Sirena

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« Alle Sirene giungerai da prima,
Che affascinan chiunque i lidi loro
Con la sua prora veleggiando tocca. »
(Omero. Odissea XII, 52-54. Traduzione di Ippolito Pindemonte, 1862, Rizzoli editore - BUR, 1961, p. 333)
La sirena di tradizione ellenica, in un piatto del VI secolo a.C.

Le sirene (dal latino tardo sirēna[1], classico sīrēn – pl.: sīrēnes[2], trascrizione del greco Σειρήν Seirḗn – pl.: Σειρῆνες Seirênes) erano in origine delle figure religiose greche dalle forme ornitomorfe e caratterizzate da un seducente richiamo. Successivamente tali entità mitologico-religiose verranno trasferite nella tradizione della Roma antica. Queste sirene dell'antichità classica si sovrappongono spesso, nella denominazione in lingua italiana, con differenti figure leggendarie.

Le sirene nella cultura religiosa greca[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sirene (religione greca).

Ibridi ittiomorfi o ornitomorfi?[modifica | modifica sorgente]

Le origini mediterranee[modifica | modifica sorgente]

« Per dimostrare le affinità tra i miti delle più lontane nazioni, avviciniamo alle Sirene le Ondine. Queste ultime, anch'esse divinità marine, figlie di Nikar, il "Nettuno" scandinavo, si trovano nel Baltico e in tutti i mari del Nord. Bellissime, occhi azzurri e capelli d'oro, adescano i marinai e li uccidono o li fanno schiavi. »
(Dino Provenzal, Echi di Grecia e di Roma, Historia, Cino del Duca, luglio 1968 n. 168)
Sirena in una statua funeraria del I secolo a.C. proveniente da Myrina. Le "sirene" stazionavano alle porte degli Inferi
La sirena aurea Sovann Maccha della tradizione Khmer e Thai in una rappresentazione murale

Le sirene classiche dell'antichità mediterranea affondano il loro mito in epoche che non hanno tuttora potuto far giungere a noi documentazione originale scritta. Citate nell'Odissea e non descritte, si ricollegano a precedenti epiche, come il mito degli Argonauti e quindi alla civiltà egea. Sono comunque numerose le rappresentazioni coeve e precedenti di esseri alati con capo o con capo e busto femminili che vengono associate alle sirene.

L'origine letteraria, nell'antichità classica, della figura delle sirene è nell'Odissea di Omero dove vengono presentate come cantatrici marine abitanti un'isola presso Scilla e Cariddi, le quali incantavano, facendo poi morire, i marinai che incautamente vi sbarcavano. La loro isola mortifera era disseminata di cadaveri in putrefazione. Ma Odisseo, consigliato da Circe, la supererà indenne.

Omero non descrisse l'aspetto fisico delle sirene; a tal proposito si è presupposto[3] che ciò sia dovuto alla consapevolezza di Omero che il proprio uditore conoscesse le forme di queste creature grazie ad altri racconti mitici come le avventure di Giasone e degli Argonauti[4] avendo il compito di consolare le anime dei defunti con il loro dolce canto e di accompagnarle nell'Ade.

Il rimescolamento con altri miti e leggende[modifica | modifica sorgente]

Sulla base di testi e bestiari medioevali, nelle traduzioni in e da lingue anglosassoni e successive reintroduzioni, attualmente esiste una sovrapposizione di esseri differenti che vanno dalle originarie creature ornitomorfe, raffigurate sulle ceramiche attiche come rapaci dalla testa femminea a quelle successive ittiomorfe e col busto di donna, derivate da esse in epoca medioevale, o appartenenti a tradizioni diverse. Dette creature che in lingua inglese sono distinte in:

  • Siren (dal latino sirena) e
  • Mermaid (dal medio inglese mĕre col significato di "lago profondo e paludoso" o anche "oceano" e maiden nel significato di "vergine"[5])
    in lingua italiana attualmente si sovrappongono indicandole con unico sostantivo: "sirene".
    Nella stessa lingua inglese comunque gli equivoci si sovrappongono. Tendenzialmente siren sono le originali creature omeriche, alate o caudate che siano (ma in molti dipinti, prevalentemente otto-novecenteschi troviamo diversi spiriti acquatici identificati come siren), mentre mermaid sono sempre e comunque differenti spiriti acquatici femminili, se ibridi muniti di coda e mai alati.

