Omicidio di Alberto Brasili

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L'omicidio di Alberto Brasili venne commesso il 25 maggio 1975 a Milano da militanti neofascisti mentre la vittima, uno studente italiano, era insieme con la sua fidanzata Lucia Corna.

Alberto Brasili e Lucia Corna

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Cenni biografici della vittima[modifica | modifica wikitesto]

Alberto Brasili da quando ha quattordici anni alterna lo studio al lavoro. La sua è una famiglia in condizioni economiche precarie e quindi anche lui contribuisce lavorando. Di giorno fa il commesso presso un negozio di anti-furti elettrici dalle parti di Piazza De Angeli, mentre di sera frequenta i corsi dell'istituto professionale Settembrini. Nel clima infuocato di quegli anni, Brasili non rimane indifferente alle manifestazioni per il diritto allo studio. Nel 1970 partecipa all'occupazione dell'istituto per l'introduzione del biennio sperimentale; viene fermato dalla polizia durante le azioni di sgombero e identificato. Nonostante questo non è un militante di movimenti organizzati, né un estremista politico. Può essere inserito tra i simpatizzanti della sinistra senza avere mai avuto però un impegno politico in senso organico[1].

L'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1975 gli scontri fra elementi di estrema destra ed estrema sinistra a Milano crearono un clima diffuso di diffidenza reciproca e di violenza, incattivito dalle uccisioni di Sergio Ramelli (aggredito il 13 marzo e morto il 29 aprile), di Claudio Varalli[2] (ucciso il 16 aprile) e Giannino Zibecchi[3] (ucciso il 17 aprile). La sera di domenica 25 maggio 1975, Brasili sta passeggiando in centro con la fidanzata, Lucia Corna, di pochi anni più giovane di lui; indossa un eskimo, dei jeans, porta la barba e i capelli lunghi e per quegli anni ciò è sufficiente a identificarlo come un militante di sinistra e in più l'eskimo è quasi una divisa per i fautori della contestazione giovanile[1]. Alle ore 22.30 i due passano in via Mascagni all'angolo con Piazza San Babila, dove Brasili nota un adesivo elettorale del MSI attaccato a un palo della luce e lo stacca e questo gesto attira l'attenzione di cinque giovani estremisti di destra, Antonio Bega, Pietro Croce, Giorgio Nicolosi, Enrico Caruso e Giovanni Sciavicco[4], che in quel momento stanno uscendo da un bar di corso Vittorio Emanuele. Piazza San Babila è un luogo frequentato da esponenti neofascisti e nelle vicinanze si trova anche una sede del MSI; le scorribande dei giovani di destra sono frequenti nella zona[1], tanto che il termine sanbabilino era usato come sinonimo di neofascista[1]. I cinque convinti di trovarsi di fronte un comunista iniziano a pedinare i due per punirli del gesto. Brasili e Corna non si accorgono di essere pedinati.


L'agguato scatta di fronte alla sede provinciale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia:

«Li ho sentiti arrivare quando erano ormai alle nostre spalle - raccontò poi Lucia - e ho visto luccicare le lame dei coltelli. Uno dei cinque mi ha afferrata e ha cominciato a colpirmi mentre gli altri si accanivano su Alberto»

(Lucia Corna)

I due vengono accoltellati ripetutamente. Brasili viene raggiunto da cinque fendenti, uno dei quali gli sarà fatale raggiungendo il cuore mentre la ragazza, colpita due volte all'emotorace sinistro, sfugge alla morte solo perché la lama manca il cuore di pochi centimetri; il ragazzo morirà poco dopo il suo arrivo all'ospedale Fatebenefratelli[1]. Nei giorni seguenti sia la stampa di sinistra che quella di destra dipingono scenari di lotta politica. In un primo momento si diffonde la voce che a compiere l'agguato sarebbero stati militanti di sinistra che avrebbero scambiato Brasili per un avversario politico. Alcuni giornali parlano genericamente di "drogati". Mentre il Manifesto, giornale comunista, rifiuta l'ipotesi di un delitto isolato e vi scorge un gesto forte, un vero e proprio complotto fascista, compiuto in vista, di lì a tre giorni, del primo anniversario della strage di Piazza della Loggia[1].

Commemorazione[modifica | modifica wikitesto]

Sulla lapide a lui dedicata in via Pietro Mascagni a Milano sono scolpite le seguenti parole

«QUI DI FRONTE ALL'ANPI IL 25 MAGGIO 1975 È STATO TRUCIDATO DA SQUADRACCIA FASCISTA LO STUDENTE LAVORATORE BRASILI ALBERTO ACCUSATO DI ESSERE CITTADINO ESEMPLARE, SPERARE PER IL PROGRESSO CIVILE E DEMOCRATICO, CREDERE NEGLI IDEALI DELLA RESISTENZA - COMITATO PERMANENTE ANTIFASCISTA PER LA DIFESA DELL'ORDINE REPUBBLICANO[5]»

In seguito all'imbrattamento della lapide con una croce celtica, l'ANPI organizzò una manifestazione per protesta contro l'atto vandalico.[6]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Questo episodio diede lo spunto al regista Carlo Lizzani per la realizzazione del film San Babila ore 20: un delitto inutile, girato l'anno successivo alla morte di Brasili.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Andrea Accorsi, Daniela Ferro, I 100 delitti di Milano, Roma, Newton Compton Editori, 2014, pp. 382, ISBN 978-88-541-7353-8.
  2. ^ scheda e lapide
  3. ^ scheda e lapide
  4. ^ Pene indulgenti per i fascisti che hanno assassinato Brasili [collegamento interrotto], su archiviostorico.unita.it.
  5. ^ Scheda
  6. ^ manifestazione da ANPI Archiviato il 15 gennaio 2009 in Internet Archive.
  7. ^ San Babila Ore 20 Un Delitto Inutile, su it.movies.yahoo.com, 25 giugno 2007. URL consultato il 21 novembre 2018 (archiviato dall'url originale il 25 giugno 2007).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo (1965-1978), Milano, Rizzoli, 1991.
  • Michele Brambilla, L'Eskimo in redazione, Bompiani, 1993

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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