Ammazzacaffè

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Sambuca servita come ammazzacaffè

È detto ammazzacaffè il bicchierino di salvo liquore bevuto dopo il caffè a fine pasto[1], per "ammazzarne" il sapore che rimane in bocca.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'ammazzacaffè è l'assimilazione popolare di un uso nato presso le classi aristocratiche: si usava infatti servire dopo la cena, agli uomini che alzatisi si trasferivano in un'altra stanza per fumare, bere un cognac o un brandy. Oggi viene servito ancora a tavola, anche al pranzo, e generalmente l'offerta comprende, su richiesta, un amaro e un liquore di tradizione locale.

Tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

In Veneto e in Trentino-Alto Adige l'ammazzacaffè è detto resentìn, dal verbo dialettale resentae = sciacquare. Ciò deriva dall'abitudine di bere l'ammazzacaffè direttamente nella tazzina da caffè, appunto risciacquandola[2].

In Piemonte la stessa tradizione del resentìn è nota con il nome di pusa cafè. In piemontese, l'espressione pusa via significa spingere.

I più bevuti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ammazzacaffè, su Vocabolario – Treccani. URL consultato il 5 gennaio 2016.
  2. ^ resentìn, su dialetticon. URL consultato il 5 gennaio 2016.
  3. ^ Limoncello L'ammazzacaffè di ghiaccio - Repubblica.it » Ricerca
  4. ^ Andrea Guolo, Verde è il limoncello, su ilmangione.it, 7 settembre 2012. URL consultato il 21 novembre 2020 (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2012).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]