Ceratiidae
| Cerazidi | |
|---|---|
Ceratias holboelli | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Actinopterygii |
| Ordine | Lophiiformes |
| Famiglia | Ceratiidae T. N. Gill, 1861 |
| Generi | |

I Cerazidi (Ceratiidae T. N. Gill, 1861) sono una famiglia di pesci marini con pinne raggiate appartenente al sottordine Ceratioidei, i lofiiformi abissali, nell'ordine Lophiiformes. Questi pesci presentano un marcato dimorfismo sessuale: i piccoli maschi sono parassiti sessuali obbligati delle femmine, molto più grandi. La famiglia è ampiamente distribuita nei mari di tutto il mondo, dalle acque polari a quelle tropicali.
Etimologia
[modifica | modifica wikitesto]Il nome Ceratiidae deriva dal genere Ceratias, suo genere tipo, il cui nome significa «portatore di corno», in riferimento all'esca che sporge dal muso.[1]
Tassonomia
[modifica | modifica wikitesto]I Cerazidi furono proposti per la prima volta come sottofamiglia dei Lofiidi nel 1861 dal biologo statunitense Theodore Gill,[2] con Ceratias come unico genere.[3] Ceratias era stato istituito come genere monospecifico nel 1845 dallo zoologo danese Henrik Nikolai Krøyer, quando descrisse Ceratias holboelli dalle acque al largo della Groenlandia.[4][5] La quinta edizione di Fishes of the World colloca questa famiglia nel sottordine Ceratioidei, all'interno dell'ordine Lophiiformes.[6] Tra i Ceratioidei, questa famiglia è considerata il gruppo fratello dei Centrophrynidae.[7]
Generi e specie
[modifica | modifica wikitesto]I Cerazidi comprendono i seguenti due generi, per un totale di quattro specie:[8]
- Ceratias Krøyer, 1845
- Ceratias holboelli Krøyer, 1845
- Ceratias tentaculatus Norman, 1930
- Ceratias uranoscopus J. Murray, 1877
- Cryptopsaras Gill, 1883
- Cryptopsaras couesii Gill, 1883
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]I Cerazidi sono caratterizzati da un corpo allungato, compresso lateralmente e relativamente grande rispetto ad altri lofiiformi abissali. La bocca può essere rivolta verso l'alto e può risultare verticale oppure fortemente obliqua. La porzione posteriore del lunghissimo pterigioforo dell'illicio sporge lungo la linea mediana del corpo ed è retrattile all'interno di un solco che percorre la parte superiore della testa. L'estremità posteriore di questo solco forma nella pelle un tubo cilindrico che sporge davanti ai primi raggi modificati della pinna dorsale, o caruncole. Le femmine metamorfosate non presentano spine sulle ossa sfenotica, quadrata, articolare, angolare e preopercolare. L'illicio emerge tra le ossa frontali del muso e la pelle è densamente ricoperta di spinule. Sono presenti due o tre caruncole, ghiandole verrucose derivate dai raggi anteriori della pinna dorsale, che costituiscono la caratteristica da cui deriva il nome comune di «diavoli di mare verrucosi». Di norma possiedono quattro, talvolta cinque, raggi molli sia nella pinna dorsale sia in quella anale. Quando sono a vita libera, i maschi hanno grandi occhi a forma di coppa, in contrasto con organi olfattivi molto piccoli. All'estremità del muso si trovano due grandi denti denticolari, fusi alla base, in contatto con lo pterigioforo dell'illicio. Sulla punta della mandibola sono presenti altre due paia di denti denticolari. Durante la fase libera i maschi hanno pelle nuda e non pigmentata; quando invece si uniscono a una femmina e diventano parassiti sessuali, sviluppano una pigmentazione scura e una copertura di spinule. Le larve hanno dorso convesso, bocca verticale e pelle moderatamente rigonfia. Maschi e femmine mostrano dimorfismo sessuale in tutte le fasi dello sviluppo, con l'abbozzo dell'illicio e delle caruncole lungo la linea mediana del dorso e piccole pinne pettorali. Nelle femmine larvali e giovanili, la seconda spina dorsale porta all'estremità una ghiandola bioluminescente, che negli adulti si riduce e resta nascosta sotto la pelle subito dietro la base dell'illicio. La specie più grande della famiglia è C. holboelli, con una lunghezza standard di almeno 85,5 cm; i maschi a vita libera non superano 0,2 cm di lunghezza standard, mentre quelli parassiti possono raggiungere 14 cm.[9][10]