La sovrapposizione e la confusione terminologica appartiene, differentemente, anche all'altro ramo della tradizione mediterranea; nella lingua greca moderna le sirene "caudate", condivise da mito, leggenda e folclore vengono ugualmente sovrapposte e confuse con altri miti antichi, denominandosi in entrambi i casi Gorgoni (γοργόνες (λαογραφία), del folclore e γοργόνες (μυθολογία), mitologiche), ma differenziandosi nel nome dalle sirene omeriche, σειρήνες.

La parola identifica quindi indistintamente e quindi scorrettamente, in primo luogo per carenze terminologiche, le creature greco classiche, personaggi dei miti norreni e in generale nordeuropei della storia tardo-medioevale e della storia moderna, ridenominazioni di divinità della storia antica di area medio-orientale, in particolare siriaca, e morfologicamente analoghe divinità e creature della tradizione orientale di Siam e regioni indiane e indocinesi come la Suvannamaccha della Ramakien.
Si tratta di utilizzo diffuso di archetipi morfologici di ibrido; nella stessa cultura greco antica erano molteplici le raffigurazioni assimilabili a ciò che attualmente identifichiamo con "sirena"; arpie e tritoni, esemplificativamente, riassumevano le due forme pur condividendo poco col mito delle sirene omeriche.

« Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena, se tu ci rendi – fata dagli occhi di velluto, ritmo, profumo, luce, mia unica regina! – l'universo meno odioso, meno pesante il minuto? »
(Charles Baudelaire, Inno alla Bellezza)

Le confusioni si sono propagate non solo a livello gergale, ma hanno dato origine a utilizzi che in parte richiamano correttamente particolarità della sirena omerica (fascino, pericolosità, seduzione, richiamo, da cui la metafora della femme fatale, o sirena, e la funzione di richiamo della sirena acustica), in parte si riferiscono, e anche in ambito scientifico (sirenii o sirenia, sirenidi, o sirenidae, sindrome della sirena o sirenomelia) o popolare alla sirena munita di pinna caudale, che sia conformata a mo' di pesce, cetaceo, pinnipede o sirenide, a seconda delle rappresentazioni. Di queste ultime si riferirà dopo una visione generale delle sirene dell'antichità classica.

Le sirene nelle altre culture antiche[modifica | modifica sorgente]

Secondo i glossografi siriani le sirene sarebbero invece esseri metà uomo e metà cavallo, e in arabo ed etiopico il termine al plurale seriel o ṣedānālat presenta una tipologia di mostri misteriosi abitanti il deserto come nel caso, in epoca ellenistica, della septuaginta in cui il termine σειρὴν era utilizzato per tradurre tutte le diverse specie necrofaghe o animali pensati tali[6].

Le sirene nel Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Sirene con la parte inferiore a doppia coda di pesce (particolare di capitello, Monasterio de Sant Pere de Galligants, Girona, XII secolo. Con la diffusione del Liber Monstrorum, nel Medioevo le Sirene iniziarono ad essere raffigurate non più come "vergini-uccello" ma come "vergini-pesce".
La leggenda della melusina, in un dipinto ottocentesco di Julius Hubner

In un bestiario medievale dell'VIII secolo[7], il Liber Monstrorum, le sirene afferenti all'antichità classica vengono descritte, per la prima volta, con la parte inferiore del corpo a forma di coda pesce.

