Fibula prenestina

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La Fibula Prenestina

La fibula prenestina è una spilla in oro della metà del VII secolo a.C., ritrovata a Palestrina (l'antica Praenestis, Preneste), che reca un'iscrizione in latino arcaico considerata il più antico documento scritto in lingua latina. L'autenticità dell'iscrizione è stata a lungo oggetto di dibattito - in particolare, a partire dalla seconda metà del XX secolo - fino al 2011, quando è stata accertata - tramite analisi con microscopio elettronico a scansione e microsonda elettronica - la corrispondenza delle tecniche di fabbricazione del monile con quelle di realizzazione della scritta e con l'età ipotizzata dagli archeologi. Attualmente, la fibula è conservata al Museo nazionale preistorico etnografico Luigi Pigorini di Roma.

Origine della fibula[modifica | modifica sorgente]

La fibula fu presentata per la prima volta nel 1887, dall'archeologo tedesco Wolfgang Helbig (1839-1915), senza che fosse fornita alcuna indicazione del luogo del ritrovamento.[1] Egli sostenne di averla acquistata da un amico nel 1876, ma indicò successivamente come luogo del rinvenimento la tomba Bernardini[2] dal cui corredo funebre la spilla sarebbe stata rubata.[3] L’oggetto venne quindi inserito nell'inventario dei ritrovamenti della tomba Bernardini fino al 1919, data in cui venne ritirato a causa della mancanza di certezze archeologiche sulla sua esatta provenienza.

Si può osservare che una fibula simile - d'oro e recante un'iscrizione - è stata trovata in Etruria a Clusium (oggi Chiusi) (Heurgon 1971). Altre fibule dello stesso tipo, datate tra l'VIII e il VII secolo a.C., sono state ritrovate in Etruria, Lazio e Campania.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di una spilla "di sicurezza" o fibula, lunga 10,7 cm, d'oro, della classe delle fibule a drago, una versione evoluta delle fibule ad arco serpeggiante, che nella protostoria italiana sono ornamenti maschili. Si presenta di profilo come un elemento a più gomiti con due barrette trasversali, che si prolunga in un ago o ardiglione il cui tratto distale è contenuto in una staffa allungata (una sorta di astuccio aperto lateralmente) su cui è incisa l'iscrizione, in latino arcaico, con andamento da destra a sinistra.

Fibula-Palestrina.jpg

L'iscrizione, trascritta in caratteri moderni, si legge come segue:

MANIOS MED FHE FHAKED NUMASIOI

E viene fatta corrispondere, in latino classico, a MANIUS ME FECIT NUMERIO, ossia « Manio mi fece per Numerio ».

Gli argomenti linguistici a favore dell'antichità dell'iscrizione sono i seguenti:

  • la redazione da destra a sinistra
  • la scrittura arcaica della consonante latina f per mezzo di ϜH
  • la morfologia arcaica, con un nominativo in –os, un dativo in –oi, il pronome personale di prima persona all'accusativo med, il perfetto del verbo formato col raddoppiamento
  • la forma arcaica delle lettere, paragonabili a quelle delle iscrizioni greche di Cuma.
  • il testo è anteriore al "rotacismo", vale a dire alla trasformazione in -R- di -S- intervocalico (numaSioi).
  • il testo è anteriore anche agli "indebolimenti" che colpiscono le vocali delle sillabe successive alla prima (per cui A passerà a E in sillaba chiusa)

Dibattito sull'autenticità[modifica | modifica sorgente]

I primi dubbi sull'autenticità dell'iscrizione furono sollevati già all'inizio del XX secolo, viste le circostanze non documentate della scoperta. Ciononostante, la fibula è stata a lungo menzionata nelle pubblicazioni su Roma antica. Nel 1977, la spilla venne esposta a Parigi ad una mostra al Petit Palais sulla nascita di Roma. Il catalogo dell'esposizione ne presentava due foto e la inseriva tra gli oggetti della tomba Bernardini. Le foto, prese dall'alto e dalla faccia posteriore, evitavano di mostrare l'iscrizione, che veniva tuttavia menzionata nei testi introduttivi al catalogo.

