Dinomene il Giovane

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Dinomene, o Deinomane o Deinomene (in greco antico: Δεινομένης, V secolo a.C.; ... – ...), è stato tiranno di Aitna dal 470 a dopo il 465 a.C.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Alberi genealogici dei tiranni di Siracusa.

Era figlio di Gerone I e nipote di Dinomene il Vecchio, fondatore della dinastia dei Dinomenidi. Nel 476 a.C. il tiranno di Syrakousai conquistò Katane. Dopo aver esiliato tutti gli abitanti a Leontinoi e averla ripopolata con nuovi coloni siracusani e greci, la ribattezzò Etna e nel 470 a.C. la affidò al figlio, Dinomene appunto, che fu probabilmente affidato da Gerone allo zio Polizelo.

Nel periodo in cui il siracusano governò la città, Eschilo forse visitò Etna e compose la tragedia (oggi perduta) chiamata Le Etnee.

Dinomene compì un viaggio in Grecia[1] in rappresentanza del padre per consegnare ad Olimpia i doni che il tiranno aretuseo aveva vinto nelle precedenti olimpiadi e li dedicò alla divinità greca con un epigramma che così recitava:

«O Giove Olimpio, avendo, vinto Gerone nel tuo venerando combattimento una volta con le carrette, e due volte con un caval solo, ti fa questi doni.[2]»

Quando il padre Gerone morì, Dinomene fece trasportare il corpo da Catania a Siracusa e qui vi fece costruire un degno sepolcro che fu onorato da tutti i suoi sudditi. Nel 466 a.C. Dinomene, in veste di tiranno del regno catanese lasciatogli dal padre, entrò in contrasto con suo zio Trasibulo, il quale voleva riaffermare la potenza siracusana sulle terre etnee.

Nel 465 a.C. Trasibulo fu vittima della rivoluzione che scaturì nella città aretusea e che portò alla riaffermazione della democrazia e al suo esilio verso Locri.

È certo che Dinomene fosse ancora vivo e probabilmente esposto al potere sociale, poiché Aristotele ci informa che durante la concitata fase rivoluzionaria, le fazioni siracusane si divisero e una grande parte di esse, composta da circa 10.000 cittadini ex-mercenari devoti alla tirannide che aveva dato loro il diritto di cittadinanza, appoggiati da chi ricordava positivamente il regno di Gelone, proposero di mettere a capo di Siracusa il figlio di Gerone I, nonché nipote di Dinomene di Gela, Dinomene di Catania[3].

Trionfò infine la fazione democratica che stabilì sulle orme ateniesi il concetto di governo democratico oligarchico. Non si ebbe più alcuna notizia su Dinomene. Poco tempo dopo la fine della rivoluzione iniziò la guerra della Sinteleia che coinvolse le città siciliane guidate da Ducezio il re di Siculi, il quale voleva riportare in auge la cultura sicula e porre fine al dominio siceliota.

Tra le terre coinvolte nelle battaglie siciliane vi furono Aitna e Katane, reame di Dinomene, liberate dal potere aretuseo dopo l'intervento di Ducezio. Le cronache non riportano in questa occasione il nome di Dinomene, per cui non può dirsi con certezza se vi prese parte o meno e quando ebbe termine il suo governo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Dinòmene, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 20 dicembre 2015.