Atto di Cannes

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Insegne dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio

Con Atto di Cannes si intende un documento stipulato il 14 novembre 1900 nella cittadina francese da Carlo Tancredi di Borbone-Due Sicilie, alla presenza dei membri della sua famiglia, con cui questi ha o avrebbe (esistono differenti interpretazioni in merito) rinunciato alle pretese al trono delle Due Sicilie; vi sono tuttora discussioni sul fatto che in tale atto non fosse comunque compreso il Gran Magistero del Sacro Imperiale Ordine Costantiniano di San Giorgio, spettante al "primogenito farnesiano".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la fine del Regno delle Due Sicilie, e la morte dell'ultimo legittimo sovrano Francesco II delle Due Sicilie senza eredi, a capo della dinastia e quindi Gran Maestro dei relativi ordini dinastici, tra cui primo per importanza era l'Ordine di San Gennaro, ci fu il fratello minore Alfonso di Borbone-Due Sicilie.

Secondogenito di Alfonso era Carlo Tancredi, che alla fine del XIX secolo si fidanzò con la Principessa delle Asturie, erede presuntiva al trono, Maria de las Mercedes di Borbone-Spagna, sorella maggiore di Alfonso XIII di Spagna. In vista del matrimonio (celebrato poi il 14 febbraio 1901, da cui nascerà Alfonso Maria di Borbone-Due Sicilie), il principe Carlo Tancredi sottoscrisse l'atto «avanti di Noi D. Alfonso di Borbone Conte di Caserta (…) Capo della Real Casa e Dinastia delle Due Sicilie», alla presenza di un notaio, del fratello maggiore Ferdinando Pio di Borbone-Due Sicilie e minore Ranieri di Borbone-Due Sicilie con cui dichiarava che «dovendo Egli passare a Nozze con Sua Altezza Reale la Infanta Donna Maria Mercedes, Principessa delle Asturie, ed assumendo per tal matrimonio la nazionalità e la qualità di Principe Spagnuolo, intende rinunziare, come col presente atto solennemente rinunzia per sé e pei Suoi Eredi e Successori, ad ogni diritto e ragione alla eventuale successione alla Corona delle Due Sicilie ed a tutti i Beni della Real Casa trovantisi in Italia ed altrove e ciò secondo le nostre leggi, costituzioni e consuetudini di Famiglia, ed in esecuzione della Prammatica del Re Carlo III, nostro Augusto Antenato, del 6 ottobre 1759, alle cui prescrizioni Egli dichiara liberamente ed esplicitamente sottoscrivere ed obbedire».

Grande Stemma dei Borbone-Due Sicilie: il secondo collare da destra è quello dell'Ordine Costantiniano

Carlo Tancredi, che a breve sarebbe divenuto principe spagnolo, doveva firmare un documento la cui ragion d'essere derivava dalla Prammatica di Carlo III del 1759. In quell'anno infatti Carlo III di Spagna, re di Napoli e Sicilia dal 1734, ereditò il trono spagnolo alla morte del fratellastro Ferdinando VI di Spagna e fu costretto ad abdicare in favore del figlio Ferdinando IV di Napoli poiché, secondo il Trattato di Napoli del 3 ottobre 1759 era proibito per Carlo (e per tutti i suoi successori) di essere Re di entrambi i Regni.

[1]

Pochi giorni dopo, il 6 ottobre 1759, Carlo, divenuto Re di Spagna, con una Prammatica Sanzione stabiliva la divisione delle due case reali sottolineando «dovrà succedere il primogenito maschio di maschio della linea prossima all'ultimo regnante, di cui sia zio paterno o fratello od in maggior distanza, purché sia primogenito nella sua linea nella forma già detta, e sia nel ramo, che prossimamente si distacca, o si è distaccato dalla linea retta primogeniale che l'ordine di Successione da me prescritto non mai possa portare l'unione della Monarchia di Spagna colla Sovranità e Domini Italiani, in guisa che o i Maschi o le Femmine di mia Discendenza di sopra chiamati, sieno ammessi alla Sovranità Italiana, sempre che non sieno Re di Spagna o Principi di Asturias dichiarati già o per dichiararsi».

Contestazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'Atto di Cannes non ha però sancito la decadenza dei diritti per i discendenti di Carlo Tancredi dalla Corona delle Due Sicilie e dal relativo patrimonio araldico : alla morte nel 1960 di Ferdinando Pio di Borbone-Due Sicilie, fratello maggiore di Carlo, il figlio di questi Alfonso giustamente rivendicò per sé i diritti secondo l'assunto della Prammatica Sanzione "... dovrà succedere il primogenito maschio di maschio della linea prossima all'ultimo regnante, di cui sia zio paterno o fratello od in maggior distanza, purcbé sia primogenito nella sua linea, entrando in conflitto con lo zio Ranieri,il quale rivendicava per sé i diritti in base all'accordo sottoscritto, dove comunque si rimandava alla Prammatica Sanzione di Carlo III.

Segnatamente l'Atto di Cannes fu ritenuto nullo, da parte del "ramo alfonsino", per le seguenti ragioni[2]: infrangeva i "patti successori" del Codice Civile Italiano del 1865 (la nuova entità statale in cui era inquadrato l'ex Regno delle Due Sicilie), del Code Civil francese del 1806 (essendo il presunto atto stipulato in territorio francese), del Codice Civile del Regno delle Due Sicilie (titolatura reale disputata); infrangeva le regole di successione di primogenitura farnesiana (ex genere Farnesio) al Gran Magistero Costantiniano; superava la personalità del diritto di rinuncia facendola divenire ereditaria; infrangeva il diritto canonico riguardo al Gran Magistero Costantiniano, poiché essendo ufficio ecclesiastico di elezione pontificia regolato da statuti approvati dalla Santa Sede, qualsiasi rinuncia necessitava di approvazione del Pontefice.

Il Parere del Consiglio di Stato Italiano[modifica | modifica wikitesto]

Sulla questione sorta nel 1960 tra due rami della Casa Borbone che reclamavano entrambi la titolarità dei diritti dinastici e di Capo della Casa, lo Stato Italiano si pronunciò già nel 1963, attraverso una serie di atti di tre Presidenti della Repubblica (Antonio Segni, Giuseppe Saragat e Giovanni Leone), fino all'autorevole parere del Consiglio di Stato Italiano del 1981 che riconosce il Magistero degli Ordini Dinastici e i diritti spettanti al Capo della Casa a Ferdinando Maria.[senza fonte]

La commissione in Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Sulla questione sorta nel 1960 tra due rami della Casa Borbone che reclamavano entrambi la titolarità dei diritti dinastici e di Capo della Casa, il Re di Spagna Juan Carlos di Borbone, quale successore ed erede di Carlo III, nel 1983 decise di affidare la risoluzione della questione ad commissione ai massimi livelli, che si pronunciò ufficialmente[3] con piena legittimità, formata dal Ministero di Giustizia, la Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione il Ministero degli Affari Esteri , l'Istituto Salazar y Castro del Consiglio Superiore delle Investigazioni Scientifiche e il Consiglio di Stato di Spagna che ha prodotto un voluminoso faldone di studi. La Commissione decise con pareri motivati di riconoscere come Capo della Casa Borbone Due Sicilie e Gran Maestro dell'Ordine Costantiniano il discendente del ramo primogenito di Carlo Tancredi, S.A.R. Don Carlos di Borbone delle Due Sicilie-Parma, Duca di Calabria, primogenito farnesiano.

Seguirono ulteriori bollettini sempre in favore del ramo "alfonsino", ad esempio Instrucción General 06/12 del Ministero della Difesa di Spagna[4], e l'Orden Circular del Ministero degli Esteri spagnolo (n. 4/2014)[5].

Temporanea riconciliazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 gennaio 2014 è stato firmato a Napoli un atto di riconciliazione tra le due famiglie[6].

