Carlo Melograni

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Carlo Melograni (Roma, 11 gennaio 1924Roma, 1º novembre 2021) è stato un architetto italiano.

Palazzo degli Affari e della Borsa, Bologna. Interno. Foto di Paolo Monti, 1976.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Melograni è nato a Roma, dove si è laureato in Architettura nel 1950. Nel 1945, arruolatosi volontario nel ricostituito esercito italiano come soldato semplice nel 21º Reggimento Fanteria del Gruppo di combattimento "Cremona" — impegnato nell'VIII Armata sul fronte dal Ravennate al Polesine e all'Adige —, è stato decorato sul campo con Croce di guerra al valor militare. Fu membro del Consiglio studentesco di Facoltà dal 1945 al 1949; rappresentante dei soci aderenti nel Consiglio direttivo dell'Istituto Nazionale di Urbanistica dal 1952 al 1956. Dal 1960 al 1966 è stato Consigliere comunale in Campidoglio nel Gruppo del PCI.

Nella sua attività progettuale si è quasi esclusivamente occupato di interventi pubblici per l'edilizia residenziale economica e per servizi collettivi, in particolare scolastici. Durante i primi dieci anni successivi alla laurea ha lavorato con diversi architetti, anche in gruppi formati di volta in volta per singoli progetti. Dal 1961 al 1971 è stato associato con Leonardo Benevolo e Tommaso Giura Longo, ai quali a metà degli anni Sessanta, si è aggiunta Maria Letizia Martines. Con lei e con Giura Longo ha proseguito a lavorare ancora per alcuni anni.

Nel 1981, insieme con i più giovani docenti con i quali collaborava nel corso universitario di cui era titolare a Roma (Marta Calzolaretti, Piero Ostilio Rossi, Ranieri Valli e Andrea Vidotto), ha costituito lo studio ”P+R/Progetti e Ricerche di architettura” al quale la rivista “Parametro” ha dedicato gran parte del numero di novembre-dicembre 1989. I componenti dello studio hanno fra l'altro redatto due numeri monografici della rivista “Edilizia popolare” sulle case con percorso pensile (luglio-agosto 1979) e le case basse ad alta densità (novembre-dicembre 1980), che sono stati ambedue ristampati.

Dalla metà degli anni novanta ha lavorato con gli ancora più giovani Giovanni Fumagalli, Franco Masotti e Giuseppe Serrao. Oltre al lavoro progettuale, con i primi due ha svolto ricerche per conto della Regione Toscana finalizzate allo studio di prototipi di centri per l'impiego, di centri di risorse educative e didattiche, di servizi per la prima infanzia e di “informa giovani”, per tre delle quali i risultati sono stati pubblicati in specifiche guide progettuali.

Abilitato nel 1959 alla libera docenza in Urbanistica, è stato Professore incaricato nella Facoltà di Architettura di Palermo dal 1969 al 1971 e poi a Roma, nella Facoltà di Architettura della Sapienza. Professore Ordinario di Progettazione architettonica alla Sapienza dal 1976, nel 1992 è divenuto Preside della Facoltà di Architettura del nuovo Ateneo di Roma Tre dove ha concluso la sua attività di docente nel 1997. Gli è stata assegnata la Medaglia d'oro dei benemeriti della scienza e della cultura e nel 2005 ha ricevuto da Carlo Azeglio Ciampi il Premio Presidente della Repubblica per l’Architettura.

Melograni morì nel 2021 all'età di 97 anni.

Filosofia progettuale[modifica | modifica wikitesto]

Sensibile all'influsso di Giancarlo De Carlo e di Franco Albini e devoto alla grande personalità di Giuseppe Pagano, in onore del quale ha scritto una piccola opera monografica, Carlo Melograni innesta la sua ricerca architettonica sulla necessità di instaurare un colloquio efficace tra architettura e uomini, consapevole del fatto che il destinatario più autentico di un'opera architettonica non è l'architetto (fattore spesso trascurato dalle cosiddette «archistar» che, come ha osservato causticamente lo stesso Melograni, «non aspirano alla modernità ma all'ultima moda»),[1] bensì la popolazione delle grandi metropoli urbane, in tutto il loro ampio spettro sociale.[2]

