Madonna di Provenzano

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La Madonna di Provenzano è un busto in terracotta che rappresenta la Vergine, Patrona e Regina della città di Siena. L'immagine, rivestita da un'ottocentesca lamina d'argento e pietre preziose, è conservata nella Chiesa di Santa Maria di Provenzano, Insigne Collegiata e Santuario cittadino, intitolato alla Visitazione della Beata Vergine Maria a Santa Elisabetta.

Origini del culto[modifica]

La zona dove oggi sorge la chiesa, si trova nel territorio attualmente all'interno della Imperiale Contrada della Giraffa, nella piazza intitolata a Provenzano Salvani: politico ghibellino citato spesso da Dante Alighieri e vincitore della Battaglia di Montaperti nel 1260. In questa zona un tempo erano presenti proprio le sue case.

La leggenda che si è tramandata narra che sul muro esterno di una delle case del rione era collocata un'immagine in terracotta smaltata raffigurante il tema della Pietà, lì collocata, secondo il racconto popolare, da Santa Caterina da Siena[1].

Nel 1552 accadde che un archibugiere spagnolo, forse per una bravata, tentò di sparare contro l'immagine sacra, ma il suo archibugio implose e finì per uccidere il soldato stesso, lasciando integro il busto della Madonna, distruggendone però le braccia[1][2]. La scultura divenne subito un simbolo: fu venerata, ed alla Madonna vennero attribuiti diversi miracoli[1][2]. Si decise pertanto di costruire un santurario, all'interno del quale custodire la sacra immagine: i lavori di costruzione iniziarono nel 1595 e terminarono nel 1611. La chiesa fu dedicata il 16 ottobre 1611, e il 23 ottobre successivo, con una solenne processione che attraversò tutte le vie della città, venne traslata nel nuovo Santuario la sacra immagine[1].

Da allora i senesi festeggiano il 2 luglio, anticamente festa liturgica della Visitazione, come giorno dedicato alla Madonna di Provenzano e il Palio del 2 luglio è collegato a tale festa religiosa.

Note[modifica]

  1. ^ a b c d Basilica di Provenzano. Comune di Siena. URL consultato in data 26-04-2010.
  2. ^ a b Tratto dal sito portasantandrea.com. URL consultato in data 26-04-2010.