Ciocia

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La ciòcia[1] o zampitto, chiòchiera[2] o, in nap., sciòscio[3], è una calzatura diffusa in ambienti particolarmente poveri di alcune regioni montuose dell'Italia centro-meridionale e nei Balcani.

Rappresentazione intuitiva degli areali di diffusione delle denominazioni ciocia e zampitto.

Folklore[modifica | modifica wikitesto]

La parola deriverebbe dal latino soccus[senza fonte] attraverso il romanesco, nome di un'antica calzatura. Le cioce che diedero il nome spregiativo ai poveri pastori di alcune aree montane a sud-est di Roma di ciociari, da cui poi emerse il nome Ciociaria (secondo un uso iniziato a Roma) e che, a partire dal regime fascista venne impropriamente imposto alla provincia di Frosinone, sono calzature composte da ampie suole di cuoio trattato che avvolgono il piede fermate alla gamba con delle corregge.

Erano le calzature tipiche dei contadini e pastori più poveri delle regioni montuose dell'Italia centro-meridionale e dei Balcani, indossate sia dagli uomini che dalle donne; flessibili ma ben ancorate alla gamba, si adattavano a tutti i terreni lasciando gran libertà di movimento nel lavoro. Il loro uso si è andato progressivamente perdendo; oggi è ancora possibile vederle solo in occasione di eventi folkloristici e di promozione turistica. Vengono indossate assieme alle cosiddette "pezze" (un'unica fascia di tessuto bianco che avvolge completamente piede, caviglia e polpaccio), dagli uomini sotto a dei pantaloni lunghi fino al ginocchio, stretti inferiormente da lacci, dalle donne invece sotto le gonne.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Al plurale ciòce o ciòcie. Registrato anche ciociere (D'Azeglio). Il Fanfani raccoglie nel suo dizionario il lemma «cioce», termine pistoiese che indica delle ciabatte o pantofole ad uso casalingo (Fanfani P., Vocabolario dell'uso toscano, Barbera ed., Firenze 1863, p. 273).
  2. ^ Santulli M., Ciociaria Sconosciuta, Tipografia «La Monastica», Casamari di Veroli 2002
  3. ^ D'Ambra R., Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, R. D'Ambra 1873, p. 301, p. 335, p. 405.

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