Il 14 Maggio 2016 però Carlo di Borbone-Due Sicilie, non avendo figli maschi, e per la prima volta nella storia del Casato dei Borbone-Due Sicilie, decide di modificare le regole di successione che privilegiano la linea maschile abolendo il criterio di successione della Legge Salica, richiamandosi al diritto europeo (Trattato di Lisbona, 2009) che proibisce la discriminazione tra uomini e donne. Questa decisione, il giorno 29 Giugno 2016 viene contestata[7] da Pedro di Borbone-Due Sicilie, in quanto illegittimo rispetto al codice legislativo dell'ex Regno delle Due Sicilie[8] e rispetto alle leggi ed alle tradizioni di famiglia[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Prammatica Sanzione di Carlo III recità così: «PRAGMATICA SANZIONE DI CARLO III DEL 6 OTTOBRE 1759 "NOI CARLO III, per la grazia di Dio Re di Castiglia, Leone, Aragona, delle, Due Sicilie, Gerusalemme, Navarra, Granata, Toledo, Valenza, Galizia, Majorca, Siviglia, Sardegna, Cordova, Corsica, Murcia, Jaen, Algarves, Algezira,Gibilterra, delle Isole Canarie, delle Indie Orientali ed Occidentalì, delle Isole e Continente dei Mare Oceano; Arciduca d'Austria; Duca di Borgogna, Brabante, Milano, Parma, Piacenza e Castro; Gran Principe Ereditario di Toscana, Conte di Abspurg, Fiandra, Tirolo e Barceliona; Signore di Bistaglia e Molina, ecc., ecc.. Frà le gravi cure, che la Monarchia delle Spagne e delle Indie, dopo la morte dell'amatissimo mio Fratello il Re Cattolico Ferdinando VI, Mi ha recate, è stata quella, che è venuta dalla notoria imbecillità della mente del mio Real Primogenito. Lo spirito dei trattati di questo secolo nostra, che si desideri dall'Europa, quando si possa eseguire senza opporsi alla giustizia, la divisione della potenza Spagnuola dall'Italiana. Vedendomi perciò nella convenienza di provveder di legittimo successore I miei stati italiani nell'atto di passare alla Spagna, e di sceglierlo tra i molti figli, che Dio Mi ha dato, mi trovo nella urgenza di decidere qual dei Miei figli sia presentemente quel secondogenito atto al governo dei popoli, nel quale ricadano gli Stati Italiani senza l'unione delle Spagne e delle Indie. Questa convenienza per la quiete di Europa, che voglio avere, perché non sia chi si allarmi nel vedermi indeciso continuare nella mia persona la Potenza Spagnuola ed Italiana, richiede che fin da ora lo prenda il mio partito rispetto all'Italia. Un Corpo considerabile composto da Me dei Miei Consiglieri di Stato, di un Camerista di Castiglia che qui si trova, della Camera di S.Chiara del Luogotenente della Sommaria di Napoli, e di tutta la giunta di Sicilia, assistito da sei Medici da Me deputati, mi ha riferito, che per guanti esami, ed esperienze abbia fatto, non ha potuto provare nell'infelice Principe uso di Ragione, né principio di discorso, o giudizio umano e che tale essendo stato fin dall'Infanzia, non solamente non è capace né di Religione, né di Raziocinio presentemente, ma neppure apparisce ombra ni speranza per l'avvenire; conchiudendo questo Corpo il suo parere uniforme, che non si deve di Lui ,pensare, e disporre come alla Natura, al Dovere, ed all'affetto paterno si converrebbe. Vendendo Io dunque in questo momento fatale cadere per Divina Volontà il Diritto e la Capacità di Secondogenito nel mio Terzogenito per natura l'Infante Don Ferdinando, ed insieme la di Lui età pupillare, a lui, ed alla Lui tutela ho dovuto pensare per la traslazione dei miei Stati Italiani, come Sovrano, e Padre, che non stimo di esercitare la Tutela e la Cura dei Figlio, che divenga Sovrano Italiano, mentre lo lo sono di Spagna. Costituito dunque l'Infante Don Ferdinando mio