A Satana

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A Satana
Autore Giosuè Carducci
1ª ed. originale 1863
Genere poesia
Lingua originale italiano

A Satana è una poesia di Giosuè Carducci nella forma di inno in cinquanta quartine di quinari sdruccioli a schema rimico ABCB, secondo il modello del "brindisi", cioè di un componimento poetico estemporaneo da recitarsi a tavola. [1]

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

«Tu solo, o Satana, animi e fecondi il lavoro, tu nobiliti le ricchezze. Spera ancora, o proscritto»,[2] scriveva Pierre-Joseph Proudhon. Jules Michelet produceva le prove storiche dell'ingiustizia perpetrata ai danni di Satana, identificato con la scienza e la natura, sacrificate alla mortificazione cristiana. Figura di martire politico in Proudhon, venato di riflessi scientifici in Michelet, Satana diveniva emblema del progresso e «del prodigioso edificio ... delle istituzioni moderne»,[3] simbolo di una verità brutalmente calpestata o occultata dal clero.

Furono dunque questi i prodromi del celebre inno A Satana. Recatosi Carducci a Firenze nel settembre 1863 per la stampa dell'opera su Agnolo Poliziano, in una nottata insonne gli ruppe dal cuore la poesia che definì «chitarronata», ovvero non riuscita nello stile ma foriera di verità. «L'Italia col tempo dovrebbe innalzarmi una statua, pel merito civile dell'aver sacrificato la mia coscienza d'artista al desiderio di risvegliar qualcuno o qualcosa... perché allora io fu un gran vigliacco dell'arte», scriverà anni dopo.[4]

L'inno nella prima stesura del 1863 fu inviato da Carducci all'amico Giuseppe Chiarini accompagnato da questo commento:

« È inutile che io avverta aver compreso nel nome di Satana tutto ciò che di nobile e bello e grande hanno scomunicato gli ascetici e i preti con la formola "Vade retro Satana"; cioè la disputa dell'uomo, la resistenza all'autorità e alla forza, la materia e la forma degnamente nobilitate. È inutile che io segni al tuo giudizio le molte strofe tirate giù alla meglio per finire: nelle quali è il concetto dilavato ma non la forma. Bisogna tornarci su, su questa poesia, e con molta attenzione. Ma non ostante mi pare che pel concetto e pel movimento lirico, io possa contentarmene. Pigliala adesso com'è [...] Dopo letto ricorda che è il lavoro di una notte. »

La poesia senza la terzultima strofe fu pubblicata a Pistoia nel novembre 1865 con lo pseudonimo, usato per la prima volta, di Enotrio Romano; del 1867 è l'edizione completa sempre con la stessa firma. Il testo definitivo è del 1881.

Testo[modifica | modifica wikitesto]

A Satana
 
A te, de l'essere
Principio immenso,[5]
Materia e spirito,
4 Ragione e senso;
 
Mentre ne' calici
Il vin scintilla
Sí come l'anima
8 Ne la pupilla;
 
Mentre sorridono
La terra e il sole
E si ricambiano [6]
12 D'amor parole,
 
E corre un fremito
D'imene arcano
Da' monti e palpita
16 Fecondo il piano;[7]
 
A te disfrenasi
Il verso ardito,
Te invoco, o Satana,
20 Re del convito.
 
Via l'aspersorio
Prete, e il tuo metro![8]
No, prete, Satana
24 Non torna in dietro![9]
 
Vedi: la ruggine
Rode a Michele [10]
Il brando mistico,
28 Ed il fedele
 
Spennato arcangelo
Cade nel vano.
Ghiacciato è il fulmine
32 A Geova in mano.[11]
 
Meteore pallide,
Pianeti spenti,
Piovono gli angeli
36 Da i firmamenti.
 
Ne la materia
Che mai non dorme,
Re de i fenomeni,
40 Re de le forme,
 
Sol vive Satana. [12]
Ei tien l'impero
Nel lampo tremulo
44 D'un occhio nero,
 
O ver che languido
Sfugga e resista,
Od acre ed umido
48 Pròvochi, insista.[13]
 
Brilla de' grappoli
Nel lieto sangue,
Per cui la rapida
52 Gioia non langue,
 
Che la fuggevole
Vita ristora,
Che il dolor proroga
56 Che amor ne incora.[14]
 
Tu spiri, o Satana,
Nel verso mio,
Se dal sen rompemi [15]
60 Sfidando il dio
 
De' rei pontefici,
De' re crüenti:
E come fulmine
64 Scuoti le menti.[16]
 
A te, Agramainio,
Adone, Astarte,[17]
E marmi vissero
68 E tele e carte,
 
Quando le ioniche
Aure serene
Beò la Venere
72 Anadiomene.[18]
 