(LA)
« Sirenae sunt marinae puellae quae navigantes pulcherrima forma et canto mulcendo decipiunt et capite usque ad umbilicum sunt corpore virginali et humano generi simillimae; squamos tamen piscium caudas habent, quibus semper in gurgite latent »
(IT)
« Le sirene sono fanciulle marine che ingannano i naviganti con il loro bellissimo aspetto ed allettandoli col canto; e dal capo e fino all'ombelico hanno il corpo di vergine e sono in tutto simili alla specie umana; ma hanno squamose code di pesce che celano sempre nei gorghi »
(Liber Monstrorum, I,VI)

Nella successiva epoca basso medioevale interviene e si diffonde, in particolare con la letteratura cavalleresca e l'ideale dell'amor cortese un differente mito basato su leggende dell'Europa continentale, quello delle Melusine. Di tradizione completamente differente, condivide con la sirena classica l'aspetto semiumano e la capacità di fascinare gli uomini, "probabilmente" contribuendo al diffondersi della nuova forma immaginifica.

Ibridi ed equivoci, le sirene ittiomorfe[modifica | modifica sorgente]

Il pescatore e la sirena, titolo originale: The Fisherman and the Syren, 1858, di Frederic Leighton, un esempio dell'uso del termine siren o syren ad indicare anche in lingua inglese un differente spirito acquatico
Ulisse e le sirene, titolo originale: Ulysses and the Sirens, 1891, di John William Waterhouse, un esempio di sirena classica ornitomorfa nella tradizione preraffaellita.
Ulisse e le sirene, titolo originale: Ulysses and the Sirens, 1909, di Herbert James Draper, un esempio di sirena intesa in senso classico, ma ittiomorfa, nella tradizione preraffaellita.
Sirene (tela di Cesare Viazzi, 1901)

L'ibrido donna-animale nelle sue diverse connotazioni, nasce dunque, come indicato nella premessa, da un equivoco o da una tradizione, tuttavia non attestata, secondo la quale le sirene, gettatesi in mare per non essere riuscite a trattenere l'eroe Odisseo/Orfeo, si sarebbero trasformate in vergini-pesce[8]. Su questi ed altri equivoci, a volte assimilanti anche altri esseri come ninfe naiadi e spiriti acquatici come la nixie, e molti personaggi di favole e mitologie anglosassoni e norrene, continua a perdurare una ormai inestricabile confusione terminologica.

In ogni caso, per traslazione o trasformazione, un tipico esempio dell'evoluzione del termine e della sua rappresentazione lo troviamo in uno dei simboli di Varsavia, la Warszawska Syrenka o sirena guerriera di Varsavia. La più antica immagine della sirena di Varsavia giunge dal 1390. Nel centro storico troneggia lo stemma: una figura con piedi di uccello, corpo di un drago e volto umano.
Nel secolo successivo (1459) mostra la coda di pesce, un busto femminile con mani e piedi con artigli da uccello.

La forma attuale di una donna con una coda di pesce deriva dal 1622, e questa disposizione è la forma odierna. Nella mano sinistra tiene uno scudo, una spada nella destra. Dal 1938 è mostrata su uno sfondo rosso.

A Varsavia ci sono attualmente due statue della sirena. La più vecchia è stata creata dallo scultore Hegel Konstanty, in lega di zinco, situata sulla Piazza della Città Vecchia 1855. La nuova statua è stata creata dallo scultore Ludwika Nitschowa nel 1939. Modella di riferimento è stata l'etnografa, poetessa e partigiana Krystyna Krahelska che cadde nella rivolta di Varsavia del 1944 come infermiera.

La sedia della St. Senara's Church

Nella cultura contemporanea, in virtù appunto della sovrapposizione tra i termini inglesi siren e mermaid, e largamente nella cultura popolare le sirene sono generalmente indicate come ibridi donna-animale con busto da donna e coda di pesce. Diffusamente note in tutte le culture odierne, anche grazie alla fiaba dello scrittore danese Hans Christian Andersen, pubblicata per la prima volta nel 1836. Esse sono coloro che cantano negli oceani e ingannano gli uomini, facendoli annegare. In molte fiabe invece, troviamo esse come pacifiche creature marine abitanti di Atlantide.