Terzogenito per natura nello stato dì ricevere da Me la cessione degli Stati Italiani, passo in primo luogo, ancorche forse senza necessità, ad emanciparlo con questo Presento mio Atto, che Io voglio riputato il più solenne, e con tutto il vigore di Atto legittimo, anzi di Legge e voglio che Egli sia fin da ora libero non solamente della mia Potestà Paterna, ma ancora dalla Somma e Sovrana. In secondo luogo stabilisco ed ordino il Consiglio di Reggenza per la pupillare e minore Età di esso mio Terzogenito, che debbe essere Sovrano dei miei Stati, e Padrone dei Miei Beni italiani, acciò amministri la Sovranità, ed il Dominio durante l'Età Pupillare, e minore col metodo da Me prescritto in una ordinazione di questo stesso giorno firmata di Mia mano, suggellata col mio suggello, e referendata dal mio Consiglieri e Segretario di Stato dei Dipartimento di Stato, e della casa Reale; la quale ordinazione voglio che sia e s'intenda parte integrale di questa, e si riputi in tutto, e per tutto qui ripetuta, acciò abbia la stessa forza di Legge. In terzo luogo decido, e costituisco per Legge stabile e perpetua dei miei Stati e Beni Italiani, che l'Età maggiore di quelli, che dovranno come Sovrani e Padroni averne la libera amministrazione, sia il decimosesto anno compito. In quarto luogo, voglio egualmente per legge costante e perpetua della successione dell'INFANTE DON FERDINANDO, anche a maggiore spiegazione delle Ordinazioni anteriori, che la successione sia regolata a forma de primogenitura col diritto di rappresentazione nella discendenza mascolina di maschio in maschio. A quello della linea retta, che manchi senza figli maschi, dovrà succedere il primogenito maschio di maschio della linea prossima all'ultimo regnante, di cui sia zio paterno o fratello od in maggior distanza, purché sia primogenito nella sua linea nella forma già detta, e sia nel ramo, che prossimamente si distacca, o si è distaccato dalla linea retta primogeniale dell'INFANTE DON FERDINANDO, o da quella dell'ultimo regnante. Lo stesso ordino nel caso di mancare tutti i Maschi di Maschio della Discendenza dell'istesso INFANTE DON FERDINANDO mascolina, e di Maschio di Maschio, rispetto all'INFANTE DON GABRIELE Mio Figlio, al quale dovrà allora passare la Successione, e nei di Lui Discendenti Maschi di Maschio, come sopra. In mancanza di esso INFANTE DON GABRIELE, e dei di Lui discendenti Maschi di Maschio, collo stesso ordine passerà la Successione nell'INFANTE DON ANTONIO, e suoi Discendenti Maschi di Maschio come sopra. Ed in mancanza di questo, e della di Lui Discendenza Mascolina di Maschi di Maschio, la Successione collo stesso ordine passerà all'INFANTE DON SAVERIO e dopo Esso e la di Lui Discendenza tale Mascolina, come sopra agli altri Infanti Figli, che Dio mi desse, secondo l'ordine della natura e Loro Discendenze tali Mascoline. Estinti tutti i Maschi di Maschio, nella Mia Discendenza, dovrà succedere quella femmina del sangue e dell'agnazione, che al tempo della mancanza sia vivente, o sia questa mia Figlia o sia d'altro Principe Maschio di Maschio della mia Discendenza, la quale sia la più prossima all'ultimo Re, ed all'ultimo Maschio dell'agnazione, che manchi, o di altro Principe, che sia prima mancato. Sempre ripetuto, che nella Linea retta sia osservato il diritto de Rappresentazione col quale la prossimità, e la qualità di Primogenitura si misuri, e sia essa dell'Agnazione. Rispetto a questa ed ai Discendenti Maschi di Maschio di Essa che dovranno succedere, si osservi l'ordine stabilito. Anche questa mancando vada la successione al Mio Fratello INFANTE DON FILIPPO, e suoi Discendenti Maschi di Maschio