Lottizzazione politica

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Nella politica, il termine lottizzazione ha diversi significati, derivati da quello urbanistico che fa riferimento alla suddivisione dei terreni in lotti destinati a vari usi. In tempi recenti il termine è stato usato sempre più di frequente in ambito politico ad indicare la spartizione concordata di commesse pubbliche, di cariche dirigenziali e impiegatizie in aziende ed enti pubblici o direttamente controllati dagli enti pubblici tra le diverse fazioni di un partito politico o tra i partiti di una coalizione, ai fini di distribuire tali risorse agli appartenenti e ai sostenitori dei partiti stessi. È conseguenza diretta delle forme più clientelari di patronato politico. In questo senso è stato usato per la prima volta da Alberto Ronchey, giornalista, scrittore e commentatore, nel 1974 nel libro Accadde in Italia: 1968-1973.

L'attribuzione di una carica o di una commessa per mezzo di un vincolo di "lottizzazione" avverrebbe ignorando i criteri di buona amministrazione e di merito. Non si sceglierebbe, in altri termini, il dirigente più capace, ma l'amico, l'esponente politico, il parente che si vuole "piazzare".

Da questa pratica si è detto possano derivare per conseguenza alcuni danni per la collettività:

  • inefficienza dell'impresa o dell'ente,
  • maggiori costi,
  • moltiplicazione delle cariche pubbliche,
  • rissosità delle forze politiche che mirano a collocare in una certa posizione il dirigente preferito,
  • distorsione delle scelte delle imprese e degli enti, che non perseguono più i fini per i quali sono sorti ma l'interesse di chi le governa o di chi ha designato gli amministratori,
  • aumento della corruzione e della concussione e in generale dei reati collegati alla gestione di enti e risorse pubbliche.

L'esigenza di recuperare efficienza e di contrastare gli eccessivi effetti negativi della lottizzazione hanno spinto alcuni governi a intervenire con provvedimenti finalizzati a ridurre il peso degli esponenti politici nella gestione degli enti lottizzati. Ne è un esempio, in Italia, la legge Amato-Ciampi del 1992 che creava le fondazioni bancarie e trasformava le banche in società per azioni. Il provvedimento scioglieva inoltre i consigli di amministrazioni delle banche.

Altri provvedimenti politici, come alcune privatizzazioni, hanno avuto il fine di ridurre o limitare il potere degli esponenti di nomina politica.

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