Distribuzione e habitat
[modifica | modifica wikitesto]I Cerazidi sono diffusi in tutto il mondo negli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano, dalle acque subartiche attraverso quelle temperate e tropicali fino agli oceani subantartici.[8][11] Vivono a profondità comprese tra 150 e 2.000 m.[12]
Biologia
[modifica | modifica wikitesto]I Cerazidi sono lofiiformi solitari di acque profonde, batipelagici e mesopelagici.[13] Producono uova e larve pelagiche.[11] Le femmine attirano le prede mediante l'illicio e l'esca. I maschi utilizzano gli occhi molto sviluppati per cercare attivamente le femmine, le cui caruncole sono bioluminescenti;[10] infine si attaccano a esse mediante i denti denticolari posti sulle estremità delle mascelle, diventando parassiti sessuali e fondendo con la femmina tessuti e vasi sanguigni.[13]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Christopher Scharpf, Order LOPHIIFORMES (part 2): Families CAULOPHRYNIDAE, NEOCERATIIDAE, MELANOCETIDAE, HIMANTOLOPHIDAE, DICERATIIDAE, ONEIRODIDAE, THAUMATICHTHYIDAE, CENTROPHRYNIDAE, CERATIIDAE, GIGANTACTINIDAE and LINOPHRYNIDAE, su The ETYFish Project Fish Name Etymology Database, Christopher Scharpf, 3 giugno 2024. URL consultato il 6 agosto 2024.
- ↑ Richard van der Laan, William N. Eschmeyer e Ronald Fricke, Family-group names of recent fishes, in Zootaxa, vol. 3882, n. 2, 2014, pp. 1-230, DOI:10.11646/zootaxa.3882.1.1, PMID 25543675.
- ↑ Theodore Gill, Catalogue of the fishes of the eastern coast of North America, from Greenland to Georgia (PDF), in Proceedings of the Academy of Natural Sciences of Philadelphia, vol. 13, 1861, pp. 1-63, JSTOR 4059578.
- ↑ Ron Fricke, William N. Eschmeyer e Richard van der Laan (a cura di), Genera in the family Ceratiidae, su Catalog of Fishes, California Academy of Sciences. URL consultato il 6 agosto 2024.
- ↑ Ron Fricke, William N. Eschmeyer e Richard van der Laan (a cura di), Species in the genus Ceratias, su Catalog of Fishes, California Academy of Sciences. URL consultato il 6 agosto 2024.
- ↑ J. S. Nelson, T. C. Grande e M. V. H. Wilson, Fishes of the World, 5ª ed., Hoboken, John Wiley & Sons, 2016, pp. 508-518, DOI:10.1002/9781119174844, ISBN 978-1-118-34233-6, LCCN 2015037522, OCLC 951899884, OL 25909650M.
- ↑ Theodore W. Pietsch e James Wilder Orr, Phylogenetic Relationships of Deep-Sea Anglerfishes of the Suborder Ceratioidei (Teleostei: Lophiiformes) Based on Morphology, in Copeia, vol. 2007, n. 1, 2007, pp. 1-34, DOI:10.1643/0045-8511(2007)7[1:PRODAO]2.0.CO;2, JSTOR 4126495.
- 1 2 (EN) Family Ceratiidae, su FishBase. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Dianne J. Bray, Seadevils, CERATIIDAE, su Fishes of Australia, Museums Victoria. URL consultato il 7 agosto 2024.
- 1 2 Theodore W. Pietsch, Oceanic anglerfishes: extraordinary diversity in the deep sea, Berkeley, University of California Press, 2009, ISBN 978-0-520-94255-4, OCLC 1298208235.
- 1 2 (EN) Ceratias holboelli, su FishBase. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Family CERATIIDAE Caruncled Seadevils, Deepsea Anglerfishes, Oceanic Anglerfishes, Sea Devils, Seadevils, su Australian Faunal Directory, Australian Government, Department of Climate Change, Energy, the Environment and Water. URL consultato il 7 agosto 2024.
- 1 2 John H. Caruso, Order LOPHIIFORMES LOPHIIDAE Anglerfishes (goosefishes, monkfishes), in Kent E. Carpenter (a cura di), Volume 2: Bony fishes part 1 (Acipenseridae to Grammatidae), The Living Marine Resources of the Western Central Atlantic, FAO, Roma, 2002, pp. 1067, ISBN 92-5-104826-6.
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