Nella St. Senara's Church, chiesa di San Senara del XII secolo, a Zennor Churchtown, Cornovaglia, si trova una delle più note rappresentazioni, una scultura lignea in altorilievo, sul lato di una sedia, un simbolo che ha avuto diverse interpretazioni da parte dei fedeli medievali. Prima dell'era cristiana, le sirene (mermaid) sono state uno dei simboli di divinità del mare e dell'amore. In una mano tenevano una mela cotogna e nell'altra un pettine. Più tardi la mela cotogna è stata cambiata in uno specchio, simbolo di vanità e di mancanza di cuore per i cristiani medievali come simbolo di lussuria e un monito contro i peccati della carne. Ma localmente, appunto in Cornovaglia, aveva anche un'altra interpretazione più ispiratrice tra le comunità marinare, dove è stata utilizzata anche per illustrare le due nature di Cristo. Mentre la sirena era umana e pesce, così Cristo poteva essere nello stesso tempo umano e divino, un messaggio che avrebbe colpito gli abitanti di questa regione isolata le cui vite erano intrecciate con il mare. La leggenda locale, La leggenda della sirena di Zennor sostiene che questa figura commemora un evento reale dalla storia parrocchiale, quando il canto di un corista di nome Matteo Trewhella, avrebbe adescato una sirena a giungere a terra dalle profondità del mare. Secondo il racconto ogni domenica essa si sedeva in fondo alla chiesa, incantata dalla sua bella voce. Un giorno, non più contenendo la sua infatuazione, lo portò al piccolo ruscello che scorre ancora attraverso il centro del paese e porta in mare a Cove Pendour nelle vicinanze. Matteo Trewhella non fu mai più visto. Nelle calde serate estive, a piedi nella pittoresca insenatura ora chiamata "Mermaid Cove", si dice che si sentano i due amanti cantare felici insieme, e le loro voci passano ascoltabili attraverso il fragore delle onde che si infrangono.

Diverse origini mitiche e letterarie di differenti divinità chiamate comunemente "sirene"[modifica | modifica sorgente]

La dea Atargatis, in Aramaico Atar‘atah, era una divinità siriaca, chiamata anche Deasura; appartiene alla storia delle religioni del Vicino Oriente antico, nella Mezzaluna Fertile. Viene oggi indicata come dea-sirena, per l'aspetto del suo corpo, che ha forma di pesce, e così è descritta, ad Ascalona, da Diodoro Siculo[9][10].

Sul verso di una moneta di Demetrius III Eucaerus, la raffigurazione di Atargatis, velata, dal corpo di pesce, fiancheggiata da steli d'orzo, che porta in mano un fiore

All'epoca antica la divinità era assimilabile a quella di Afrodite, la dea dell'amore. Era raffigurata con sembianze di donna e pesce, secondo la concezione tipica della successiva sirena norrena. Con Caistro, figlio di Achille, ebbe anche un figlio, di nome Efeso ed una figlia chiamata Semiramide.

Ad Ugarit, tavolette cuneiformi attestano la feconda “Donna Divinità del Mare” (rabbatu atiratu yammi), e tre divinità Canaanite — Anat, Asherah e Ashtart — condividono molti tratti e possono essere state adorate insieme o separatamente durante i 1500 anni di storia della regione.[11]

A Ascalon, Hierapolis Bambyce, e ad Edessa, erano intitolati un grandi templi; c'erano vasche per i pesci, che potevano essere toccati solo dai sacerdoti[12]. Glueck nel 1936 notò che “ad oggi c'è un pullulare di vasche per i pesci sacri, i cui pesci sono intoccabili, a Qubbet el-Baeddwī, un monastero derviscio tre chilometri ad est di Tripoli[13].

Nella cultura religiosa sincretica a Doura-Europos, era adorata come Artemis Azzanathkona.[14] Negli anni trenta del XX secolo numerose busti in bassorielievo nabateo di Atargatis erano identificati da Nelson Glueck a Khirbet et-Tannûr, in Giordania, nelle rovine di un tempio nei pressi di un CE del primo secolo[15]. A Doura Europus, tra gli attributi di Atargatis figurano il fuso e lo scettro o l'amo[16].