Quella ricercata da Melograni, dunque, non è un'architettura camuffata in travestimenti esibizionistici ma in realtà avvilenti, bensì un lavoro progettuale sincero, austero, sviluppata partendo dalle aspirazioni e dalle speranze non della classe dirigente, bensì di un cliente povero, il quale - in virtù della sua fragilità socio-economica - è quello che più di tutti necessità di un'attenta pianificazione edilizia e urbanistica, non potendosi concedere il lusso di (soprav)vivere in una città sciatta, disordinata.[3] Per sottolineare l'urgenza di porre le classi meno abbienti come destinatari primi dell'attività di un architetto Melograni evoca la figura del «viaggiatore in tram», memore di un ricordo di Edoardo Persico, che riconosce essere «personaggio singolare, probabilmente il più interessante nella cultura architettonica italiana nel periodo tra le due guerre; dotato di intelligenza critica capace con tempestività d'individuare opere e puntualizzare questioni nodali». Di seguito si riporta il testo del Persico, a sua volta memoria di un'intervista degli autori russi Ilya Ilf ed Evgenij Petrovič Petrov:

«Due umoristi russi, Ilic' Ilf ed Eugenio Petroff, si sono fatti un'intervista con sé stessi, e alla domanda: "Qual è il vostro lettore preferito", hanno risposto "Il viaggiatore in tram". Crediamo che pochissimi architetti italiani abbiano per ideale di cliente il viaggiatore in tram: eppure è a lui che i costruttori italiani debbono pensare, più che a quelli delle automobili e degli sleepings. Viaggiatori in tram: operai, impiegati, povera gente per la qual gli architetti italiani prepareranno le case popolari, gli alloggi minimum, i mobili componibili. Ecco, veramente, un ideale moderno e non umoristico»

(Carlo Melograni[4])

Un progetto che possa dirsi autenticamente moderno, dunque, deve essere esplicitamente rivolto a quanti abbiano l'improrogabile necessità di ristabilire la propria condizione sociale, ponendo l'attenzione sui costi, da moderare senza per questo sacrificare la qualità del fabbricato, e sul disegno architettonico, che è possibile impostare sul solerte e stimolante assemblaggio di più elementi costruttivi ripetibili, in maniera analoga alle ventisei lettere dell'alfabeto che, in virtù del loro straordinario potere combinatorio, accostate riescono a restituire le parole di tutte le lingue del mondo:

«A condizione che si adottino misure, materiali e tipi di edifici appropriati alle situazioni nelle quali s'interviene, adoperare elementi costruttivi standardizzati e soluzioni progettuali ripetibili non è detto che debba inevitabilmente produrre monotonia. Sono tanti i modi per associarli. Ricercarli non si riduce affatto a un'operazione meccanica di montaggio: è sperimentazione ingegnosa e gratificante per mettere a punto con paziente invettiva l'assieme di componenti che corrisponda meglio al luogo per il quale si progetta e alle intenzioni con le quali si vuole trasformarlo, e che così ne renda più marcata l'identità»

(Carlo Melograni[5])

A questa sincera attenzione alle esigenze delle classi più deboli e a questo invito all'aggregazione edilizia Melograni nelle proprie opere (architettoniche così come letterarie) affianca un notevole interesse verso la temporalità, sottolineando che un buon architetto deve saper analizzare, comprendere e valutare le architetture e le espressioni artistiche del passato, senza per questo rinunciare ad interpretare il futuro, ipotizzando quelli che saranno i principi delle architetture venture, nel segno di un euritmico equilibrio tra ieri e domani, conservazione e innovazione, proprio in quanto «progetto significa anticipazione e, in quanto tale, implica in primo luogo un riferimento al futuro»: se da una parte infatti «l'avversione alla modernità porta spesso a offendere la tradizione», dall'altra «l'eredità del passato può dare un sostegno, ma può essere anche di peso, frenando, deviando, ostacolando o distorcendo trasformazioni che sono necessarie», per usare le parole dello stesso Melograni. Questa sinergia tra passato e futuro, osserva lo stesso architetto, si rivela assai insicura nelle opere dei grandi maestri italiani del Novecento, i quali «hanno saputo contemplare forse non cinque, ma uno o più millenni indietro, mentre si sono dimostrati molto meno capaci di prevedere cinquanta e neppure vent'anni avanti». Paradigmatiche, in tal senso, risultano essere la stazione di Firenze di Michelucci, la quale pur denunciando la propria modernità non la tradisce nel rispettoso dialogo con l'antistante abside della chiesa di Santa Maria Novella, e la caprese villa Malaparte.[6]

