Ahmadiyya

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Mirza Ghulam Ahmad

La Ahmadiyya (Lingua urdu أحمدیہ, arabo: أحمدية‎) è un movimento religioso organizzato, nato in ambito islamico. È diffuso a livello internazionale e ha sedi in 193 paesi (a Londra, nel borgo di Merton, si trova la sede centrale con la principale moschea Ahmadiyya che è la più grande d' Europa: la moschea Baitul Futuh[1]). È uno dei 73 gruppi originatisi in alveo islamico, di estrazione sunnita, anche se è giudicato eretico dal momento in cui il suo fondatore affermò che con lui si riapriva il ciclo profetico che invece, per l'Islam sunnita e sciita, è (per dogma) esaurito con la figura di Muhammad.

Allo stato attuale è particolarmente difficile offrire una valutazione affidabile circa la consistenza numerica del movimento, dal momento che gli Ahmadi tendono a parlare di varie decine di milioni di fedeli in tutto il mondo mentre, per converso, i vari paesi musulmani (Pakistan in testa) tendono a sottostimarla vistosamente. Calcoli di problematica affidabilità forniscono la cifra di circa 10 milioni di adepti (4 dei quali nel solo Pakistan). Secondo gli Ahmadi il numero è tuttavia in costante crescita, soprattutto in Asia e Africa. Una presenza significativa si registra anche a Malta con la sede principale a Ta' Xbiex.

Il movimento della Ahmadiyya è stato fondato nel 1889 da Hazrat (che significa "Eccellenza") Mirza Ghulam Ahmad (1835-1908) nel remoto villaggio indiano di Qadian (Punjab). Egli proclamò di essere il riformatore tanto atteso da varie comunità religiose nei Giorni Ultimi che precedono il Giudizio Universale. Il movimento che egli fondò riprende il messaggio dell'Islam - pace, fratellanza universale e sottomissione alla volontà di Dio - e per gli aderenti rappresenta forse il pensiero più dinamico dell'Islam nella storia moderna. Crede saldamente nell'insegnamento del Corano quando afferma: "Non c'è costrizione nella religione" (2:256). Rifiuta decisamente la violenza e il terrorismo in qualsiasi forma e per qualsiasi motivo. Il suo motto inglese è “Love for All, hatred for None”, ossia “Amore per tutti, odio per nessuno”.

Il movimento della Ahmadiyya è considerato dagli adepti creato sotto guida divina, con l'obiettivo di fare rinascere i valori morali e spirituali dell'Islam. Incoraggia il dialogo interreligioso ed è impegnato nell'opera di correzione dei vari malintesi che si nutrono sull'Islam in Occidente. Il movimento offre una presentazione chiara della saggezza, filosofia, moralità e spiritualità dell'Islam come derivato dal Corano e dalla pratica (Sunna) del profeta dell'Islam, Muhammad e tra l'altro suggerisce un'interpretazione della resurrezione di Gesù, forse ispirata dal docetismo, secondo la quale Yuz Asaf (nome con cui è chiamato Gesù) sarebbe stato crocifisso e sarebbe sopravvissuto 4 ore sulla croce, quindi si sarebbe ripreso dal suo svenimento all'interno della tomba in cui era stato deposto. Sarebbe più tardi morto in Kashmir in tarda età mentre era alla ricerca delle tribù perdute d'Israele. Egli avrebbe annunciato la venuta di Muhammad dopo di lui: cosa che i cristiani avrebbero male interpretato. Il movimento islamico degli Ahmadi di Qādyān e di Lahore, in India - considerato eretico dalla maggioranza dell'Islam - sostiene che Gesù non sarebbe morto in croce, ma sarebbe fuggito dalla Palestina verso l'India, dove sarebbe vissuto ancora per molti anni fino a morire di vecchiaia (all'età di 120 anni)[2] a Srinagar, nel Kashmir: qui si trova infatti un monumento tradizionalmente indicato come «la tomba di ‘Īs» (nome simile a quello con il quale i musulmani chiamano Gesù, ʿĪsā ibn Maryam), il luogo dove si trovano le spoglie mortali di Yuz Asaf (nome indiano buddista), il profeta venuto dall'occidente.

