Alessandro Baratta (incisore)

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Alessandro Baratta (Scigliano, 1583 – ...) è stato un incisore italiano.

Lavorò a Napoli, dove realizzò per il Panegyricus di García de Barrionuevo la copertina e cinque incisioni d'illustrazione nel 1616[1]. L'opera venne dedicata al viceré Pedro Fernandez de Castro, conte di Lemos, e presenta dei primi esperimenti di rappresentazione topografica dell'area di Napoli[1].

Lavorava essenzialmente su rame e realizzò nel 1622 per Mostra generale del gran battaglione di Napoli una rappresentazione della parata militare passante per il ponte della Maddalena per festeggiare l'arrivo a Napoli del viceré Antonio Álvarez de Toledo y Beaumont, V duca d'Alba, un'opera che riprodusse più tardi nel 1627. Lavora per numerosi anni con l'editore Giovanni Orlandi, per il quale realizza 64 tavole della Vita e Miracoli del Gloriosiss.mo Padre Santo Francesco di Paola, pubblicate nel 1627.

Fidelissimae urbis neapolitanæ...[modifica | modifica wikitesto]

La sua opera più nota resta però la Fidelissimae urbis neapolitanæ cum omnibus viis accurata et nova delineatio aedita in lucem ab Alexandro Baratta del 1627[2]: un'incisione su rame che rimane la rappresentazione migliore e più dettagliata del XVII secolo della città[3][4]. L'opera è dedicata al duca d'Alba ed è di dimensioni ragguardevoli: 920 x 2 475 cm, tant'è che lo stesso autore, che risiedeva nei pressi del largo di Palazzo[5], nota nella dedica al viceré (al quale doveva probabilmente la commissione) che ha impiegato molti anni per compiere l'opera[6]. Nel 1629, l'editore Orlandi stampa una seconda edizione della mappa, con alcune variazioni rispetto alla precedente. La veduta verrà ristampata ancora nel 1670, con l'aggiunta della darsena e correggendo la data e poi ancora nel 1679 a cura di Nicola Mautone[7].

Alessandro Baratta, pianta di Napoli 1629.jpg
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Fidelissimae urbis neapolitanae cum omnibus viis accurata et nova delineatio aeditam in luce ab Alexandro Baratta MDCXXVIIII

Si sposta quindi a Genova, dove nel 1637 realizza La famosissima e nobilissima città di Genova: una veduta dettagliatissima [8] che include nella rappresentazione le nuove fortificazioni della città[7]. Da quegli anni a Genova, del Baratta, se ne perdono le tracce.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • 5 tavole per Panegyricus, 1616
  • Mostra generale del gran battaglione di Napoli, 1622
  • Patroni Fidelissimae Urbis Neapolitanae, 1622 (riedizione della vista del 1611 di Giovanni Orlandi)
  • 64 tavole della Vita e Miracoli del Gloriosiss.mo Padre Santo Francesco di Paola, 1627 (con rime di don Orazio Nardino Cosentino)
  • Fidelissimae urbis neapolitanæ cum omnibus viis accurata et nova delineatio aedita in lucem ab Alexandro Baratta, 1629
  • Cavalcata, 1632
  • La famosissima e nobilissima città di Genova, 1637

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b De Seta, p. 46.
  2. ^ G. Pane, Fidelissimae Urbis Neapolitane..., in Napoli nobilissima, vol. 25, 1-2, 1986, pp. 28-39.
  3. ^ (ES) Ciro Birra, Enbach. Visiones cruzadas. Los virreyes de Nápoles y la imagen de la Monarquía de España en el Barroco, su www.ub.edu. URL consultato il 16 marzo 2017.
  4. ^ Ermanno Bellucci, Vladimiro Valerio, Piante e vedute di Napoli dal 1600 al 1699, Napoli, Electa, marzo 2007, ISBN 978-88-51002626.
  5. ^ Archivio Diocesano di Napoli
  6. ^ Simonetta Golia, ‘Questa bella Partenope’. La Pianta Baratta al Museo di San Martino, su www.beniculturali.it. URL consultato il 16 marzo 2017.
  7. ^ a b Cesare De Seta, L' immagine della città - la Repubblica.it, in Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 17 marzo 2017.
  8. ^ Andrea Canziani, Tiziano Mannoni e Daniela Pittaluga, Dati storico.archeologici dell'arsenale di Genova. Dal sottosuolo all'elevato., in David J. Blackman, Maria Costanza Lentini (a cura di), Ricoveri per navi militari nei porti del Mediterraneo antico e medievale, Edipuglia, 2010, p. 169.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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