Akhmad Kadyrov

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Akhmad Abdulkhamidovič Kadyrov (in russo: Ахмат Абдулхамидович Кадыров?; Karaganda, 23 agosto 1951Groznyj, 9 maggio 2004) è stato un paramilitare e Gran Mufti della Repubblica cecena di Ichkeria durante e dopo la prima guerra cecena e Presidente della Cecenia in seguito alla seconda guerra cecena.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Akhmad (traslitterato: Akhmat) Abdulkhamidovich Kadyrov nacque il 23 agosto 1951 a Karaganda, nella Repubblica Socialista Sovietica Kazaka, da una famiglia cecena vittima della deportazione di massa dei ceceni del 1944 decisa da Stalin, che accusava l'etnia caucasica di aver appoggiato gli invasori tedeschi durante l'invasione dell'Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale. Nel 1957, la sua famiglia poté fare ritorno in Cecenia, e nel 1980 Akhmad cominciò a studiare i precetti dell'Islam, prima a Bukhara, nella RSS Kazaka, e successivamente a Tashkent, nella Repubblica Socialista Sovietica Uzbeka, per poi tornare nuovamente in Cecenia nall'inizio degli anni novanta per dedicarsi all'attività religiosa.

Prima Guerra Cecena[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla dichiarazione d'indipendenza della Repubblica Cecena, Kadyrov si schierò con l'ala separatista, guidata dall'allora Presidente Dzhokhar Dudayev, combattendo nella Prima Guerra Cecena, dando il suo contributo all'ottenimento dell'indipendenza de facto della Repubblica Cecena d'Ichkeria[1]. Nel 1995 fu nominato Gran Mufti ceceno.

Seconda Guerra Cecena e Presidenza[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio della Seconda Guerra Cecena, Kadyrov decise di abbandonare il fronte indipendentista ceceno ed offrì la propria collaborazione alle forze russe, adducendo come motivazione la presenza di troppi seguaci della dottrina wahabita e troppi mujahedin stranieri tra le milizie separatiste che, secondo lui, avevano trasformato la guerra in nome del nazionalismo ceceno in una guerra religiosa. In conseguenza di ciò, fu immediatamente estromesso dalla carica di Gran Mufti dal nuovo Presidente Aslan Maskhadov, anche se Kadyrov non accettò mai tale decisione. Rassegnò invece le proprie dimissioni alcuni mesi dopo, per intraprendere una carriera politica laica[2].

Quando, nel luglio 2000, la Russia riacquistò il controllo della regione, Kadyrov fu nominato capo della nuova amministrazione provvisoria dal leader russo Vladimir Putin[3]. Il 14 maggio 2003 Kadyrov scampò ad un attentato da parte di una kamikaze ordito dal leader indipendentista ceceno Šamil Basaev. Nonostante ciò, il successivo 5 ottobre fu eletto, in seguito ad elezioni di dubbia legalità (l'OSCE e molte ONG denunciarono brogli elettorali), Presidente della neonata Repubblica Autonoma di Cecenia con l'83% circa delle preferenze. Sin dall'inizio improntò la sua politica su posizioni filo-russe, e promosse un'amnistia per i membri delle forze separatiste cecene, cui offrì di entrare nella polizia della repubblica o nella sua milizia personale, i cui membri furono spregiativamente soprannominati Kadyrovtsy (Kadyroviti).

Morte ed eredità politica[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 maggio 2004, Kadyrov rimase ucciso in seguito ad un attentato esplosivo che distrusse il settore VIP dello Stadio Sultan Bilimkhanov di Grozny, all'interno del quale si stava svolgendo una parata per celebrare la Giornata della Vittoria. Oltre a lui, persero la vita altre dodici persone (diverse fonti riportarono invece 30 vittime), tra cui due kadyroviti, il capo del Consiglio di Stato Ceceno ed un reporter della Reuters, oltre a 56 feriti[4]. La responsabilità dell'attentato fu rivendicata da Basaev.

Suo figlio Ramzan è in seguito divenuto Primo Ministro reggente della Cecenia nel 2005, nonché Presidente due anni più tardi.

Akhmad Kadyrov è sepolto presso la Moschea Centrale di Grozny.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mike Bowker, Western Views of the Chechen Conflict in Richard Sakwa (a cura di), Chechnya: From Past to Future, 1ª ed., London, Anthem Press, 2005, pp. 223–38, ISBN 978-1-84331-164-5.
  2. ^ James Hughes, The Peace Process in Chechnya in Richard Sakwa (a cura di), Chechnya: From Past to Future, 1ª ed., London, Anthem Press, 2005, pp. 265–88, ISBN 978-1-84331-164-5.
  3. ^ Russia appoints Chechen leader, BBC News, 12 giugno 2000.
  4. ^ Bodyguards foil assassination of Chechen leader: report, AFP, 29 luglio 2008.

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