Caduta di Tenochtitlán

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Caduta di Tenochtitlán
Battle Spanish Otomies Metztitlan.jpg

Data 26 maggio - 16 agosto 1521
Luogo Tenochtitlán
Esito Vittoria decisiva spagnola
Schieramenti
Flag of Cross of Burgundy.svg Regno di Spagna
Alleati Tlaxcalan
Impero azteco
Comandanti
Effettivi
86 - 96 cavalieri
700 fanti e 118 archibugieri e balestrieri
16 cannoni
13 galeoni
50.000 nativi alleati
100.000 tra fanti e arcieri
Perdite
450 - 860 spagnoli
20.000 nativi alleati
100.000 guerrieri
100.000 civili
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La caduta di Tenochtitlàn è il nome con cui sono indicati una serie di scontri tra i conquistadores spagnoli e aztechi che portarono alla presa della città azteca e alla caduta dell'impero, una confederazione di stati e di popoli di circa 20 milioni di sudditi che si estendeva per 50 000 km², ricchissima di metalli preziosi.

Premesse[modifica | modifica sorgente]

I conquistadores spagnoli, guidati da Hernán Cortés, erano sbarcati sulla costa messicana nel 1519 con 550 uomini e 16 cavalli. Dopo meno di un anno erano giunti a Tenochtitán, la monumentale città che sorgeva su un lago dell'altipiano centrale del Paese. A Tenochtitlàn furono accolti dall'imperatore Montezuma II. Dopo alcune settimane Cortés imprigionò l'imperatore e cominciò a governare attraverso di lui, tentando di sostituire il Cristianesimo alla religione azteca e provocando proteste e malcontento tra la popolazione. Nel 1520, dallo scontro vittorioso con le truppe inviate dal governatore di Cuba, Diego Velázquez de Cuéllar, Cortés ottenne nuovi cavalli e artiglieria sottratti al nemico. Il massacro del Templo Mayor spinse tuttavia gli aztechi alla rivolta, costringendo gli spagnoli ad evacuare la città nella cosiddetta Noche Triste, in cui andarono perduti il tesoro azteco, circa 600 uomini e 45 cavalli.


La battaglia di Otumba[modifica | modifica sorgente]

Dopo una lunga serie di attacchi aztechi e di scaramucce, i due eserciti si scontrarono in campo aperto il 7 luglio, presso la città di Otumba. È il vero giro di boa nella Conquista del Messico. Cortès aveva ancora a disposizione 22 cavalli e questi, montati da cavalieri pesantemente corazzati e armati di lancia, si scagliarono contro i capi dell'esercito azteco, avendone la meglio, e sconfiggendo anche il resto dell'esercito, rimasto privo di comandanti. Nonostante l'inferiorità numerica gli Spagnoli riescono a ribaltare quindi la situazione, grazie anche al supporto di mercenari di Tlaxcala, popolazione ostile agli Aztechi.

Cortés si ritirò quindi alla base spagnola di Vera Cruz per rifornirsi di uomini e artiglieria. Nel frattempo la morte per vaiolo di uno schiavo proveniente dall'Africa, diffuse una devastante epidemia fra gli Aztechi, decimandone le forze. Non riusciranno mai più a opporre agli Spagnoli un esercito valido e motivato, ma soltanto inutili schermaglie.

L'assedio di Tenochtitlàn[modifica | modifica sorgente]

La conquista di Tenochtitlán
Hernán Cortés

Cortés si era portato sotto le mura della città alla testa di 700 fanti spagnoli, 86 cavalieri, 118 archibugieri, e con supporto di 50.000 Tlaxcala. Ha il supporto di armi da fuoco e cavalli, che terrorizzano un nemico che non ne conosceva l'esistenza sino a due anni prima. Ha inoltre fatto costruire 13 imbarcazioni, sia a remi che a vela, munite di un cannone ciascuna ed equipaggiati da 25 soldati armati di archibugi e balestre, di cui fa il corpo principale dell'attacco. La flottiglia appoggia le truppe che attaccano lungo le sponde l'isola e distrugge uno stuolo di canoe da guerra azteche. Quando infatti gli spagnoli e i loro alleati prendono sotto il proprio controllo i ponti della città, che gli aztechi avevano comunque distrutto, la battaglia si sposta sul lago dove i brigantini spagnoli ebbero la meglio sulle canoe indigene.

La città venne posta sotto assedio per dieci settimane, dal 26 maggio al 13 agosto: gli aztechi subirono pesanti perdite e soffrirono della mancanza d'acqua a seguito del taglio di un acquedotto, ma riuscirono tuttavia a tenere a bada gli assedianti. Gli spagnoli presi prigionieri venivano sacrificati sulle piramidi, visibili da lontano dai loro compagni terrorizzati.

Gli spagnoli continuarono ad avanzare, nonostante gli attacchi sempre più massicci degli assediati. Dopo essere riusciti ad entrare in città gli spagnoli furono ancora impegnati in combattimenti continuati strada per strada, dove sono rimasti 15000 difensori, e dove la fame e la sete hanno già fatto migliaia di vittime. Le armi sconosciute degli Spagnoli permettono a Cortés di avere la meglio, uccidendo anche gli ultimi guerrieri aztechi; nella città conquistata i morti sono decine di migliaia, e aumenteranno ancora per la strage finale degli Spagnoli contro donne e bambini e le malattie portate dai conquistatori.

Il Messico diventa la più ricca colonia e contribuisce con i suoi metalli preziosi a fare della Spagna la più forte potenza imperiale del cinquecento.

La superiorità numerica Azteca[modifica | modifica sorgente]

  • Aztechi
    • Guerrieri: circa 75000
Perdite - Morti (solo il 13 agosto): 15000
  • Spagnoli e Alleati
    • Fanti Spagnoli: 700
    • Alleati Tlaxcaltechi: 50000
    • Balestrieri e Archibugeri: 118
    • Cavalleria: 86
    • Brigantini: 13