Maria Stuart (Schiller)

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Maria Stuart
Tragedia in cinque atti
Il ritorno di Maria Stuart ad Edimburgo (part.) di J. Drummond, Edimburgo, Scottish National Gallery.
Il ritorno di Maria Stuart ad Edimburgo (part.) di J. Drummond, Edimburgo, Scottish National Gallery.
Autore Friedrich Schiller
Titolo originale Maria Stuart
Lingua originale Tedesco
Genere storico
Ambientazione Inghilterra
Composto nel 1800
Prima assoluta 14 giugno 1800
Weimar
Personaggi
  • Maria Stuart, regina di Scozia, prigioniera in Inghilterra
  • Elisabetta I, regina di Inghilterra
  • Robert Dudley, conte di Leicester
  • George Talbot, conte di Shrewsbury
  • William Cecil, barone di Burleigh, gran tesoriere
  • Conte di Kent
  • William Davison, segretario di Stato
  • Amias Paulet, cavaliere, custode di Maria
  • Mortimer, suo nipote
  • Conte Aubespine, ambasciatore francese
  • Conte Bellièvre, ambasciatore straordinario di Francia
  • Okelly, amico di Mortimer
  • Drugeon Drury, secondo custode di Maria
  • Melvil, maggiordomo di Maria
  • Burgoyn, medico di Maria
  • Hanna Kennedy, nutrice di Maria
  • Margherita Kurl, damigella di Maria
  • Sceriffo della contea
  • Ufficiale della guardia
  • Nobili inglesi e francesi
  • Guardie
  • Servitori di corte della regina d'Inghilterra
  • Servitori, uomini e donne, della regina di Scozia
Trasposizioni operistiche Maria Stuarda
Riduzioni cinematografiche Maria di Scozia
 


Mary Stuart è una tragedia di Friedrich Schiller che rappresenta gli ultimi giorni di Maria, regina di Scozia. La tragedia consiste in cinque atti, ognuno diviso in diverse scene. La tragedia è stata rappresentata per la prima volta a Weimar, in Germania il 14 giugno 1800. È stata fonte di ispirazione per l'opera Maria Stuarda di Donizetti.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Maria Stuarda è prigioniera in Inghilterra - ufficialmente per l'omicidio di suo marito Darnley, ma in realtà a causa delle sue pretese sul trono di Inghilterra, appartenente alla regina Elisabetta I. Mentre la cugina di Maria, Elisabetta, esita a firmarne la condanna a morte, questa spera nella grazia.

Dopo che Maria scopre che Mortimer (personaggio creato da Schiller), nipote del suo custode, è dalla sua parte, gli affida la propria vita. Mortimer dovrebbe consegnare a Robert Dudley, conte di Leicester una lettera da Maria, in cui lei gli chiede aiuto. Si tratta di una situazione delicata, perché Leicester sembra sostenere la Regina Elisabetta. Dopo numerose richieste, Maria alla fine ottiene l'opportunità di incontrare la Regina Elisabetta (cosa che, in realtà, non è mai accaduta). Quest'incontro finisce in un litigio, causato dalla riluttanza di Maria di sottomettersi interamente alla volontà di Elisabetta. Il litigio porta al sospetto che la grazia non sarà concessa. A complicare ulteriormente la questione, Mortimer progetta di liberare Maria con la forza, versione drammatizzata dell'infruttuoso Babington Plot, ma quando il suo tentativo viene scoperto, egli si suicida.

La Regina Elisabetta finalmente si persuade a firmare la condanna a morte di Maria. Elisabetta sottolinea che la sua unica ragione per firmare è la pressione del suo popolo affinché lei la firmi. La condanna firmata è consegnata a Davison, il sottosegretario della Regina Elisabetta, senza nessuna istruzione precisa su cosa farne. Con questa azione, Elisabetta trasferisce la responsabilità su di lui, pienamente consapevole che lui a sua volta consegnerà la condanna a Lord Burleigh, e perciò confermando la sentenza di morte per Maria. Burleigh chiede il documento firmato a Davison, che — malgrado l'incertezza — infine glielo consegna. Di conseguenza, Burleigh fa decapitare Maria.

La tragedia termina con Elisabetta che incolpa sia Burleigh che Davison per la morte di Maria (bandendo il primo dalla corte e imprigionando il secondo nella Torre di Londra), Lord Shrewsbury (che ha implorato la grazia per Maria durante l'opera) che rinuncia ai propri privilegi e Leicester che lascia l'Inghilterra per la Francia. Elisabetta è lasciata completamente sola mentre cala il sipario.


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