Damiani (azienda)

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Damiani
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StatoItalia Italia
Forma societariasocietà per azioni
Borse valoriBorsa Italiana: DMN
Fondazione1924 a Valenza
Fondata daEnrico Grassi Damiani
Sede principaleValenza
Persone chiaveGuido Grassi Damiani presidente
Silvia Grassi Damiani vicepresidente
Giorgio Grassi Damiani vicepresidente
Jérome Favier amministratore delegato
Settorelusso
Prodottigioielli, orologi, accessori
Fatturato164,1 milioni di (marzo 2018)
Dipendenti800 (2018)
Sito web

Damiani S.p.A. è una società italiana che opera nei settori di gioielleria e orologeria di lusso: diversi marchi di gioielli sono controllati e distribuiti dal gruppo aziendale Damiani.

Dal 2007 al marzo 2019 è stata quotata alla Borsa Italiana nell'índice FTSE Italia Small Cap.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'impresa è fondata nel 1924 da Enrico Grassi Damiani a Valenza, quindi è ampliata dal figlio Damiano che entra in azienda nel 1934: già all'epoca clienti dei Damiani erano facoltosi imprenditori e nobili che ordinavano pezzi di lusso alquanto costosi; tale peculiarità del lusso è quella che sempre distinguerà i prodotti marchiati Damiani.

Il gruppo controlla il marchio omonimo (Haute Jewellery Damiani) e i marchi Salvini (acquisito negli anni ottanta), Alfieri & St. John, Bliss (acciaio fashion per attrarre i giovani, lanciato nel 2000), Calderoni (storico marchio milanese di alta gioielleria fondato nel 1840) e Rocca 1794 (il controllo della catena di gioielleria e orologeria di alta gamma è acquisito nel 2008).[1]

Nel 1976 l'azienda ottiene il primo Diamonds International Awards, l'"Oscar dei gioielli", per il miglior design e la migliore creazione di un gioiello, Shark, un bracciale in oro giallo e platino illuminato da oltre 42 carati di diamanti bianchi. Negli anni Damiani lo otterrà per altre 17 volte.[2]

Negli anni ottanta-novanta l'azienda si affida a campagne pubblicitarie ricorrendo a testimonial famosi: la prima è Isabella Rossellini, quindi Brad Pitt, Gwyneth Paltrow, Chiara Mastroianni, Sophia Loren.[2] Nel 1996 Damiano Damiani scompare vittima di un incidente stradale, l'azienda è inizialmente guidata dalla moglie Gabriella e poi dai tre figli, Guido, Silvia e Giorgio.[2]

Nel 2007 la quotazione in Borsa a 4 euro ad azione con un ricavo di 102 milioni. Ma già l'anno dopo la quotazione era in forte calo.

Nel 2016 la diversificazione con la Venini di Venezia, celebre vetreria artistica dove sono esposti 45 mila disegni, 6 mila foto d'epoca e 4 mila opere d'arte. Nel 2018 la società controlla 63 punti vendita diretti nel mondo e 16 negozi in franchising, ubicati nelle vie più esclusive delle principali città.

Nel giugno 2018 Jérome Favier, ex Richemont, assume l'incarico di CEO.[3] Nel gennaio 2019 l'azienda lancia un'OPA per il delisting dalla Borsa: dal debutto ha perso oltre il 75% del valore.[4][5] Nel marzo 2019 l'azienda torna ad essere di proprietà della famiglia dopo aver superato il 96% di possesso delle azioni con un'offerta di 0,855 euro per azione.[6]

Gioielli[modifica | modifica wikitesto]

I gioielli prodotti sono: bracciali, anelli, fedi, solitari, gemelli da polso, fermacravatta, fermasoldi, portachiavi, ciondoli, collane, orecchini nonché altri monili e oggetti su ordinazione.

Orologi[modifica | modifica wikitesto]

Tra le collezioni prodotte, composte da numerosi modelli, alcune famose sono:

  • Ego
  • Mimosa
  • Damianissima
  • Belle Epoque
  • Eden
  • Notte di San Lorenzo
  • D. Side Chronograph

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giusi Ferré, Damiani, vetrina con vista sul made in Italy in L'Economia del Corriere della Sera, p. 29, 2 luglio 2018
  2. ^ a b c La storia del gruppo, su investorrelations.damiani.com. URL consultato l'11 agosto 2018.
  3. ^ Damiani, Jérome Favier CEO, su businesspeople.it, 26 giugno 2018. URL consultato l'11 agosto 2018.
  4. ^ Damiani, la famiglia fondatrice lancia l'OPA per il delisting, su it.fashionnetwork.com, 2 gennaio 2019. URL consultato il 12 gennaio 2019.
  5. ^ Damiani saluta il listino italiano, Corriere della Sera, 29 dicembre 2018, p. 40
  6. ^ Damiani: via dalla Borsa, torna ad essere di proprietà della famiglia, su askanews.it, 19 marzo 2019. URL consultato il 27 maggio 2019.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]