Isola dei Cavoli
| Isola dei Cavoli | |
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| Localizzazione | |
| Localizzazione | Mar Tirreno |
| Coordinate | 39°5′11″N 9°31′55″E / 39.08639°N 9.53194°ECoordinate: 39°5′11″N 9°31′55″E / 39.08639°N 9.53194°E |
| Geografia politica | |
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L'Isola dei Cavoli è una piccola isola che si trova nel Mar Tirreno a meno di un chilometro a sud-est di Capo Carbonara nella Sardegna meridionale. Dipende amministrativamente dal Comune di Villasimius (CA).
È una piccola isola granitica, della superficie di circa 0,432 km². Sul punto più alto dell’isola, circa 40 metri, grava la mole imponente di un faro, costituito da una base a forma di parallelepipedo, su due piani, comprendente gli alloggi degli addetti all’accensione giornaliera, e dalla torre cilindrica, che porta a quota 37 metri d’altezza l’intero edificio. Il faro fu realizzato attorno al 1856, inglobando una torre difensiva spagnola, costruita nel 1591. È catalogato al n. 1262 nell’elenco dei fari italiani.
L'origine del nome ha due versioni correnti: secondo la più antica il suo nome, che in sardo è isula de is càvarus che significa "isola dei granchi", è semplicemente un grossolano travisamento, un errore di traduzione da parte dei cartografi italiani. La versione più moderna è che il nome derivi dall'abbondante presenza sull'isola di numerose piante di Cavolo Selvatico o Cavolo di Sardegna (Brassica Insularis), che vi crescono in forma endemica.
Indice |
[modifica] Le cale
Le coste, molto frastagliate, presentano alcune piccole insenature attorniate da massi granitici, spesso di notevoli proporzioni. I nomi vennero loro attribuiti, intorno agli anni venti del ventesimo secolo, dai fanalisti che vi abitarono con le loro famiglie.
- “Cala di Ponente”, per la posizione geografica rivolta verso la costa; un’insenatura lunga e stretta che presenta una piccola banchina accessibile alle piccole imbarcazioni.
- “Cala del Morto”, rivolta più a sud, verso Cagliari, così chiamata perché nella prima metà del secolo vi era approdato, trasportato dalle correnti marine, il cadavere di un uomo.
- “Cala del Ceppo”, dove stazionava un grosso ceppo, residuo di un vecchio albero reciso.
- “Cala di Scasciu”, attribuitogli da un fanalista proveniente dall’isola di La Maddalena, che nel dialetto di quell’isola significa “Cala del Divertimento”, in quanto, essendo la più grande e protetta dai venti, era quella che più si adattava per scampagnate.
A tre di queste piccole località, la tardiva toponomastica ufficiale, attribuisce nomi assonanti, che meglio si adattano al dialetto locale: “Cala Murta”, dal nome del cespuglio che produce le omonime bacche, il mirto. “Cala Cipro”, dalla etimologia non accertata. “Cala Is Cascias” che significa “Cala delle casse”.
[modifica] Abitanti
L’isola è stata abitata fino a tempi recentissimi dagli addetti del faro, con alterne testimonianze. È stata per taluni rifugio sicuro dagli orrori della guerra, per altri, teatro di tragici avvenimenti. Nel periodo della seconda guerra mondiale non è mai stata oggetto di bombardamento dalle parti contendenti, e costituiva un sicuro rifugio per gli operatori che vi erano destinati e le loro famiglie. Intorno agli anni '70, alcuni fanalisti che vi operavano manifestarono il loro disagio incidendo su un grosso masso di granito la seguente frase, in lingua latina: "Cavoli insula, carcer sine claustris" (Isola dei Cavoli, carcere senza sbarre).
[modifica] Attuale destinazione
Essendo oramai automatizzato il funzionamento del faro, l’isola è disabitata ed ospita il centro ricerche della Facoltà di Biologia di Cagliari che la utilizza per attività di ricerche botaniche e zoologiche.
Fa parte dell'Area naturale marina protetta Capo Carbonara che comprende anche la zona di mare che va da Capo Boi fino all'isola Serpentara.
[modifica] Madonna del Naufrago
Nel 1979, nella parte sud, è stata deposta sul fondo marino, alla profondità di circa dieci metri, una statua di granito alta 3,2 metri dedicata alla Vergine del Mare, patrona del naufrago e protettrice dei naviganti, opera dello scultore Pinuccio Sciola.
Da allora ogni anno, la terza domenica di luglio, si svolge un’importante sagra, con la spettacolare processione a mare di barche provenienti dalla vicina costa di Villasimius, culminante con una benedizione e una preghiera subacquea, e il getto in mare di corone di fiori. Seguono festeggiamenti, canti tradizionali e balli in costume da parte di gruppi folkloristici e musicali, e nella notte spettacoli di fuochi d'artificio.
[modifica] Bibliografia
Ezio Secci - L'Isola (2005, Davide Zedda Editore - La Riflessione)