Nel 1980, l'epigrafista italiana Margherita Guarducci sostenne pubblicamente che non solo l'iscrizione, ma la stessa fibula era un falso, frutto della collaborazione tra Wolfgang Helbig e l'antiquario Francesco Martinetti.[1][4] Quella della Guarducci fu la presa di posizione più netta a sfavore dell'autenticità del monile, ma non raccolse unanimità di consensi in seno alla comunità scientifica, e il dibattito rimase aperto fino al 2011, quando la controversia fu risolta grazie ad un'indagine condotta da Daniela Ferro dell'Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati (Ismn) del CNR e da Edilberto Formigli, restauratore e docente presso l'Università 'La Sapienza' di Roma e quella di Firenze.

L'analisi della superficie della fibula, effettuata tramite un microscopio elettronico a scansione e una microsonda elettronica con spettrometro a raggi X in dispersione di energia, ha permesso di stabilire la congruenza tra l'età ipotizzata del manufatto (VII secolo a.C.) e le tecniche orafe etrusche dell'epoca. Si è inoltre scoperto che la fibula era stata riparata anticamente con una lamina a foglia d'oro per nascondere una piccola frattura che si era formata nella staffa.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b F. W. Walbank,A. E. Astin,M. W. Frederiksen, The Cambridge Ancient History VII part 2 (The Rise of Rome to 220 B.C.), Cambridge University Press, 1989, p. 75
  2. ^ Scoperta nel 1851 e scavata a partire dal 1871 nei pressi dell'antica città di Preneste.
  3. ^ Secondo quanto dichiarato da Georg Karo, nel 1904, che citava come fonte una confidenza dello stesso Helbig. Fonte: The Cambridge Ancient History VII part 2, op. cit., p. 75
  4. ^ Arthur E Gordon, Review: La cosiddetta Fibula Prenestina. Antiquari, eruditi e falsari nella Roma dell' Ottocento by Margherita Guarducci in The Classical Journal, vol. 78, nº 1, The Classical Association of the Middle West and South, Inc., ottobre - novembre, 1982, pp. 64–70.
  5. ^ Fibula Prenestina, giallo risolto. Spazzati i dubbi: "È autentica", La Repubblica, 6 giugno 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Alcune edizioni del testo[modifica | modifica sorgente]

Studi[modifica | modifica sorgente]

  • Jacques Heurgon, Recherches sur la fibule d’or inscrite de Chiusi: la plus ancienne mention épigraphique du nom des étrusques, "Mélanges de l’École Française de Rome", tome 83 (1971), pp. 9-28
  • Massimo Pallottino, Giovanni Colonna, Naissance de Rome, catalogo della mostra al Petit Palais di Parigi, 1977
  • Franz Wieacker, Die Manios-Inschrift von Präneste: zu einer exemplarischen Kontroverse, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 1984, 29 pp. ("Nachrichten der Akademie der Wissenschaften in Göttingen. Philol.-hist. Kl.", 1984,9, pp. 373–399).
Scritti a sostegno dell'ipotesi di un falso
  • Margherita Guarducci, La cosiddetta fibula prenestina. Antiquari, eruditi e falsari nella Roma dell'Ottocento, "Atti della Accademia Nazionale dei Lincei. Memorie", Classe di scienze morali, storiche e filologiche, serie VIII, vol. 28, fasc. 2, Roma 1980.
  • Margherita Guarducci, Nuova appendice alla storia della «Fibula prenestina», "Rendiconti dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Classe di Scienze morali, storiche e filologiche", ser. IX, 2 (1991), pp. 139–146
  • Arthur E. Gordon, "Illustrated Introduction to Latin Epigraphy", Berkeley/Los Angeles/London 1983, ISBN 0-520-03898-3
  • Larissa Bonfante, "Etruscan Life and Afterlife: A Handbook of Etruscan Studies", Wayne State University Press, Detroit, 1986
Scritti che mantengono la tradizionale opinione che la spilla sia autentica
  • Winfred P. Lehmann, Historical Linguistics: an Introduction, Routledge, London 19933. ISBN 0-415-07242-5
  • R. Wachter, Altlateinische Inschriften. Sprachliche und epigraphische Untersuchungen zu den Dokumenten bis 150 v. Chr., Lang, Bern ecc. 1987. ISBN 3-261-03561-7
  • E. Formigli, Indagini archeometriche sull'autenticità della Fibula Praenestina. "MDAI"(R) 99 (1992) 329-343, Tav. 88-96.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]