Abu l-A'la Maududi

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Sayyid Abu l-Aʿla Maududi (Urdu: ابو الاعلى مودودی o, secondo la versione araba, Abū l-Aʿlā al-Mawdūdī (أبو الأعلى المودودي ), talora indicato all'inglese col nome Maudoodi o anche Mawdudi; Aurangabad, 25 settembre 1903Buffalo, 22 settembre 1979[1]) è stato un teologo e politico pakistano, conosciuto anche come Mawlānā (Maulana) o Shaykh Sayyid Abul A'la Mawdudi o Abul Ala Maududi, e considerato uno fra i più importanti pensatori musulmani del XX secolo.[2]

Figura politica di primo piano nella sua patria Pakistan, fondò il partito politico chiamato Jamaat-e-Islami.[3]

Fra i suoi lavori scritti, Maududi è ricordato per la sua esegesi coranica (tafsīr ) The Meaning of the Qur'an (Tafhim ul-Quran (lett. "La comprensione del Corano").

Gioventù[modifica | modifica sorgente]

Abu l-Aʿla Maududi nacque il 25 settembre 1903 (3 Rajab 1321 dell'Egira) ad Aurangabad (Pakistan), all'epoca parte dello stato principesco di Hyderabad (attualmente Maharashtra), India). Il padre di Maududi era l'avvocato Ahmad Hasan e Abu l-Aʿla Maududi era il più giovane dei suoi due fratelli.[4]

Maududi in giovanissima età ricevette in casa la propria istruzione. Presto fruì però di un'istruzione formale e completò i suoi studi secondari nella Madrasa Furqaniyya. Per i suoi successivi studi frequentò la Darul Uloom (dall'arabo Dār al-ʿulūm) di Hyderabad. Tali ultimi studi tuttavia furono intralciati dal precario stato di salute e dalla successiva morte del padre ed egli completò il suo iter formativo al di fuori dei percorsi d'istruzione istituzionali.

Fondazione della Jamaat-e Islami[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Jamaat-e Islami.

Nel 1941, Maududi fondò la Jamaat-e Islami (JI) nell'allora India britannica, forgiandola come un movimento politico-religioso col fine di promuovere i valori e le pratiche dell'Islam. Dopo la spartizione dell'India, la JI si ricollocò nel panorama del nuovo Stato del Pakistan, nato nel 1947, che egli auspicava assumesse un volto decisamente più legato all'Islam di quanto non si proponessero invece i suoi Padri-fondatori. La JI è al momento il più antico partito religioso del Pakistan.[5]

Con la spartizione del sub-continente indiano, la JI si divise in numerosi gruppi. L'organizzazione guidata da Maududi è al momento nota come Jamaat-e Islami Pakistan. Esistono anche la Jamaat-e Islami Hind, la Jamaat-e Islami Bangladesh e gruppi autonomi nel Kashmir indiano, come pure in Sri Lanka.[5]

Maududi fu eletto primo Amir (lett. "comandante", ma qui nel senso di "Guida, Presidente" ) della Jamaat-e Islami e conservò tale carica fino al 1972 allorché lasciò tale responsabilità per motivi di salute.[5]

Nel 1953, la JI e altre organizzazioni religiose chiesero che i musulmani dell'Ahmadiyya fossero ufficialmente dichiarati non-musulmani e dai successivi scontri di piazza che si ebbero scaturirono 2.000 morti fra gli aderenti solo della Ahmadiyya nel Punjab pakistano.

Islam e politica[modifica | modifica sorgente]

Maududi formulò il concetto di "teo-democrazia,"[6], identificando nei tre principi del tawhid (unità e unicità di Dio), della risala (profezia) e della khilafa (califfato) gli elementi strutturali del sistema politico islamico.[7] Maududi asserisce che la democrazia islamica è antitetica rispetto al concetto occidentale e secolare di democrazia, basata sulla hakimiyya (sovranità) del popolo.[8] In una democrazia islamica la sovranità di Dio e quella del popolo si escludono reciprocamente.[9] Maududi asserisce che un governo islamico deve accettare la supremazia della Legge islamica (shari'a ) che deve compenetrare ogni aspetto della vita politica e religiosa.[10] La dottrina politica di Maududi è basata essenzialmente sull'unicità di Dio (tawhīd ) espressa nell'Islam, per cui l'uomo ha una posizione di assoluta dipendenza verso il Creatore, non è quindi responsabile del suo destino in quanto è soggetto ad errore e ad imperfezione. Solo riconoscendo Dio la posizione dell'uomo si può elevare, e quest'ultimo dovrà gestire gli affari del mondo secondo le direttive impostegli da Dio. In Mawdūdī il concetto di (tawhīd ) sfocia irrimediabilmente anche nella politica, quindi in un pensiero che, ritenendo l'unica sovranità possibile quella di Dio, esclude ogni altro tipo di sovranità. In questo modo l'ideologia dell'Islam appare come un progetto totalizzante che non può essere diviso: si deve ammetterlo per intero o rifiutarlo per intero. La certezza della sovranità di Dio implica la superiorità di una vita autenticamente islamica nei confronti di tutti gli altri sistemi sociali inventati dall'uomo..[11]

Opere principali[modifica | modifica sorgente]

Maududi ha pubblicato numerosi libri, fra cui:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sayyid Abul Ala Maududi
  2. ^ Kate Zebiri, Review of Maududi and the making of Islamic fundamentalism, Bulletin of the School of Oriental and African Studies, University of London, Vol. 61, No. 1. (1998), pp. 167-168.
  3. ^ Jamaat-e Islami
  4. ^ Sayyid Abul A'la Maududi. Sito Web ufficiale della Jamat-e Islami.
  5. ^ a b c Jamaat-e Islami, GlobalSecurity.org, Retrieved 2007-7-1
  6. ^ Abu al-A'la al-Mawdudi, "Political Theory of Islam," in Khurshid Ahmad, ed., Islam: Its Meaning and Message, London, Islamic Council of Europe, 1976, pp. 159-61).
  7. ^ Abu al-A'la al-Mawdudi, Islamic Way of Life, Delhi, Markazi Maktaba Islami, 1967, p. 40: John L. Esposito e James Piscatory, "Democratization and Islam," pp. 436-7, 440; John L. Esposito, The Islamic Threat, pp. 125-6; Voll ed Esposito, Islam and Democracy, pp. 23-6.
  8. ^ Abu al-A'la al-Mawdudi, Political Theory of Islam, Lahore, Islamic Publications, 1976, pp. 13, 15-7, 38, 75-82
  9. ^ Abu al-A'la al-Mawdudi, "Political Theory of Islam", in John J. Donahue e John L. Esposito, eds., Islam in Transition: Muslim Perspective, New York, Oxford University Press, 1982, p. 253.
  10. ^ Muhammad Yusuf, Maududi: A Formative Phase, Karachi, the Universal Message, 1979, p. 35.
  11. ^ K. Fouad Allam, "L'islām contemporaneo", in: (a cura di G. Filoramo), Islam, Roma-Bari, 1999.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Renzo Guolo, L'Islam è compatibile con la democrazia?, Roma-Bari, Editori Laterza, 60 p.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 71401109 LCCN: n79081477