Paraclausithyron

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Paraclausithyron, dal greco παρακλαυσίθυρον, 'pianto, lamento presso una porta (chiusa)' (paraklaio -radice paraklau- significa 'piangere presso'; thyra significa 'porta') è un motivo letterario tipico della poesia elegiaca d'amore greca e romana, ripreso in seguito anche dalla poesia trobadorica della letteratura medievale.

Consiste essenzialmente nel rappresentare l'amante (un exclusus amator, che a volte può essere il poeta stesso) in veglia notturna di fronte alla porta sbarrata della donna che egli desidera.

Questo luogo poetico è spesso accompagnato da espedienti narrativi, quali il dialogo con la porta, che non vuole aprirsi, come avviene in Catullo, o il monologo della porta stessa (Properzio). Ovidio scrive un paraclausithyron negli Amores, in cui parla con uno schiavo messo a guardia della porta (ianitor).

Da menzionare inoltre una rielaborazione di tale topos dello stesso Ovidio, nelle Metamorfosi, con il mito di Piramo e Tisbe.

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