A te del Libano [19]
Fremean le piante,
De l'alma Cipride
76 Risorto amante:
 
A te ferveano
Le danze e i cori,
A te i virginei
80 Candidi amori,
 
Tra le odorifere
Palme d'Idume,[20]
Dove biancheggiano
84 Le ciprie spume.[21]
 
Che val se barbaro
Il nazareno
Furor de l'agapi
88 Dal rito osceno
 
Con sacra fiaccola
I templi t'arse
E i segni[22] argolici
92 A terra sparse?[23]
 
Te accolse profugo
Tra gli dèi lari
La plebe memore
96 Ne i casolari.[24]
 
Quindi un femineo
Sen palpitante
Empiendo, fervido
100 Nume ed amante,
 
La strega pallida
D'eterna cura
Volgi a soccorrere
104 L'egra natura.[25]
 
Tu a l'occhio immobile
De l'alchimista,
Tu de l'indocile
108 Mago a la vista,
 
Del chiostro torpido
Oltre i cancelli,
Riveli i fulgidi
112 cieli novelli.[26]
 
A la Tebaide
Te ne le cose
Fuggendo, il monaco
116 Triste s'ascose.[27]
 
O dal tuo tramite
Alma divisa,
Benigno è Satana;
120 Ecco Eloisa.[28]
 
In van ti maceri
Ne l'aspro sacco:
Il verso ei mormora
124 Di Maro e Flacco
 
Tra la davidica
Nenia ed il pianto;
E, forme delfiche,
128 A te da canto,[29]
 
Rosee ne l'orrida
Compagnia nera,
Mena Licoride,
132 Mena Glicera.[30]
 
Ma d'altre imagini
D'età più bella
Talor si popola
136 L'insonne cella.[31]
 
Ei, da le pagine
Di Livio, ardenti
Tribuni, consoli,
140 Turbe frementi
 
Sveglia; e fantastico
D'italo orgoglio
Te spinge, o monaco,
144 Su 'l Campidoglio[32]
 
E voi, che il rabido
Rogo non strusse,
Voci fatidiche,
148 Wicleff ed Husse,
 
A l'aura il vigile
grido mandate:
S'innova il secolo
152 Piena è l'etade.[33]
 
E già già tremano
Mitre e corone:
Dal chiostro brontola
156 La ribellione,
 
E pugna e prèdica
Sotto la stola
Di fra' Girolamo
160 Savonarola.[34]
 
Gittò la tonaca
Martin Lutero:
Gitta i tuoi vincoli,
164 Uman pensiero,
 
E splendi e folgora
Di fiamme cinto;
Materia, inalzati:
168 Satana ha vinto.[35]
 
Un bello e orribile
Mostro si sferra,
Corre gli oceani,
172 Corre la terra:
 
Corusco e fumido
Come i vulcani,
I monti supera,
176 Divora i piani;
 
Sorvola i baratri;
Poi si nasconde
Per antri incogniti,
180 Per vie profonde;
 
Ed esce; e indomito
Di lido in lido
Come di turbine
184 Manda il suo grido,
 
Come di turbine
L'alito spande:
Ei passa, o popoli,
188 Satana il grande.
 
Passa benefico
Di loco in loco
Su l'infrenabile
192 Carro del foco.[36]
 
Salute, o Satana,
O ribellione,
O forza vindice
196 De la ragione!
 
Sacri a te salgano
Gl'incensi e i vóti!
Hai vinto il Geova
200 De i sacerdoti.[37]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il poeta invoca Satana che egli vede agire prepotentemente nei fenomeni naturali, nell'ebbrezza del vino e nell'allegria del convito, nell'amore per le donne, nell'ispirazione artistica. Il vecchio Geova con i suoi angeli è ormai defunto. Era Satana ad essere invocato nei riti delle streghe. Era lui a fomentare le scoperte scientifiche degli alchimisti e dei maghi, a tentare con le sue seduzioni i monaci penitenti nel deserto, ad ispirare pensieri di verità nelle menti dei riformatori.

