Caserma Alessandro La Marmora

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Caserma Alessandro La Marmora
StatoItalia Italia
CittàTorino
Coordinate45°03′47.1″N 7°42′23.4″E / 45.063083°N 7.7065°E45.063083; 7.7065Coordinate: 45°03′47.1″N 7°42′23.4″E / 45.063083°N 7.7065°E45.063083; 7.7065
Informazioni generali
Costruzione1887-1888
Condizione attualeParzialmente dismessa
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La caserma La Marmora (in origine chiamata caserma Dogali e oggi anche nota come caserma di via Asti) fu edificata a Torino tra il 1887 e il 1888 e fu sede stanziale del V Reggimento Genio fino al 1920.

Dal 1º luglio 1912 vi nasce il Comando del Battaglione Aviatori che nel 1913 inizia il primo corso per allievi piloti del Corpo Aeronautico del Regio Esercito i quali si esercitavano all'Aeroporto di Torino-Mirafiori.

Tra il 1922 e il 1942 ospitò il Corpo dei bersaglieri ciclisti e venne intitolata ad Alessandro La Marmora. Il 25 dicembre 1925 vi nasce il 2º Stormo che rimane fino al dicembre 1935.

A seguito dell'8 settembre 1943 vi si stabilì il quartier generale dell'Ufficio politico investigativo della Guardia nazionale repubblicana (GNR) presieduto dal maggiore Giovanni Cabras. Divenne tristemente nota come luogo di detenzione, tortura ed esecuzione di prigionieri politici, dissidenti (spesso del tutto innocenti) e antifascisti. Fu liberata dalle truppe partigiane nella notte tra il 27 e il 28 aprile del 1945.

Una lapide posta nel 1962 dal comando della Divisione Cremona nel fossato dove avvenivano le fucilazioni recita: "Qui caddero / i valorosi patrioti torinesi / martiri della resistenza / 1943-1945".

Dal settembre 2009 all'agosto 2010 la caserma è stata utilizzata per fare fronte all'emergenza dei profughi provenienti dal Corno d'Africa che avevano occupato l'ex clinica San Paolo di corso Peschiera.

Nel 2011 è stata il quartier generale e polo organizzativo dell'84ª Adunata nazionale degli alpini. A settembre 2011 è stata affidata per alcuni mesi alla comunità di Emmaus.

Nel 2015 viene nuovamente occupata, questa volta da dei cittadini che protestano contro l'abbandono di uno spazio simbolo della violenza nazifascista.

Dal 2017 ospita la manifestazione artistica di Paratissima.

Nel 2018 viene presa in gestione dallo studio dell'architetto Carlo Ratti per farne uno spazio di co-living, co-working, co-making[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]