Black Kettle

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«Sebbene mi siano stati fatti dei torti, vivo nella speranza. Io non ho due cuori. Ora siamo di nuovo insieme, per fare la pace. La mia vergogna è grande come la terra, tuttavia farò quello che i miei amici mi consigliano di fare. Una volta pensavo di essere l'unico uomo che continuasse a essere amico dei bianchi, ma da quando sono venuti a razziare le nostre abitazioni, i nostri cavalli e tutto il resto, è difficile per me credere ancora ai bianchi»

(Frase attribuita a Mokatȟavataȟ)
Black Kettle

Black Kettle (in italiano Pentola Nera; il suo vero nome era, in lingua cheyenne, Mokatȟavataȟ o Motȟvatȟ, semplificato in Motavato) (Black Hills, 1801Washita, 27 novembre 1868) è stato un condottiero nativo americano, capo degli Cheyenne meridionali, caduto della battaglia del Washita.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Poco si sa di lui, fino alla sua partecipazione fra i capi Cheyenne in occasione di una spedizione condotta contro i Pawnee, nella primavera 1853, da una coalizione di Cheyenne, Arapaho, Kiowa e Kataka (c.d. Kiowa-Apache, ormai parte della nazione Kiowa), Comanche, Teton Lakota meridionali e perfino Absaroke. Mentre la battaglia volgeva a favore dei popoli dei Plains, l'intervento a fianco dei Pawnee di contingenti delle nazioni deportate dall'est, armati e tatticamente organizzati sul modello dei bianchi, ribaltò l'esito finale. Nella primavera 1857 Motavato riuscì a evitare l'intervento degli Cheyenne meridionali al fianco degli Cheyenne settentrionali in rivolta per l'invasione militare del corso del Platte River e dell'Arkansas River, e nell'autunno 1860, insieme a Wokaihwokomais (White Antelope) accettò di trattare quella che, è la truffaldina versione poi sostenuta dai bianchi, fu la cessione delle terre nel Colorado in base al trattato stipulato a Fort Wise (poi Fort Lyon) del febbraio 1861; nell'estate 1863, forti della precedente esperienza, Motavato e Wokaihwokomais rifiutarono di sottoscrivere il trattato per consentire il passaggio della ferrovia nelle loro terre, ed anzi rinnovarono le contestazioni al trattato del 1861. Dopo la gratuita uccisione del capo e suo amico Awoninahku (Lean Bear) per opera delle truppe dipendenti dal col. John Chivington, nel maggio 1864, Motavato trattenne i guerrieri bramosi di vendetta, e si sforzò di "mantenere" la pace coi bianchi, assecondando gli ordini del Governatore John Evans e presentandosi a Fort Lyon e a Fort Larned, per partecipare a un concilio, rivelatosi un fallimento, organizzato dal locale comandante militare, magg. Anthony. Nel territorio gli Indiani erano in fermento, in particolare gli Cheyenne settentrionali, gli Arapaho, I Kiowa e Kataka e i Comanche che si preparavano a una grande scorreria attraverso la regione del Platte River, mentre gli Sichangu e Oglala Teton si riunirono sul Cherry Creek; Motavato si ritirò coi suoi accampandosi sul Sand Creek, dove gli Cheyenne pacifici (Motavato e Wokaihwokomais, con circa 80 tepee e 400 persone) e la fazione pacifista degli Arapaho (Niwat Left Hand con circa 10 tepee e 50 seguaci) confidarono di essere al sicuro secondo gli impegni assunti dal Governatore e dai militari. Il 29 novembre 1864 il 3º Reggimento Cavalleria "Colorado Volunteers" al comando di Chivington e due battaglioni del 1º Reggimento Cavalleria"Colorado Volunteers" al comando del magg. Scott J.Antony e del magg. Luther Wilson, con una batteria di due obici, assalirono e distrussero il villaggio uccidendo circa 300 Cheyenne (fra i quali soltanto 25 guerrieri) e 46 Arapaho (2/3 dei quali donne e bambini, con quattro superstiti), praticando le peggiori atrocità; Motavato riuscì miracolosamente a scampare al massacro di Sand Creek, nel quale furono uccisi anche i capi anziani Ohkohmkhowais (Lupo Giallo) e Wokaihwokomais (White Antelope). Mentre Sinte Galeshka (Coda Chiazzata), coadiuvato da Palani Wicakte (Uccisore-di-Pawnee) scatenava la guerra nel Colorado, distruggendo Julesburg e riducendo a mal partito prima le truppe del gen. Robert B. Mitchell e poi quelle del Gen. Patrick E. Connor, Motavato si ritirò sull'Arkansas River, unendosi, coi propri seguaci superstiti, agli Arapaho del pacifista Hosa (Piccolo Corvo, Little Raven). Negli anni successivi, mentre gli Cheyenne settentrionali furono spinti a combattere insieme alle tribù Teton Lakota agli ordini dei capi più intransigenti, quali, ad esempio, il principale capo degli Hotamitaniu Cheyenne (c.d. Dog Soldiers, appartenenti alla più importante società militare) Naso Aquilino (o "Naso Romano"),[1] o il suo successore Hotoaqihoosis (Toro Alto), più noto col nome Lakota Tonkahaska, gli Cheyenne meridionali, guidati da Motavato, trattarono ancora nuove tregue coi bianchi, per essere infine confinati verso l'attuale Oklahoma, con un accordo stipulato a Medicine Lodge Creek nell'ottobre 1867. A metà del 1868 fu organizzata una serie di campagne d'incursione coloniale in tutto il Kansas meridionale, affidata alla supervisione del generale Philip Sheridan e all'opera di diversi reggimenti, volontari e regolari, di cavalleria e fanteria con un ruolo di punta per il Settimo Cavalleggeri di George Armstrong Custer. Motavato si illuse nuovamente di essere al riparo della bandiera bianca. Invece, sulle rive del fiume Washita, il 29 novembre 1868, all'alba, il campo indiano subì un violentissimo attacco a sorpresa ad opera di Custer: il 7º Cavalleria, forte di 800 uomini, massacrò 103 Cheyenne (fra i quali soltanto 11 guerrieri) e ne catturò 53 (donne e bambini); Motavato morì crivellato di colpi insieme alla moglie e il suo scalpo fu preso, come trofeo, da scout Osage.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il sogno di Naso Romano, farwest.it. URL consultato il 6 dicembre 2014.

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