Tale ipotesi è stata ripresa e divulgata in occidente in tempi relativamente recenti dagli scritti dell'ufologo Andreas Faber-Kaiser[3]. Questi si rifaceva, a sua volta, al contenuto di un preteso e mai mostrato manoscritto tibetano (che dunque con l'Islam non ha nulla a che fare), che il giornalista russo Nicolas Notovitch aveva riportato nel libro La vie inconnue de Jesus Christ pubblicato in lingua francese nel 1894. In tale manoscritto sarebbe stata contenuta la narrazione della vita di Gesù in Tibet. Notovich affermava di aver ricevuto il manoscritto dalle mani del superiore del monastero di Hemis nel Ladakh indiano ma, alle richieste degli studiosi occidentali, il superiore affermò di non aver mai incontrato Notovich, e lo denunciò come mentitore. Il manoscritto, non è mai stato visto né mostrato a nessuno. Della confutazione delle affermazioni di Notovich si occuparono, all'epoca, il teologo statunitense Edgar J. Goodspeed, l'orientalista tedesco Max Müller e un non meglio identificato professor J. Archibald Douglas.

La tesi di Gesù morto in India è sostenuta anche da Omraam Mikhaël Aïvanhov e, secondo il Paramhansa Yogananda, Gesù sarebbe vissuto in India dai 13 ai 30 anni circa (anni di cui i Vangeli non parlano), benché entrambi i maestri spirituali si limitino a citarla senza approfondire l'argomento.

Il gruppo, oltre ad essere attivo nella formazione religiosa e culturale dei suoi componenti, è anche molto attivo nel servizio dell'umanità in generale. Dovunque il movimento si sia stabilito, cerca di esercitare un'influenza costruttiva dell'Islam attraverso progetti sociali, istituti educativi, servizi medico-sanitari, pubblicazioni islamiche e costruzione di moschee, malgrado la persecuzione di cui sono vittime gli Ahmadi in alcuni paesi. Il movimento ha dato vita all'organizzazione umanitaria “Humanity First”, che svolge missioni umanitarie in vari paesi (Bosnia, Kosovo, nella giapponese Kobe, nell'indonesiana Aceh, nel Kashmir pakistano e in altri Paesi ancora).

Il gruppo ha un canale TV satellitare internazionale, Muslim Television Ahmadiyya International, che trasmette sulla banda 24.7 in urdu, inglese, bengali, francese, tedesco, arabo, hausa, swahili e indonesiano. Tutta la gestione di questo canale è affidata a volontari come la maggiore parte delle sue attività nei vari paesi. Altri mezzi di comunicazione comprendono Internet, numerosi libri in varie lingue ed altre pubblicazioni. Il gruppo è completamente autofinanziato con i contributi degli aderenti.

La comunità islamica, nelle sue varie declinazioni, è unanime nel rifiutare un qualsiasi riconoscimento a Mirza Ghulam Ahmad, che viene anzi denominato come murtadd, cioè apostata dall'Islam, a causa dell'incompatibilità irriconciliabile tra le dottrine da lui professate e il credo islamico. Parimenti, secondo i musulmani il movimento dei seguaci di Mirza Ghulam Ahmad, che pur si considera facente parte dell'islam, non è solo eterodosso, ma totalmente "esterno" all'Islam.

In Italia il gruppo conta circa 500 persone di varie origini con presenze più numerose a Padova/Vicenza, Brescia, Milano/Como, Parma, Bologna e Roma. Il centro culturale della comunità, acquistato il 10 ottobre del 2008, si trova a San Pietro in Casale (Bologna).

Alcuni membri del movimento, come il defunto sir Muhammad Zafrullah Khan (primo ministro degli Affari Esteri pakistano; presidente della 16ª Assemblea generale delle Nazioni Unite; Presidente e Giudice della Corte Internazionale di Giustizia, dell'Aia) e il Dott. Abdus Salam (Premio Nobel per la fisica in 1979 e fondatore e direttore dell'International Centre for Theoretical Physics (ICTP) di Trieste) sono stati membri della Ahmadiyya.

Dopo il decesso del fondatore, il movimento della Ahmadiyya è stato guidato dai suoi successori eletti (Khalìfa). L'attuale (quinta) Guida del movimento, Hazrat Mirza Masrur Ahmad, è stato eletto nel 2003 al posto del defunto Hazrat Mirza Tahir Ahmad che era stato eletto nel 1982.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Baitul Futuh [http://www.baitulfutuh.org/index.html
  2. ^ Bausani, nota a Cor. IV, 157-59.
  3. ^ "Gesù visse e morì in Kashemir. La tomba di Gesù a Srinagar?", Milano, 1978

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