Buruscio

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Un rajah hunza con alcuni membri della tribù (XIX secolo).

I buruscio o bruscio o hunza o hunzakut sono una popolazione che vive nelle valli pakistane settentrionali di Hunza, Nagar e Yasin. Ci sono anche oltre 300 buruscio a Srinagar, India[1]. In questa zona, prevalentemente costituita da musulmani, si parla il burushaski, una lingua non in relazione, a quanto pare, con nessun'altra[2] Fisicamente sono in parte vicini alle popolazioni dell'Asia orientale.[3]. Ralph Bircher parla di lingua hunza piuttosto che di burushaski, poiché quest'ultima è anche la lingua (poco diversificata) dei nagir e dei più distanti yasin che differiscono moltissimo sia per quanto concerne la cultura, gli usi e costumi, che per le condizioni fisiche e ambientali

Il nome Hunza era riservato inizialmente al fiume che divideva le popolazioni dei buruscio da quella dei nagir, mentre l'etnonimo hunza viene attribuito ai buruscio dalle popolazioni limitrofe[4]

Bandiera di Hunza.

Fino al 1974 gli hunzakut avevano un proprio governo, di tipo monarchico, il principato di Hunza che comprendeva anche i wakhi e degli shina. I wakhi abitano nella parte superiore della valle dell'Hunza, localmente chiamata Gojal, nonché nelle regioni confinanti situate in Cina, Tagikistan e Afghanistan, e anche a Gizar e nel distretto di Chitral del Pakistan. La popolazione parlante lo shina vive nella parte meridionale della valle dell'Hunza. Essi provengono da Chilas, Gilgit, e altre aree pakistane di lingua shina.

Gli hunza erano governati da un mir; il loro capoluogo era Baltit conosciuta anche come Karimabad. Lo stato principesco di Hunza venne abolito il 25 settembre del 1974. Template:Citazone necessaria.

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Burushaski.

La lingua hunza attualmente resta ancora senza possibilità di essere collegata ad altre lingue limitrofe e non, esistenti o estinte. Secondo Lorimer questa lingua si è evoluta separatamente da almeno 5000 anni a questa parte e comunque lo stesso linguista ammette di non essere riuscito nemmeno a completare un sufficiente vocabolario nei suoi 15 mesi di permanenza, aggiungendo inoltre che avrebbe avuto bisogno di almeno altri dieci anni per poterlo fare.[5]

Religione[6][modifica | modifica wikitesto]

Appartenenti formalmente alla corrente musulmana degli ismailiti, gli hunza, come osservava Lorimer, sono molto diversi dagli stessi popoli limitrofi, non avendo nessuna pratica che si manifesti esteriormente, né rituali, né preghiere, né templi, oggetti di venerazione o pellegrinaggi, né tantomeno si può trovare qualche parvenza di mullah o gerarchia religiosa. La religione e la preghiera vengono vissute intimamente. Lo stesso Lorimer racconta che soltanto dopo tre mesi scoprì per puro caso che un certo contadino, per nulla distinguibile dagli altri, era in realtà un khalifa (prete laico). Non vi è, almeno apparentemente, traccia di superstizione, né di credenze riguardanti il malocchio, la magia, come avviene invece per i popoli vicini, dai quali si distinguono ancor più per il fatto che le donne non portano il velo ed hanno parità di diritti.

Usi e costumi, arte e letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Gli hunza sono soliti festeggiare i grandi eventi nel giorno del solstizio d'inverno con danze e musica eseguita dai béricho, musicisti di origine indiana. L'arte, come la letteratura, è pressoché assente. Come in ogni civiltà contadina, ci sono diverse festività e riti propiziatori legati alla semina e al raccolto, come quella che si celebra il 6 febbraio per la semina dell'orzo. Non manca il carnevale, che si celebra all'inizio di febbraio. Gli hunza sono inoltre degli appassionati e abili giocatori di polo.

Gli Hunza e Alessandro Magno[modifica | modifica wikitesto]

La leggenda riguardante i burusci racconta che essi discendono dal villaggio di Baltir, fondato da un soldato abbandonato dall'armata di Alessandro Magno — una leggenda che è comune a molta parte dell'Afghanistan e Pakistan settentrionale.[7] Tuttavia, l'evidenza genetica sostiene soltanto una componente genetica balcanica tra i pashtun afghani,[8] e non tra i burusci.[9]

Nonostante questa evidenza scientifica, nel 2008 l'Istituto Macedone per le Ricerche Strategiche "16.9" organizzò un ricevimento del principe hunza Ghazanfar Ali Khan e della principessa Rani Atiqa, considerati discendenti dell'armata di Alessandro.[10] La delegazione hunza venne accolta all'aeroporto di Skopje dal primo ministro Nikola Gruevski, il capo della chiesa ortodossa macedone, l'arcivescovo Stefano, e dall'allora sindaco di Skopje Trifun Kostovski.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (SV) D.L.R. Lorimer, la lingua burushaski, 4 volumi, Institutett for Sammenligende Kulturforskning, Oslo, 1935, (Leipzig, Otto Harrasowitz).
  • (EN) E.O. Lorimer, Language hunting in the Karakoram, Londra, George Allen & Unwin.
  • (EN) G.T. Wrench, M.D.T. e Wheel o health, a study of very health people. The C.W. Daniel Company Ltd. Londra. W.C. 1. 1938. Brigadier General Sir George Cookrill, Pioneer Explorationa in Hounza and Chirral, in the "Himalaya Journal", Vol. XI (1939), p. 15-41, Campell Secord and the MICHAEL VYVYAN, Reconnaissance of Rakaposhi and the Kunyang glacier, in "The Himalayan Journal", Vol. XI (1939), pag. 156-164 (resoconti di McCarrison riproposti da Wrench, uno dei suoi allievi).
  • (EN) Clark, John. Hunza: Lost Kingdom of the Himalayas, New York, Funk & Wagnalls Company, 1956.
  • (EN) Tobe, John H. (1960). Adventures in a Land of Paradise. Emmaus, Pa.: Rodale Books.
  • Ralph Bircher e Giovanna Ponticelli, Gli hunza, un popolo che ignorava la malattia, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1980, ISBN 88-89264-07-1.

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