Passivazione (veicolo spaziale)

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La passivazione di un veicolo spaziale è la rimozione di qualsiasi energia interna contenuta nel veicolo al termine della sua missione o di vita utile.[1] I razzi multistadi esausti sono generalmente passivati dopo che il loro uso come veicoli di lancio è terminato, come lo sono i satelliti artificiali quando non possono più essere utilizzati per lo scopo con cui sono stati progettati.

Per i satelliti in orbita geosincrona, sia l’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU) che l'ONU raccomandano che i GEO-satelliti devono essere progettati in modo tale da poter, a fine vita, essere trasportati in un'orbita cimitero un po’ sopra i 350 chilometri dall’orbita geostazionaria, e poi si passiva rimuovendo qualsiasi energia accumulata internamente. “Non vi è alcuna applicazione di queste raccomandazioni", ma la maggior parte di questi GEO veicoli spaziali sono stati potenziati nelle orbite di smaltimento consigliati.[1]

Il più grande componente di energia immagazzinata internamente è generalmente il propellente,[1] sebbene le batterie sono anch’esse importanti fonti di energia immagazzinata che richiedono passivazione.[2]

La storia empirica ha dimostrato che l'energia immagazzinata che non viene dissipata spesso può diventare una sorgente di energia per l'avvio di un’esplosione o di una frammentazione, con conseguente indesiderato detrito spaziale artificiale.[1][2]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Detrito spaziale

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Nicholas Johnson, Space debris issues in audio file, @1:03:05-1:06:20, The Space Show, 5 dicembre 2011. URL consultato l'8 dicembre 2011.
  2. ^ a b C. Bonnal, Design and operational practices for the passivation of spacecraft and launchers at the end of life in Journal of Aerospace Engineering, 2007. URL consultato il 2012-12-18.
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