David Popper

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David Popper

David Popper (Praga, 16 giugno 1843Baden, 7 agosto 1913) è stato un compositore e violoncellista ceco.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La moglie di David Popper: Sophie Menter (1875)

David Popper era figlio di un cantore della sinagoga di Praga ed è cresciuto a Josefstadt.

Studiò musica al Conservatorio di Praga, sotto la guida di Goltermann.[1].[2]

Entrò a far parte dell'orchestra del principe di Heckingen a Löwenberg.[1][2]

Dal 1863 iniziò una brillante carriera come musicista-violinista virtuoso, ottenendo rilevanti successi in tutta l'Europa.[3]

Nel 1867 fece il suo debutto a Vienna. Ottenne il ruolo di primo violoncello della corte di Vienna, nel periodo che va dal 1868 al 1873.[4] Durante questi anni è stato anche membro del quartetto Hellmesberger. Allo stesso tempo, le sue esibizioni soliste in tutta Europa aumentarono a tal punto che nel 1873 fu costretto a rinunciare alla sua posizione permanente all'Opera di corte.

Contattò i compositori più importanti dell'epoca, come Anton Bruckner, Richard Wagner, Johannes Brahms, Franz Liszt per suonare assieme a loro.[1] Nel 1882 andò insieme al violinista francese Émile Sauret in un tour di concerti in Spagna e in Portogallo.

Infine, dal 1896 fino alla sua morte, tenne l'incarico di insegnante di violoncello alla Accademia di Musica di Pest.[3]

Con Jenő Hubay, che ha insegnato violino all'Accademia, ha fondato l'Hubay Popper Quartet, suonando con Johannes Brahms, Ernst Dohnányi, Jan Paderewski, Wilhelm Backhaus e Leopol'd Godovskij.[1][2]

Popper conosceva sia la musica orchestrale sia il repertorio solistico del tempo, oltreché il repertorio di musica da camera, grazie al suo impegno come violoncellista nella Hubay-Popper Quartet.

Popper non è stato solo uno dei virtuosi più importanti del suo tempo, ma anche arricchito la letteratura sul violoncello di un certo numero di composizioni di buon gusto e accattivanti, tra cui quattro concerti, molti studi e un numero di pezzi da camera.[4]

Tra i suoi studenti annoveriamo: Arnold Foldesy, Jeno Kerpely, Adolf Schiffer e Miklós Zsámboki.

Composizioni[modifica | modifica wikitesto]

Tra le sue composizioni, annoveriamo: 4 concerti per violoncello e orchestra (re minore, mi minore, sol, si bemolle); Sérénade, Tarentelle, Rapsodie, Requiem, Quartetto per archi; liriche vocali e antologie di studi e ricerche.[3]

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Concerto per violoncello e orch. in Ré op. 8;
  • Concerto per violoncello e orch. in Mi op. 24;
  • Elfentanz, per violoncello e orch. e piano op. 39;
  • Im Walde, suite per violoncello e orch. e piano op. 50 (1882);
  • Papillon, per violoncello e orch. op. 34;
  • Requiem, per 3 violoncelli e piano. op. 66 (1891);
  • Sérénade, per violoncello e piano op. 54.2;
  • Das Spinnrad oder Spinnlied, per violoncello e piano op. 55;
  • 3 Stücke, per violoncello e piano op. 11 (1874);
  • 3 Stücke, per violoncello e piano op. 64 (1892);
  • Wie einst in schöner'n Tagen, per violoncello e piano;
  • Suite pour 2 violoncelles, op. 16 (1876);
  • Tarentelle, per violoncello e orch. op. 33;
  • Ungarischer Rhapsodie, per violoncello e piano e Orch. op. 68 (1894);
  • Gavotte, per violoncello e piano op. 23;
  • Menuetto, per violoncello e piano op. 65, n. 2.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d David Popper, su davidpopper.org. URL consultato il 9 maggio 2018.
  2. ^ a b c David Popper, su naxos.com. URL consultato il 9 maggio 2018.
  3. ^ a b c Andrea Della Corte e Guido M. Gatti, Dizionario di musica, Torino, Paravia, 1956, p. 488.
  4. ^ a b David Popper:Artist Biography by Zoran Minderovic, su allmusic.com. URL consultato il 9 maggio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Ch. Harten, Popper David, in Österreichisches Biographisches Lexikon 1815–1950, vol. 8, Vienna, Verlag der Österreichischen Akademie der Wissenschaften, 1883, p. 204.
  • (EN) Marc Moskovitz, David Popper. An Anniversary Retrospective, in American String Teacher, vol. 44, 1994, pp. 55-57.
  • (EN) Margaret Campbell, Nineteenth-century virtuosi, in The Cambridge Companion to the Cello, Cambridge University Press, 1999, pp. 70-71.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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