Dalla Siria, la sua adorazione si estese in Grecia e all'ovest più lontano. Luciano[17] e Apuleio danno descrizioni dei preti mendicanti che viaggiarono per le grandi città con una immagine della divinità su un asse e raccoglievano le elemosine. L'ampia estensione del culto è largamente attribuibile ai mercanti siriani. In molti casi Atargatis, ‘Ashtart, e altre divinità che una volta erano stati culti e mitologie indipendenti, divennero sincretismi, fuse l'una con l'altra e così estese da apparire indistinguibili.

Questa fusione è esemplificata dal tempio di Carnion, che è probabilmente identico al famoso tempio di ‘Ashtart a Ashtaron-Karnaim. Atargatis appare generalmente come la moglie di Hadad; queste sono le divinità protettrici della comunità locale. Atargatis, che veste una corona merlata, è l'antenata della casata reale, il fondatore di una vita sociale e religiosa, la divinità della generazione e della fertilità (dimostrata dalla prevalenza di emblemi fallici), e l'inventrice di utili strumenti). Non meno naturalmente, essa è identificata con la greca Afrodite. Dalla congiunzione di queste molte funzioni, invece di originare una divinità del mare analoga ad Amphitrite, divenne in ultima analisi una grande dea della natura, analoga a Cybele e Rhea: in sintensi, Atargatis riassume tutti gli aspetti della protezione che l'acqua esercita nei confronti della vita; in un altro, l'universo dei mondi paralleli[18]; in un terzo (influenzato, senza dubbio, dall'astrologia caldea), il potere del destino.

Diodoro Siculo, (2.4.2), citando Ctesias, racconta come la dea si innamorò di un giovane, del quale rimase incinta, e come per la vergogna si lasciò affogare in un lago vicino Ascalon, come il corpo di lei fu tramutato in pesce, benché la sua testa rimanesse umana. La bambina di Atargatis, Semiramis, crebbe e divenne la regina degli Assiri.

Una recente analisi del culto di Atargatis è il saggio di Per Bilde[19], in cui Atargatis appare nel contesto di altri grandi divinità ellenizzate dell'Est.

La sirena come figura simbolica[modifica | modifica sorgente]

Sirena, scultura di Mark Antokol'skij, 1900

Secondo il libro di Dorothy Dinnerstein, Mermaid and the Minotaur, queste creature ibride uomo-animale, possono trasmettere i concetti emergenti di antichi esseri umani diversi dagli animali: "La natura umana è contraddittoria, e le nostre differenze di animali terrestri sono misteriose e profonde". Gloria Jean Watkins, bell hooks, cita Dorothy Dinnerstein nel suo libro The Will to Change: Men, Masculinity, and Love, interpretando la figura simbolica della sirena, come archetipo femminile primordiale, calato nella cultura che contrappone uomini e donne. La figura viene vista e rivisitata in chiave psicoanalitica, alla ricerca di una sintesi maschio-femmina nei temi relativi alla cura e all'educazione della prole.

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

La sirena, specie nella sua forma ittiomorfa, è frequentemente ripresa in vari ambiti della cultura popolare (specie il fantasy); sono numerosi i film che trattano le sirene come temi classici, dalle più rigorose ricostruzioni mitiche e storiche, fino ai peplum, alle saghe animate, ai film di avventura – tra i tanti il film Ulisse del 1954 diretto da Mario Camerini, e L'Odissea televisiva del 1968. A questi si aggiungono opere che nulla hanno a vedere con il mito originario.

A supporto della sovrapposizione delle diverse figure e della convergenza in un'unica denominazione, due commedie cinematografiche dal titolo italiano Sirene, originariamente portavano due differenti titoli in lingua inglese: Sirene (titolo originale Mermaids) diretto da Richard Benjamin nel 1990 e Sirene (titolo originale Sirens) diretto nel 1994 da John Duigan.

