Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo

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La direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (conosciuta anche come "Cooperazione italiana allo sviluppo") è l'organo del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale che si occupa di coordinare, gestire ed realizzare tutte le attività internazionali dello stato italiano nell'ambito del sostegno ai paesi in via di sviluppo e sottosviluppati, gestendo i fondi destinati a tali scopi.

Questi obiettivi vengono raggiunti attraverso l'erogazione di aiuti economici e finanziari che sostengono principalmente lo sviluppo del sistema sanitario, infrastrutturale, educativo ed imprenditoriale di queste aree.

Inoltre coordina ed attua tutti gli interventi umanitari di emergenza e gli aiuti alimentari nelle zone in cui opera, promuove programmi a tutela delle donne e dei minori e del lavoro minorile, intrattiene i rapporti con le ONG italiane e con i soggetti interessati dalle attività di cooperazione. Il Direttore generale è

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La direzione generale viene istituita dall'articolo 10 della Legge 49/87 che riunificava in un unico soggetto le attività svolte dal "dipartimento per la cooperazione allo sviluppo", nato nel 1979, e dal "Fondo aiuti italiani", costituito nel 1985 con una dote di 1900 miliardi di lire allo scopo di assicurare "la sopravvivenza di almeno tre milioni di persone minacciate dalla fame, dalla denutrizione, dal sottosviluppo" nell'Africa subsahariana.

Nel 1994 è stata istituita una commissione parlamentare d'inchiesta sull'attuazione della politica di cooperazione con i paesi in via di sviluppo (legge 17 gennaio 1994, n. 46, prorogata dalla legge 6 novembre 1995, n. 465). Essa aveva il compito di accertare le modalità di gestione dei fondi pubblici destinati alla cooperazione e allo sviluppo, di indicare in una relazione presentata alle Camere le possibili modifiche legislative e regolamentari per una corretta gestione e un più efficace controllo nell'uso dei fondi per la cooperazione e lo sviluppo, e di accertare altresì i criteri e le modalità di intervento degli organismi finanziari operanti nell'ambito della cooperazione e lo sviluppo. La Commissione, composta da venti senatori e venti deputati, è stata presieduta dal senatore Carmine Mensorio, dimessosi il 27 luglio 1995, e successivamente dall'onorevole Fiorello Provera, eletto il 13 settembre 1995.[1].

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La direzione generale si compone di 12 uffici e si articola in:

  • Direzione centrale per la programmazione degli interventi di cooperazione;
  • Direzione centrale per gli affari generali e amministrativi della cooperazione;
  • Unità tecnica centrale, da cui dipendono le unità tecniche locali distaccate presso la zona designata di intervento.

Fondi[modifica | modifica wikitesto]

La legge finanziaria ha quantificato nel 2011 in 228 milioni di euro[2] lo stanziamento a favore della cooperazione italiana, di cui:

  • 110 milioni a disposizione per nuovi interventi
  • 49 milioni di euro a titolo di contributo obbligatorio da elargire a istituti ed organismi internazionali
  • 48.54 milioni per impegni pregressi
  • 21 milioni le spese di funzionamento e per contenziosi
  • 1 milione per opere di sminamento umanitario

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Commissione sull'attuazione della politica di cooperazione con i paesi in via di sviluppo 1994 - 1996 / Commissioni parlamentari d'inchiesta / Archivi del periodo repubblicano...
  2. ^ Copia archiviata (PDF), su cooperazioneallosviluppo.esteri.it. URL consultato l'11 febbraio 2013 (archiviato dall'url originale il 26 marzo 2014).

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]