.[14] Il presidente del Tribunale speciale nel corso del processo fu Johannes Block.[15] La condanna fu eseguita tramite decapitazione il 1º agosto 1933 nel cortile dell’edificio, oggi sede del Tribunale distrettuale di Altona. Si trattò delle prime esecuzioni “a motivazione politica” nel Terzo Reich.[16]

Gli altri undici imputati furono condannati a pene detentive, alcune di lunga durata, tra cui Emil Wendt, condannato a dieci anni di reclusione.[17] Al termine della pena, Wendt fu trasferito nella prigione di Waldheim, in Sassonia, dove fu assassinato il 26 ottobre 1944. In totale, tra il 1933 e il 1935 si svolsero sei processi collegati alla domenica di sangue di Altona.[senza fonte]

Riesame giudiziario

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Targa commemorativa per August Lütgens, Walter Möller, Karl Wolff e Bruno Tesch nel luogo della loro esecuzione dietro il Tribunale distrettuale di Altona.

Fu solo nel 1992, dopo che Léon Schirmann rivalutò i fascicoli processuali conservati negli archivi del tribunale di Schleswig, che la domenica di sangue di Altona tornò a essere oggetto di esame dinanzi al Tribunale regionale di Amburgo.

Schirmann accertò che non vi erano stati colpi d’arma da fuoco provenienti da tetti o piani superiori, che nessun tiratore comunista era stato arrestato e che durante le perquisizioni domiciliari non erano state rinvenute armi. Inoltre, la polizia non aveva subito né morti né feriti. Tra le vittime non figuravano cecchini: tutti i 16 deceduti erano cittadini di Altona estranei alle manifestazioni, uccisi da proiettili della polizia.[4]

A novembre 1992, il tribunale riconobbe la falsificazione delle prove nei processi e annullò le condanne a morte inflitte ai quattro presunti responsabili. Essi furono così ufficialmente riabilitati come vittime del regime nazionalsocialista. I poliziotti che avevano sparato i colpi fatali non furono identificati, né lo furono gli autori degli omicidi dei due membri delle SA all’inizio degli scontri. Le sentenze dei tre processi successivi non sono state annullate.[13]

Il riesame del 1990 si collocò all’interno di un più ampio processo di confronto con la giustizia del periodo nazionalsocialista. Il caso della domenica di sangue di Altona divenne un esempio significativo dell’uso politico dei tribunali speciali e offrì nuove basi per la ricerca storica e giuridica sulle modalità con cui la magistratura del Terzo Reich aveva operato negli anni 1930.

Nella cultura di massa

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Nel 1951 il regista tedesco Falk Harnack realizzò il film Das Beil von Wandsbek (La scure di Wandsbek), tratto dall’omonimo romanzo di Arnold Zweig e ispirato agli eventi della domenica di sangue di Altona. La pellicola affronta il tema della strumentalizzazione politica e della repressione violenta nel periodo nazionalsocialista, evidenziando le conseguenze morali e sociali derivanti dal coinvolgimento dei singoli nella macchina del regime. L’opera, censurata poco dopo la sua uscita per le sue implicazioni critiche, è considerata una delle prime rappresentazioni cinematografiche della tragedia di Altona.[18]

  1. (DE) 1932: Der Altonaer Blutsonntag, in NDR Television, 31 luglio 2010. URL consultato il 30 settembre 2025.
  2. (DE) Ursula Büttner, Der Altonaer Blutsonntag oder das Ende der Weimarer Republik, su Geschichtsbuch Hamburg. URL consultato il 30 settembre 2025.
  3. 1 2 (DE) Wolfgang Scheuermann-Peilicke, Der "Preußenschlag" 1932, su Lebendiges Museum Online, Deutsches Historisches Museum, 14 luglio 2021. URL consultato il 29 settembre 2025.
  4. 1 2 (DE) Dirk Gerhardt, Altonaer Blutsonntag 1932: Massaker unter Zivilisten, in Der Spiegel, 13 luglio 2012. URL consultato il 29 settembre 2025.
  5. (DE) Altonaer Blutsonntag: Willkommener Anlass zum „Preußenschlag, su Die Welt, 15 luglio 2016. URL consultato il 30 settembre 2025.
  6. Eyck 1964, p. 502
  7. Schirmann 1995, p. 13
  8. Schirmann 1995, p. 11
  9. Breloer e Königstein 1982, p. 22
  10. Schmid 2005, p. 53
  11. (DE) Naomi Bruhn, Erinnerung an den „Blutsonntag“: Als in „Klein-Moskau“ Schüsse fielen, in Die Tageszeitung, 30 luglio 2018. URL consultato il 29 settembre 2025.
  12. Resistance!? Protestant Christians under the Nazi Regime, su en.evangelischer-widerstand.de. URL consultato il 29 settembre 2025.
  13. 1 2 (DE) Cornelia Kerth, Altonaer Blutsonntag – Vereinigung der Verfolgten des Naziregimes, su Das Jahr 1933. URL consultato il 29 settembre 2025.
  14. Bohn e Danker 1998, pp. 139–165
  15. Becker 2014, p. 86
  16. Bohn e Danker 1998, p. 17
  17. Breloer e Königstein 1982, p. 54
  18. (EN) Das Beil von Wandsbek, su IMDb. URL consultato il 29 settembre 2025.

Voci correlate

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Altri progetti

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