in infinito. E questi ancora mancando, all'altro Mio Fratello INFANTE DON LUIGI, e suoi Discendenti Maschi di Maschio; e dopo mancati questi alla Femmina dell'Agnazione coll'ordine prescritto di sopra. Ben inteso, che l'ordine di Successione da Me prescritto non mai possa portare l'unione della Monarchia di Spagna colla Sovranità e Domani Italiani. In guisa che o i Maschi o le Femmine di mia Discendenza di sopra chiamati, siano ammessi alla Sovranità Italiana, sempre che non siano Re di Spagna o Principi di Asturia dichiarati già, o per dichiararsi quando si altro Maschio, che possa succedere in vigor di questa ordinazione negli Stati e Beni italiani. Non essendovi, dovrà il Re di Spagna, subito che Dio lo provvegga di un altro Maschio Figlio, o nipote o pronipote, a questo trasferire gli Stati e Beni Italiani. Stabilità così la Successione della mia Discendenza negli Stati e Beni Italiani, raccomando umilmente a Dio L'INFANTE DON FERDINANDO, e dandogli la mia Paterna Benedizione ed inculcandogli la Religione Santa Cristiana Cattolica, la giustizia e la Mansuetudine, la Vigilanza, l'Amor dei Popoli, i quali sono, per avermi Fedelmente servito ed obbedito benemeriti della mia Casa Reale; cedo, trasferisco e dono all'istesso INFANTE DON FERDINANDO mio figlio Terzogenito per natura, i Regni delle Sicilie, e gli altri miei Stati, e Beni, e la Ragioni, e Diritti e Titoli, e le azioni Italiane e cedo all'istesso in questo punto la piena tradizione, sicché in Me non rimanga alcuna parte di essi. Egli però, sin dal momento, nel quale lo partirò da questa capitale, potrà col Consiglio di Stato e di Reggenza amministrare tutto quel che sarà da Me a Lui trasferito, ceduto e donato. Spero che questa Mia legge dì Emancipazione, di Costituzione di Età maggiore, dì Destinazione di Tutela, e di Cura del Re pupillo e minore, Di Successione, nei detti Stati e Beni Italiani, di cessione e donazione, ridonderà in bene dei Popoli, in tranquillità dell Mia Famiglia Reale, finalmente contribuira al riposo di tutta anche l'Europa. Sarà la presente Ordinazione sottoscritta da Me, e dal Mio Figlio INFANTE DON FERDINANDO, munita del Mio Suggello, e referendata dagl'infrascritti Consiglieri e Segretari di Stato, anche nella qualità di Reggenti, e Tutori dello istesso Infante Don Ferdinando. Napoli sei Ottobre Mille Settecento cinquantanove. CARLO».
  2. ^ Rif. Roberto Saccarello, Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio - Sotto la Regola di San Basilio, Edizioni Araldiche, Viterbo, 2012, pp. 41-42, nota n. 7
  3. ^ Lettera dell'8 Marzo 1984 a firma del Marchese di Mondéjar Ministro della Real Casa di Spagna: Copia archiviata (PDF), su constantinianorder.org. URL consultato il 1º settembre 2016 (archiviato dall'url originale l'11 settembre 2016).
  4. ^ Trascrizione in lingua Castigliana: http://www.docelinajes.org/2013/05/comentarios-a-la-instruccion-general-0612-del-jeme-del-ejercito-de-tierra-sobre-autorizacion-de-uso-en-el-uniforme-de-recompensas-civiles-y-militares/
  5. ^ Orden Circular 4/2014 del Ministeriode Asuntos Exteriores y de Cooperacion: http://smocsgtoscana.altervista.org/joomla/images/stories/circolareoriginalversion.pdf
  6. ^ http://www.realcasadiborbone.it/atto-di-riconciliazione-dinastica-familiare/[collegamento interrotto]
  7. ^ Lettera di contestazione del 29 giugno 2016 mediante il seguente documento: http://constantinianorder.org/downloads/comunicado-y-carta-italiano.pdf
  8. ^ [1]
  9. ^ Polémica entre los Borbón Dos Sicilias por el cambio en la sucesión, su El Confidencial Digital. URL consultato il 1° giugno 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]