Verità e metodo

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Verità e metodo
Titolo originale Wahrheit und Methode
Autore Hans-Georg Gadamer
1ª ed. originale 1960
Genere Saggio
Sottogenere Filosofia
Lingua originale tedesco

Verità e metodo (Wahrheit und Methode in tedesco), è la principale opera filosofica di Hans-Georg Gadamer, pubblicato per la prima volta nel 1960. Il nucleo fondamentale della ricerca filosofica di Gadamer in Verità e Metodo si muove sul terreno dell'ermeneutica.

Tematiche e contenuti[modifica | modifica sorgente]

Si propone di elaborare un'"ermeneutica filosofica", discorso che Heidegger aveva avviato ma non approfondito. Il suo obiettivo era quello di scoprire la natura della comprensione umana, rivelando il carattere universale (ossia presente in ogni forma di sapere) del fenomeno del comprendere e, correlativamente, indagando - per dirla con termini kantiani - le condizioni di possibilità, ossia le strutture trascendentali che ne rendono sempre di nuovo possibile la genesi nel pensiero umano. Gadamer critica due approcci alle scienze umane (Geisteswissenschaften). Da un lato si mostra critico degli approcci moderni alle discipline umanistiche, modellati sul metodo delle scienze naturali, dall'altro criticò l'approccio dell'ermeneutica romantica, rappresentato ad esempio da Friedrich Schleiermacher, il quale riteneva che interpretare correttamente un testo significasse recuperare l'intenzione originale dell'autore che l'ha scritto. Gadamer respinge come irrealizzabile l'ideale di oggettività delle scienze della natura, e suggerisce invece che il significato è creato attraverso una comunicazione intersoggettiva.

L'attenzione di Gadamer, sulla scia dell'insegnamento heideggeriano[1] si rivolge soprattutto al concetto di precomprensione (Vorverständnis), o pregiudizio, ossia alla tendenza che il pensiero, allorché si accinge intenzionalmente a conoscere qualcosa, in particolare il significato di un testo scritto, mostra ad attribuire all'ente conoscendo un senso in qualche misura preconcetto, il quale, peraltro, non è del tutto arbitrario in quanto riflette il senso in cui la tradizione della comunità di cui fa parte il ricercatore assume quell'ente. Quando ciascuno emette un giudizio è influenzato dalla propria visione del mondo (Weltansicht), che tuttavia non costituisce un inconveniente, bensì una condizione fondamentale del processo cognitivo. È per questa ragione che egli può affermare che: "Di per sé, pregiudizio significa solo un giudizio che viene pronunciato prima di un esame completo e definitivo di tutti gli elementi obiettivamente rilevanti"[2]. Secondo questo punto di vista, il pregiudizio non va eliminato, ma abitato con una certa phrónesis ("saggezza", o meglio ancora "prudenza"), concetto che Gadamer recupera esplicitamente da Aristotele: "L'interprete non può proporsi di prescindere da sé stesso e dalla concreta situazione ermeneutica nella quale si trova"[3].

È così che si viene a configurare il "circolo ermeneutico". Ogni interpretazione è infatti influenzata dai nostri pregiudizi storici, nel senso che le nostre conoscenze che caratterizzano la comprensione del presente sono determinate da una continua stratificazione di nozioni che si formano grazie al costante dialogo tra l'opera e i suoi interpreti. Tale circostanza trova un'illustrazione nell'importante, e talvolta frainteso, concetto di "fusione degli orizzonti" (Horizontverschmelzung), il processo che porta il fruitore del testo all'interno del circolo ermeneutico, in cui si fondono due orizzonti: quello dell'interprete, formatosi entro la tradizione e la precomprensione del presente, e quella del testo, che porta con sé l'insieme di tutte le interpretazioni e tradizioni che ha vissuto.

Verità e metodo non vuole essere l'illustrazione di un nuovo metodo ermeneutico di interpretazione dei testi. Gadamer intendeva Verità e metodo come la descrizione di quello che facciamo sempre quando interpretiamo le cose (anche se noi non lo sappiamo).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cfr., in particolare, par. 32 di Essere e tempo.
  2. ^ Gadamer, op. cit., p. 561
  3. ^ Gadamer, op. cit., p. 699

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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