Nell'ambito delle fiabe, assai famosa è La sirenetta di Hans Christian Andersen, e dalla quale è stato tratto l'omonimo film Disney del 1989; la sirena protagonista della fiaba è divenuta il simbolo della città di Copenaghen, e le è stata dedicata anche una statua.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giacomo Devoto, Avviamento all'etimologia italiana, Milano, Mondadori, 1979.
  2. ^ Luigi Castiglioni, Scevola Mariotti, Vocabolario della lingua latina, 2ª ed., Torino, Loescher [1966], 1990.
  3. ^ Alessandra Tarabochia Canavero, Sirene, un canto per l'anima in I Greci. Il sacro e il quotidiano, Milano, Silvana Editoriale, 2004, p. 134 ISBN 8882158128.
  4. ^ Cfr. a tal proposito la stessa Odissea XII, 69-72
  5. ^ Middle English Dictionary (a cura di Sherman M. Kuhn). The University of Michigan Press, 1998, pag.342
  6. ^
    « Occorre ricordare che secondo i glossografi siriani le Sirene sono esseri metà uomo e metà cavallo[Cfr. Roscher, Lex. cit. s.v. ὀνοκένταυροι ὀνοσκελίς.], e che ancor oggi, in etiopico e in arabo, il termine al plurale seriel o ṣedānālat (forma in -d-, derivata da σειρὴν) rappresenta un tipo di mostri misteriosi che abitano nel deserto[M. Cohen, Sur les Sirènes en Abyssinie, in «Revue de l'Histoire des Religions» XLVIII (1928), II, pp. 94 sg.], com'era già il caso in epoca ellenistica, in cui i Settanta impiegano σειρὴν (seiròn) ogni volta che si tratta delle diverse specie di necrofagi o di animali supposti tali: lo sciacallo, le «figlie del gemito» (forse gli struzzi e i gufi) [Cfr. Crusius, Epiphanie cit., che rinvia a Job, 30, 29; Mich., 1, 8; Is.,13, 21; 34, 13; 43,20.] »
    (Roger Caillois, op. cit., Il demone del mezzogiorno, p.57)
  7. ^ Data ipotetica in quanto il testimone giunto a noi non è antecedente al X secolo.
  8. ^ La tradizione attestata, ad esempio nelle Argonautiche orfiche, vuole invece che il loro katapontismós, il "tuffo" trasfigurante, le abbia trasformate in "rupi".
  9. ^ Il moderno repertorio di allusioni letterarie alla dea è di Paul Louis van Berg, Corpus Cultus Deae Syriae (C.C.D.S.): les sources littéraires, Parte I: Répertoire des sources grecques et latines; Parte II: Études critiques des sources mythologiques grecques et latines (Leiden:Brill) 1973.
  10. ^ Riportata anche da: Anna M. Capomacchia, Semiramis: una femminilità ribaltata, L'Erma di Bretschneider - Storia delle religioni, 1986, ISBN 88-7062-590-7, per i legami con i successivi culti di Afrodite e i siriaci tabù alimentari relativi al pesce
  11. ^ Robert A. Olden, Jr, “The Persistence of Canaanite Religion” The Biblical Archaeologist 39.1 (March 1976, pp. 31-36) p. 34.
  12. ^ Luciano, De Dea Syria; Diodoro Siculo II.4.2.
  13. ^ Glueck 1936: p. 374, note 4
  14. ^ Rostovtseff 1933:58-63; Dura-Europos III.
  15. ^ Nelson Glueck, "A Newly Discovered Nabataean Temple of Atargatis and Hadad at Khirbet Et-Tannur, Transjordania" American Journal of Archaeology 41. 3 (luglio 1937), pp. 361-376.
  16. ^ Baur, Dura-Europos III, p. 115. Per Pindar (Sixth Olympian Ode), la divinità marina greca Amphitrite è la "dea dell'amo d'oro"
  17. ^ Luciano, De Dea Syria.
  18. ^ Macrobius. Saturn, 1.23.
  19. ^ Religion and Religious Practice in the Seleucid Kingdom (nella serie di studi "Studies in Hellenistic Civilization"), Aarhus University Press, 1990

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