Amenofi III su slitta processionale (J 838)

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Amenofi III su slitta processionale (J 838)
Ägypten 1999 (274) Luxor-Museum- Statue Amenhotep III. (28449254662) (2).jpg
Autoresconosciuto
Dataprima metà del XIV secolo a.C.
Materialequarzite
Altezza249 cm
UbicazioneMuseo di Luxor, Luxor

La statua di Amenofi III su slitta processionale (J 838) è una antica statua egizia di dimensioni monumentali raffigurante il faraone Amenofi III (1388/6–1350 a.C.) della XVIII dinastia egizia[1][2].

Statua di una statua[modifica | modifica wikitesto]

Questo notevole reperto fu casualmente scoperto nel 1989 nel corso di ordinari lavori di consolidamento in un cortile nel sito del Tempio di Luxor: per la precisione, fu rinvenuto all'interno di un grande nascondiglio (cachette) di statue di divinità e sovrani, delle quali la statua di Amenofi III di dimensioni superiori alla grandezza naturale su una slitta processionale è una delle più pregevoli[1].

Il faraone indossa la Doppia Corona dell'Alto e Basso Egitto, una grossa barba posticcia intrecciata e un gonnellino da cerimonia particolarmente sofisticato; il suo viso è quasi fanciullesco, a dispetto del corpo atletico da uomo nel fiore degli anni[2][3]. Alcune parti mai levigate e rimaste ruvide (il pettorale, i bracciali) erano probabilmente incrostate d'oro. La posa rigidamente retta, con le mani distese lungo i fianchi e il piede sinistro avanzato, è convenzionale, ma la presenza della slitta non ha riscontri nella iconografia scultorea: il pilastro dorsale e il basamento tra i piedi e la slitta indicano che si tratta di una scultura raffigurante non il sovrano, ma una sua statua: si tratterebbe perciò della riproduzione di una statua durante un trasporto (verosimilmente una processione) su una slitta[1][2]. L'egittologo ceco Jaromír Málek ha commentato[1]:

«Una statua che raffigura una statua può parere un concetto assurdo, ma non impossibile nell'arte egizia, in cui molte delle rappresentazioni di divinità in rilievi e dipinti altro non sono che raffigurazioni delle loro statue.»

(J. Málek)

Tuttavia, è possibile che la slitta altro non sia che il geroglifico del nome del dio solare Atum: la statua sarebbe perciò un indizio della crescente importanza del culto solare durante il regno di Amenofi III, destinato ad avere una rivoluzionaria impennata (atonismo) con il successore Akhenaton: l'iscrizione sul retro paragona il faraone al dio Aton stesso[1]. Ciononostante, la statua subì l'iconoclastia dell'enoteista Akhenaton e il nome del dio Amon, pure presente, fu cancellato e mai più restaurato: è dunque possibile che l'opera sia stata dimenticata alla fine dell'epoca amarniana[2].

GD-EG-Louxor-109-2.JPG

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Málek 2003, p. 161.
  2. ^ a b c d Schulz, Seidel 2004, p. 177.
  3. ^ Hawass 2005, p. 148.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]