Basilica di Santa Maria Maggiore de Dom

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Chiesa di Santa Maria Maggiore de Dom
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàBrescia-Stemma.pngBrescia
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
DiocesiDiocesi di Brescia
Stile architettonicoArchitettura paleocristiana
Inizio costruzioneProbabilmente nel VI secolo
DemolizioneXII secolo

Coordinate: 45°32′17.77″N 10°13′17.44″E / 45.53827°N 10.22151°E45.53827; 10.22151

La basilica di Santa Maria Maggiore de Dom era una basilica di Brescia, fondata in epoca paleocristiana sul lato est dell'attuale piazza del Duomo, accanto alla basilica di San Pietro de Dom. Probabilmente distrutta da un incendio o da un terremoto nel corso dell'XI secolo, fu definitivamente demolita nel XII secolo per la realizzazione del duomo vecchio.

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Ipotesi storiografica[modifica | modifica wikitesto]

L'antica basilica invernale, dedicata alla Madonna Assunta, fu fondata probabilmente nel VI secolo[1] e doveva avere dimensioni modeste. L'appellativo de Dom deriva dalla vicinanza con l'antica domus episcopale, dove risiedeva il vescovo con tutto il clero urbano, ancora oggi identificabile con il palazzo vescovile in via Mazzini, proprio dietro le cattedrali. La chiesa era affiancata dalla basilica di San Pietro de Dom, la cattedrale estiva, di costruzione un poco poco più tarda. Nell'anno 848 il vescovo Ramperto vi trasferisce dalla basilica di Sant'Andrea fuori le mura le reliquie di san Filastrio, uno dei padri della cristianità bresciana, e le pone nella cripta di San Filastrio, tuttora esistente sotto il duomo vecchio: ciò impone che, prima dell'848, la cripta doveva già essere stata costruita. Non si hanno dati certi sul come e perché, circa duecento anni dopo, sia andata distrutta: citando Paolo Guerrini, Perché fu distrutta la primitiva basilica che pure aveva i suoi pregi di antichità e memorie? Un edificio sacro, anche se è fatiscente e pericolante, non si distrugge per fabbricarne un altro sullo stesso posto e quasi nelle stesse proporzioni del primo (poiché tale è il duomo vecchio). Bisogna pensare a una distruzione violenta, o per un incendio o per un terremoto che abbiano guastato irrimediabilmente il vecchio e cadente edificio in modo da rendere indispensabile la sua completa ricostruzione[1]. All'epoca in cui è collocabile la distruzione della basilica sono registrati, difatti, due incendi e due terremoti che afflissero la città nell'arco di soli settant'anni, in particolare l'incendio del 1096 che devastò la zona di Piazza del Duomo e l'intero quartiere suburbano del Cordusio, distruggendo i nuclei originari della chiesa di Sant'Agata e della chiesa di San Giovanni e dando il nome, poi rimasto nei secoli, a porta Bruciata. Oltretutto, il primo terremoto fra i due segnalati viene registrato nel 1051, il che avrebbe potuto già compromettere la stabilità dell'edificio, del tutto minata nell'incendio di pochi decenni dopo. Gli altri due eventi registrati, un nuovo terremoto nel 1117 e un altro incendio nel 1144, sono troppo tardi per aver potuto interessare Santa Maria Maggiore de Dom, visto che in quegli anni era quasi certamente già avviata la fabbrica del duomo vecchio.

Ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Della basilica oggi non rimane nulla, se non i resti delle sue fondazioni messi in evidenza sulla pavimentazione interna del Duomo vecchio attraverso l'utilizzo di piastrelle nere, corredate da una scritta, anch'essa posta sul pavimento, che ricorda l'esistenza dell'edificio. Apparterrebbero alla basilica anche i mosaici di epoca romana visibili in più punti all'interno del duomo. Risulta invece praticamente impossibile risalire all'aspetto degli alzati dell'edificio, ad esempio la facciata, poiché non ci sono pervenute testimonianze iconografiche e un'ipotesi di ricostruzione, basandosi sullo spessore delle fondamenta e dei contrafforti a noi giunti, non è mai stata compiuta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Paolo Guerrini, Il Duomo vecchio in Santuari, chiese, conventi, Edizioni del Moretto, Brescia 1986

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Guerrini, Santuari, chiese, conventi, Edizioni del Moretto, Brescia 1986

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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