Santa Crispina

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Santa Crispina

Martire

Nascita Thagara Numidia, III secolo
Morte Theveste, 304
Venerata da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principale Basilica di Theveste
Ricorrenza 5 dicembre
Attributi Palma

Crispina (Thagara, III secoloTheveste, 304) è stata molto venerata nell’antichità come santa per il suo esempio di madre e cristiana coraggiosa.

Agiografia[modifica | modifica wikitesto]

Le notizie che abbiamo su di lei risalgono a un sermone che Sant'Agostino pronunciò per commemorare la sua morte e alla Passione, una trascrizione abbastanza fedele degli atti ufficiali del suo processo.

Crispina, così chiamata probabilmente perché aveva i capelli crespi, apparteneva ad una ricca famiglia di rango elevato, era sposata e madre di diversi figli. Era una donna molto stimata nella sua città. Durante la persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano fu arrestata e condotta a Theveste per essere giudicata dal proconsole Annius Anullinus. Per metterla in ridicolo le furono rasati i capelli. Le si chiese di sacrificare agli dei pagani obbedendo agli ordini emanati da Diocleziano, ma essa si rifiutò recisamente, andando serenamente incontro alla morte per decapitazione dicendo ai persecutori: “Lode a Dio, che mi ha guardato da lassù e mi ha tolto dalle vostre mani”.

Fu giustiziata fuori dall'odierna città di Tebessa e sul luogo della sua sepoltura oggi sorge una grande basilica.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di santa Crispina fu molto diffuso nell’antichità, ed essa veniva spesso paragonata a sant'Agnese ed a santa Tecla.

Il Martirologio romano fissa la memoria liturgica il 5 dicembre:

« A Tebessa in Numidia, nell’odierna Algeria, passione di santa Crispina di Tagora, madre di famiglia, che, al tempo di Diocleziano e Massimiano, fu decapitata per ordine del proconsole Anulino per essersi rifiutata di sacrificare agli idoli. »
(Martirologio Romano)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alban Butler, "Il primo grande dizionario dei santi secondo il calendario",Casale Monferrato, Ed. Piemme S.p.A.,2006.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]