Attività progettuale[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito si riportano i maggiori risultati progettuali di Melograni:[7]

Studi e progetti
  • Residenze e servizi della Cooperativa Fornaciai a Bologna;
  • Istituti universitari a Ferrara;
  • Scuola media a Gibellina;
  • Case popolari per un intervento di recupero nel quartiere romano del Testaccio;
  • Sistemazione dell'area del Mausoleo di Lucilio Peto a Roma;
  • Sistemazione degli archi neroniani dell'acquedotto Claudio;
  • Interventi di recupero nel centro storico di Trento;
  • Tipi edilizi per la città laziale di Sabaudia;
  • Sistemazione dei resti di tombe etrusche presso la centrale di Montalto di Castro;
  • Edificio residenziale a Montemazzano, presso Piombino;
  • Istituto professionale di Stato per l'industria e l'artigianato a Piombino;
  • Edificio per servizi sociali a Ravenna;
  • Attrezzature per lo spettacolo a Empoli;
  • Edificio Alte energie dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare a Frascati;
  • Centri per l'impiego a Siena e a Montepulciano;
  • Parco archeologico e naturalistico del Porto di Traiano a Fiumicino.
Concorsi
  • Quartiere per dipendenti della Saint Gobain a Pisa;
  • Nucleo di case popolari fuori Porta Castiglione, a Bologna;
  • Progetti tipici di abitazioni economiche;
  • Sistemazioni di due aree nel centro di Salerno;
  • Ospedale a Mirano;
  • Restauro urbanistico e ambientale dei Sassi di Matera;
  • Liceo scientifico e istituto tecnico industriale a Pontedera;
  • Case parcheggio a Foggia;
  • Riutilizzazione dell'area dismessa 'Lanerossi' a Schio;
  • Sistemazione della piazza dei Mulini a Positano;
  • Parco urbano del Porto Navale e della Manifattura Tabacchi a Bologna;
  • Edilizia pubblica in applicazione della normativa regionale dell'Emilia Romagna;
  • Piano per l'area Garibaldi-Repubblica a Milano;
  • Centro scolastico di Piedicastello a Trento;
  • Insediamento a San Donato Milanese;
  • Parco di Teodorico a Ravenna;
  • Trasformazione in casa dello studente delle ex-Conterie a Murano;
  • Riqualificazione urbanistica del centro storico di Ferrara.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo Mattioli, Lo Strillone: la filosofia anti-archistar di Carlo Melograni su La Repubblica. E poi Salone del Libro di Torino, El Greco, su artribune.com, 10 novembre 2015. URL consultato il 17 maggio 2015.
  2. ^ Canella et al., p. 15.
  3. ^ Melograni, p. 43.
  4. ^ Melograni, p. 42.
  5. ^ Melograni, p. 19.
  6. ^ Melograni, p. 29.
  7. ^ Canella et al., p. 50.

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

Ha pubblicato note, articoli, saggi — circa 170 — in riviste specializzate ("Casabella", "Domus", "Spazio e società", "Rassegna di Architettura e Urbanistica", "Città e società", "Edilizia popolare", ecc.), in riviste di varia umanità ("Società", "Ulisse", "Il Contemporaneo", ecc.) e in settimanali e quotidiani ("Rinascita", "l'Unità", "La Repubblica", ecc.); qui di seguito si elencano quelli più significativi:

Articoli su giornali e riviste

  • La X Triennale di Milano, in "Società", dicembre 1954
  • Città nuove ed antica edilizia, in "Casabella", febbraio-marzo 1958
  • Monsieur Hulot guarda l'architettura, in "Il Contemporaneo" , gennaio 1959
  • Dal neoliberty al neopiacentinismo?, in "Il Contemporaneo", maggio 1959
  • L'intervento pubblico dell'edilizia economica nella pianificazione urbana, in "Centro sociale", dicembre 1959-gennaio 1960
  • Dalla casa popolare all'unità d'abitazione, in "Ulisse", settembre 1963
  • Passato e presente nell'architettura italiana contemporanea (1926-1945), in "Rassegna dell'Istituto di architettura e urbanistica della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Roma", aprile-agosto 1969
  • La battaglia delle idee per il Piano di Roma, in "Città e società", settembre-ottobre 1971
  • Cronaca di una polemica/RepIica, in "Controspazio", maggio-giugno 1972
  • Edilizia pubblica residenziale i criteri di attuazione, in "Casabella", giugno 1978
  • Una rivista europea, in "Casabella", ottobre-novembre 1978
  • Un liceo a Ferrara, in "Edilizia Scolastica", n. 5, marzo 1978
  • Italia/ Architettura, voce nella IV Appendice della Enciclopedia Italiana Treccani, 1979
  • Scelte progettuali e orientamenti didattici, in "Bollettino della biblioteca della Facoltà di architettura dell'Università di Roma", giugno 1979
  • Case basse ad alta densità, in "Edilizia popolare", novembre-dicembre 1980
  • Figini e Pollini nella ricerca architettonica europea, in Fausto Melotti - Luigi Figini- Gino Pollini - Renata Melotti, catalogo della mostra, Rovereto, giugno 1984
  • Il periodo eroico dell'architettura italiana contemporanea, in "ArQ - Quaderni del Dipartimento di Progettazione architettonica e ambientale dell'Università di Napoli", dicembre 1993
  • Per chi, con chi progettare, in "Domus", gennaio 1995
  • Due amici al caffè, in "Domus", settembre 1995
  • L'antiretorica nell'architettura italiana, in Giovanni Guazzo (a cura di), Eduardo Vittoria, Gangemi, Roma, 1995
  • Avere vent'anni nel 1944, in AA.VV., Roma. Architettura e città negli anni della seconda guerra mondiale (a cura di Andrea Bruschi), Gangemi, Roma, 2004
  • Tra Milano e Roma/Dieci annotazioni e una postilla sull'architettura della ricostruzione, in "Rassegna di architettura e urbanistica" , settembre-dicembre 2005
  • L'Esprit Nouveau, in Giorgio Trebbi, Editoriali di architettura, Parametro 1970-1999 (a cura di Maria Beatrice Bettazzi), Club, Bologna, 2006

Libri

  • Carlo Melograni, Giuseppe Pagano, Il Balcone, Milano, 1955
  • L. Benevolo, T. Giura Longo, C. Melograni, I modelli di progettazione della città moderna. Tre lezioni, Cluva Venezia 1969; ripubblicato prima dalla CLUSF e poi da Laterza: Id., La città moderna. Tre lezioni, CLUSF, Firenze 1974; Id., La progettazione della città moderna, Laterza, Roma-Bari 1977; traduzione spagnola: ed. Gustavo Gili, Barcellona, 1978; traduzione portoghese: ed. Presènça, Lisbona, 1987
  • Piero Della Seta, Aldo Natoli, Carlo Melograni, , Il Piano regolatore di Roma, Editori Riuniti, Roma, 1963.
  • "Parametro" n. 175, novembre-dicembre 1989. Architetture dello Studio P+R
  • Carlo Melograni, Progettare per chi va in tram, il mestiere dell'architetto, Mondadori, Milano, 2002.
  • Guido Canella, Herman Hertzberger, Jean-Louis Cohen, Alessandra Muntoni, Tullio De Mauro, Carlo Melograni, Accademia Nazionale di San Luca, Roma, 2007.
  • Carlo Melograni, Architettura italiana sotto il fascismo. L'orgoglio della modestia contro la retorica monumentale 1926-1945, Bollati Boringhieri, Milano,2008
  • Carlo Melograni, Architetture nell'Italia della ricostruzione. Modernità versus modernizzazione 1945-1960, Quodlibet, Macerata, 2015

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