Come profeti del trionfo di Satana Carducci indica Heine, Quinet, Proudhon, Michelet che hanno esaltato la gioia di una vita tutta materiale, la superiorità del libero pensiero e della razionalità, il progresso delle scienze contro il fanatismo cristiano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudia Bussolino, Glossario di retorica, metrica e narratologia, Alpha Test, 2006 p.39
  2. ^ P.J.Proudon, De la Justice dans la révolution et dans l'église, Paris, Frères Garnier, 1858
  3. ^ J.Michelet, La sorcière, Paris, Garnier-Flammarion, 1966
  4. ^ Piero Bargellini, Giosuè Carducci, Brescia, Morcelliana, 1934, p.151
  5. ^ Infinito principio di tutto ciò che esiste
  6. ^ Si scambiano
  7. ^ Dai monti arrivano suoni come quelli di un misterioso matrimonio (Imene) e la pianura feconda pullula di vita.
  8. ^ e le tue litanie liturgiche
  9. ^ Satana non teme i tuoi esorcismi
  10. ^ Si sfalda nel tempo che la corrode la spada dell'ormai senza ali Arcangelo Michele con la quale l'angelo fedele a Dio cacciò gli angeli ribelli
  11. ^ Ormai spento è il fulmine nelle mani di Dio, il Geova ebreo
  12. ^ Satana è il signore della materia sempre viva e dei fenomeni naturali
  13. ^ Satana prevale quando riluce nei neri occhi ammaliatori delle donne sia che resistano o invitino all'amore
  14. ^ La gioia che dura poco è ravvivata dal vino che ridà vita, allontana il dolore e incoraggia l'amore
  15. ^ se scaturisci dal mio petto
  16. ^ inciti alla ribellione le menti
  17. ^ Alle antiche divinità orientali corrispondenti a Satana furono dedicate statue di marmo e quadri su tela e scritti su carta,
  18. ^ Quando il clima mite della Ionia accarezzava Venere
  19. ^ Per te Satana-Adone amante di Venere ucciso e risorto i venti del Libano agitavano i cedri
  20. ^ Zona costiera della Siria dove si celebravano riti primaverili per il ritorno di Adone
  21. ^ Per te erano danze e canti per te i primi innocenti amori tra le palme d'Idume dove s'infrangono le onde che vengono da Cipro
  22. ^ Alcune edizioni riportano erroneamente "sogni"
  23. ^ A che cosa è valso che i cristiani, che celebrano riti osceni nei loro banchetti, come barbari furiosi hanno incendiato i templi e distrutte le testimonianze dell'Argolide?
  24. ^ Scacciato dalle città Satana trovò rifugio e accoglienza nel mondo delle divinità contadine
  25. ^ Dai casolari (quindi= da lì) tu Satana, ardente dio che riempie d'amore un seno di donna palpitante ti rivolgi a soccorrere la fragile umanità della strega pallida per l'eterna paura.
  26. ^ Tu oltre le porte dell'addormentato chiostro monacale riveli nuove risplendenti verità all'alchimista immerso nei suoi studi e al mago che non si arrende a rinunciare a scoprire nuove conoscenze.
  27. ^ Si nascose a te nella Tebaide il triste monaco rifuggendo le cose umane.
  28. ^ Ecco per te Eloisa, anima divisa dal tuo amante, Satana è benigno.
  29. ^ Inutilmente (Eloisa) ti consumi nella tua rozza tonaca, Satana insinua (da canto) tra i salmi di Davide e i canti penitenziali i versi di Virgilio e di Orazio e la bellezza apollinea (delfiche) classica.
  30. ^ Tra le terribili vesti nere dei monaci porti le fanciulle Licoride (cantata da Virgilio) e Glicera (celebrata da Orazio).
  31. ^ Ma di altre immagini dell'antica Roma, l'età più bella, si popola la cella dove il monaco trascorre le notti insonne.
  32. ^ Satana attraverso le opere di Tito Livio risveglia le moltitudini frementi delle glorie romane dei tribuni e dei consoli e spinge sul Campidoglio un monaco acceso di italo orgoglio.
  33. ^ E voi, che non siete stati distrutti dal rogo rabbioso, [voi] voci che annunciano il fato, John Wyclif e Jan Hus diffondete nell'aria il vostro messaggio profetico: l'età è matura, sta per giungere una nuova era.
  34. ^ E già tremano mitre e corone: dai chiostri mormora la ribellione che combatte e predica nascosta dalla tonaca di Girolamo Savonarola.
  35. ^ Come Martin Lutero si spogliò del saio così la ragione umana si liberi dalle superstizioni e sfolgori splendente avvolta da fiamme infernali poiché Satana ha vinto.
  36. ^ Come un mostro bello e orribile corre sferragliando attraversando oceani e terre: fiammeggiante e fumoso come i vulcani va oltre i monti e divora velocemente le pianure, attraversa i baratri sui ponti, si nasconde nelle gallerie attraversando le profonde montagne ed alla fine riesce alla luce come il vento turbinoso lancia il suo fischio e spande il suo vapore: Satana il grande sta passando, o popoli, un carro di fuoco che porta benefici in ogni luogo.
  37. ^ Salve Satana, simbolo di ribellione, della forza vittoriosa della regione! A te si rivolgano riti e preghiere! Satana ha ormai vinto il Dio dei preti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giosuè Carducci, Poesie, a cura di Mario Saccenti, 2013.

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