Buphagus

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Buphagus
Buphaga africana - 1825-1834 - Print - Iconographia Zoologica - Special Collections University of Amsterdam - UBA01 IZ15800103.tif
B. africanus
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Passeriformes
Sottordine Oscines
Infraordine Passerida
Superfamiglia Muscicapoidea
Famiglia Buphagidae
Lesson, 1828
Genere Buphagus
Brisson, 1760
Areale

Buphagus map.png
In ocra areale di B. africanus
In viola areale di B. erythrorynchus

Buphagus Brisson, 1760 è un genere di uccelli passeriformi, unico genere ascritto alla famiglia Buphagidae[1].

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome scientifico del genere, Buphagus, deriva dall'unione delle parole greche βους (bous, "bue") e φαγειν (phagein, "mangiare"), col significato di "mangiatore di buoi", in riferimento alle abitudini alimentari di questi uccelli.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Sono uccelli di taglia medio-piccola (20 cm)[2], dall'aspetto robusto e slanciato, muniti di becco tozzo e conico, ali arrotondate e coda larga e squadrata: il piumaggio tende al grigio-bruno nelle parti superiori e al beige di quelle inferiori, mentre il becco è giallo con la punta rossa in B. africanus e completamente rosso in B. erythrorynchus.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Bufaghe sul dorso di un rinoceronte.
Bufaghe su un bufalo africano.

Sono uccelli diurni, che vivono in gruppetti e passano la maggior parte della giornata sul dorso dei grandi erbivori africani (rinoceronti, bufali, giraffe, zebre, ippopotami, antilopi), rappresentando in tal senso un'immagine iconica dell'ambiente della savana.

La natura della interazione tra mammiferi e bufaghe è controversa: si è a lungo erroneamente ritenuto che si trattasse di un esempio di mutualismo, in cui i mammiferi ricavavano un beneficio dall'azione degli uccelli, ma recenti evidenze suggeriscono che si tratti di una interazione parassitica[3].
Le bufaghe, infatti, pur nutrendosi di zecche, pidocchi, larve di ditteri e sanguisughe, non modificano in maniera significativa la presenza di parassiti sui mammiferi[3]: al contrario, con i loro becchi producono piccole ferite e ritardano la guarigione di quelle già presenti, allo scopo di nutrirsi del sangue, della cute, del muco, del sudore dell'ospite stesso[4].

Si tratta di uccelli monogami, la cui riproduzione ha luogo durante la stagione delle piogge: sia il corteggiamento che l'accoppiamento hanno luogo spesso sul dorso dell'ospite.
Il nido viene solitamente ricavato in cavità naturali nel tronco di un albero, che vengono rivestite con fibre vegetali e ciuffi di peli dei mammiferi ospiti: al suo interno vengono deposte 2-3 uova, che vengono covate per circa 13 giorni[2].
Le varie fasi della riproduzione (costruzione del nido, cova ed allevamento della prole) vengono portate avanti da ambedue i partner (sebbene sia la femmina ad avere un ruolo maggiore, soprattutto prima della schiusa delle uova): non di rado, essi vengono aiutati in queste operazioni da altri esemplari[2].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Le bufaghe sono abitatrici delle savane africane: l'areale di B. africanus si estende, in maniera frammentaria, in gran parte dell'Africa subsahariana, mentre la presenza di B. erythrorynchus è circoscritta all'Africa orientale: nelle aree in cui l'areale delle due specie si sovrappone, esse si ibridano facilmente[5].

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia è monotipica, comprendendo un singolo genere con due specie ascritte[1]:

Famiglia Buphagidae

Originariamente classificati come una sottofamiglia (Buphaginae) degli Sturnidae, in seguito all'avvento delle indagini tassonomiche del DNA ne è stata evidenziata l'appartenenza a un clade basale a questi ultimi ed ai Mimidae, nell'ambito di una radiazione evolutiva dei Muscicapoidea[6][7][8], rappresentando in tal senso dei fossili viventi dallo straordinario numero di autapomorfie.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Buphagidae, in IOC World Bird Names (ver 6.2), International Ornithologists’ Union, 2016. URL consultato il 15 marzo 2018.
  2. ^ a b c (EN) Craig A., Family Buphagidae (Oxpeckers), in del Hoyo J., Elliott A., Christie D. (a cura di), Handbook of the Birds of the World, 14, Bush-shrikes to Old World Sparrows, Barcelona, Lynx Edicions, 2009, pp. 642–653, ISBN 978-84-96553-50-7.
  3. ^ a b (EN) P Weeks, Red-billed oxpeckers: vampires or tickbirds?, in Behavioral Ecology, vol. 11, nº 2, 2000, pp. 154–160, DOI:10.1093/beheco/11.2.154.
  4. ^ (EN) McElligott A.G., Maggini I., Hunziker L., and Konig B., Interactions Between Red-Billed Oxpeckers and Black Rhinos in Captivity, in Zoo Biology, vol. 23, nº 4, 2004, pp. 347–354, DOI:10.1002/zoo.20013.
  5. ^ Zwols, M. & Hubbard, P., Further sighting of hybrid oxpeckers in the Matobo Hills, Zimbabwe, in Honeyguide, vol. 58, 1, p. 74–75.
  6. ^ (EN) Cibois A. & Cracraft J., Assessing the passerine 'tapestry': phylogenetic relationships of the Muscicapoidea inferred from nuclear DNA sequences, in Molecular Phylogenetics and Evolution, vol. 32, nº 1, 2004, pp. 264–273, DOI:10.1016/j.ympev.2003.12.002.
  7. ^ (EN) Zuccon D., Cibois A., Pasquet E. & Ericson P.G.P., Nuclear and mitochondrial sequence data reveal the major lineages of starlings, mynas and related taxa, in Molecular Phylogenetics and Evolution, vol. 41, nº 2, 2006, pp. 333-344, DOI:10.1016/j.ympev.2006.05.007.
  8. ^ (EN) Buphagidae: Oxpeckers, su TiF Checklist. URL consultato il 13 marzo 2018.

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