Diallele

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L'Uroboro come simbolo del circolo vizioso

Il diallele o ragionamento circolare è un termine di derivazione greca (diállēlos, "ragionamento reciproco"), usato nella logica classica per indicare un ragionamento logico fallace in cui le premesse derivano dalle conseguenze e queste da quelle, realizzando così un circolo vizioso dove la dimostrazione è solo apparente. Si tratta di una particolare forma di petitio principii, la più comune.

Per gli scettici proprio il sillogismo sarebbe un diallele perché colui che formula la premessa maggiore (per es. "tutti gli uomini sono mortali") ha concepito, intuito, la conclusione ("Socrate è mortale") ancor prima della premessa come contenuta in essa.

Il circolo "vizioso" cartesiano[modifica | modifica wikitesto]

Un esempio di circolo vizioso è nel procedimento logico di cui si serve Cartesio per dimostrare, tramite il metodo, l'esistenza di Dio la quale, a sua volta, dimostra l'assoluta infallibilità del metodo.

« Il pensiero che dimostra Dio e Dio che dimostra il pensiero[1] »

Iniziando:

  • L'idea di Dio perfetta e quindi vera (perché chiara e distinta) (A)
  • trova la sua corrispondenza nella realtà cioè nell'esistenza di un Dio perfetto, veridico (B)

-->per cui A giustifica B

  • ma Cartesio si era servito della dimostrazione dell'esistenza di un Dio perfetto, buono e quindi veridico (B)
  • per dimostrare che non esisteva il "genio maligno" e che quindi ogni idea, chiara e distinta era vera e corrispondente alla realtà (A)

<--ora è B che giustifica A

La difesa di Cartesio[modifica | modifica wikitesto]

Sin dall'inizio Cartesio dovette difendersi dalle obiezioni che gli venivano poste soprattutto da Antoine Arnauld a proposito del circolo [2]:

« Io non so come Cartesio si possa difendere dal non commettere un circolo allorché dice che non siamo sicuri che le cose che concepiamo chiaramente e distintamente sono vere se non per la ragione che Dio esiste. Perché noi non possiamo essere sicuri che Dio è se non perché concepiamo ciò chiaramente e distintamente: prima dunque di essere sicuri dell'esistenza di Dio, dobbiamo essere sicuri che le cose che concepiamo chiaramente e distintamente sono tutte vere. [3] »

Cartesio rispose rivendicando la circolarità del pensiero che si serve delle conseguenze per giustificare, confermare ulteriormente, gli stessi punti di partenza su cui possono ancora nascere dubbi.

« Allorché per esempio io considero la natura del triangolo conosco evidentemente, io che sono versato un poco nella geometria, che i suoi tre angoli sono uguali a due retti, e non mi è possibile di non crederlo mentre applico il mio pensiero alla dimostrazione; ma subito che lascio questa dimostrazione, ancorché mi risovvenga di averla chiaramente compresa, può facilmente accadere che io dubiti della sua verità, se ignoro esservi un Dio. Perché posso persuadermi di essere stato fatto tale dalla natura che mi possa facilmente ingannare anche nelle cose che io credo comprendere con maggiore evidenza e certezza, posto principalmente che mi risovvengo di aver stimato sovente molte cose per vere e certe, le quali poi altre ragioni mi hanno indotto a giudicare assolutamente false. [4] »

Quindi B è veramente giustificato da A e nello stesso tempo B giustifica ancora la verità di A, delle premesse. Pensare che questo circolo sia vizioso è rifarsi ad una logica aristotelica dove la conclusione deriva dalle premesse; il pensiero invece come sosterrà Hegel, al contrario di quello aristotelico consequenziale, è armonico, dinamico nel senso che la conclusione (sintesi) torna come nuova tesi nel processo dialettico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cartesio nel terzo centenario nel "Discorso del metodo", Università cattolica del Sacro Cuore. Facoltà di lettere e filosofia, Rivista di filosofia neo-scolastica, Società editrice "Vita e pensiero", 1937, p. 210.
  2. ^ R. Descartes, Obiezioni e risposte alle Meditazioni metafisiche, in Cartesio, Opere filosofiche, II, Roma-Bari, Laterza
  3. ^ Obiezione IV contro le Meditazioni di Cartesio
  4. ^ Cartesio, Quinta meditazione

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • N. Abbagnano, Dizionario di filosofia, UTET, Torino 1971 (seconda edizione).
  • F. Brezzi, Dizionario dei termini e dei concetti filosofici, Newton Compton, Roma 1995.
  • Centro Studi Filosofici di Gallarate, Dizionario dei filosofi, Sansoni, Firenze 1976.
  • Centro Studi Filosofici di Gallarate, Dizionario delle idee, Sansoni, Firenze 1976.
  • Enciclopedia Garzanti di Filosofia, Garzanti, Milano 1981.
  • E.P. Lamanna / F. Adorno, Dizionario dei termini filosofici, Le Monnier, Firenze (rist. 1982).
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