Iscrizioni di Duenos

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Le Iscrizioni di Duenos come trascritte da Heinrich Dressel

Le Iscrizioni di Duenos sono fra le attestazioni più antiche di un testo in Latino arcaico che siano conosciute.

Le iscrizioni sono datate 600 a.C. e sono state scoperte da Heinrich Dressel nel 1880 sul Quirinale scritte sul lato esterno di un kernos che oggi si trova presso i Musei statali di Berlino.

L'iscrizione è ordinata da destra verso sinistra, articolata in tre frasi, senza spazi tra una parola e l'altra. L'iscrizione è particolarmente difficile da comprendere, perché scritta in lingua poco conosciuta e soprattutto a causa della mancanza di spazi tra le lettere, e ciò può permettere diverse interpretazioni per le frasi.

Il testo[modifica | modifica sorgente]

L'iscrizione recita:

IOVE|SATDEIVOSQOIMEDMITATNEITEDENDOCOSMISVIRCOSIED / ASTEDNOISIOPETOITESIAIPACARIVOIS / DVENOSMEDFECEDENMANOMEINOMDVENOINEMEDMALOSTATOD

La cui trascrizione in latino arcaico potrebbe essere:

iovesat deivos qoi med mitat nei ted endo cosmis virco sied
asted noisi opetoi tesiai pacari vois
duenos med feced en manom einom duenoi ne med malos tatod

La cui traduzione in latino classico sarebbe:

iurat deos qui me mitat ni in te comis virgo sit.
at te nisi [OPETOITESIAI] pacari vis.
Bonus me fecit in [MANOM EINOM] bono. ne me malus tollito.

In italiano, la traduzione più accreditata è la seguente:

Chi mi invia prega gli dèi che nessuna vergine ti sia compagna.
se non vuoi essere soddisfatto per opera di Toteria.
Un buono mi fece, e per causa mia nelle mani di quel buono non torni il male.

Analisi e interpretazione[modifica | modifica sorgente]

Il vaso di Dueno appartiene alla categoria dei cosiddetti "oggetti parlanti" di tradizione etrusca: nel mondo latino arcaico era diffusa usanza incidere sugli oggetti artigianali una frase in prima persona, attraverso la quale l'oggetto stesso sembrava spiegare le sue caratteristiche oppure il nome del committente o della persona cui veniva regalato. Il vaso di Dueno era stato probabilmente fatto fare da una donna per un amante che l'aveva rifiutata; al tempo stesso, l'artigiano che l'aveva realizzato vuole prendere le distanze dall'anatema, e lo scrive chiaramente nella terza frase.

La scritta incisa sui vasi di Duenos reca delle forme alfabetiche arcaiche,che risentono ancora di influenze greche ed etrusche. A differenza di altri esempi di latino arcaico, come la scritta sulla Fibula Prenestina, le tre scritte non hanno segni di punteggiatura, e alcune lettere sono tratteggiate in forme peculiari:

  • La lettera M è incisa con l'aggiunta di un quinto tratto finale;
  • la F ha un terzo tratto orizzontale;
  • Il tratto dritto della Q è verticale e non diagonale;
  • La P e la R sono quasi identiche: l'unica differenza tra le due è che il tratto ricurvo della P non si congiunge in basso con l'asta verticale.

Anche a livello linguistico l'iscrizione presenta alcune particolarità: il nome Tutera (o Toteria), probabilmente quello della committente, è scritto "Toitesiai", con la S al posto della R, rivelando che l'iscrizione è precedente al periodo del rotacismo. Il significato della parola "Duenos" è dibattuto: attualmente, si pensa che sia un arcaismo dell'aggettivo "Bonus". Tuttavia, c'è chi vi legge il nome Dueno, che sarebbe quello dell'artigiano che effettivamente realizzò il vaso, secondo la tradizione tipica degli "oggetti parlanti".

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