Fattore di impatto

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Il fattore di impatto (impact factor o IF in inglese e generalmente anche nella normativa e nelle procedure italiane) è un indice sintetico, di proprietà di Thomson Reuters, che misura il numero medio di citazioni ricevute in un particolare anno da articoli pubblicati in una rivista scientifica (Journal) nei due anni precedenti. Recentemente, è stato introdotto anche il 5-year Journal Impact Factor, basato sulle citazioni degli articoli pubblicati nei cinque anni precedenti. Questa misura viene utilizzata per categorizzare, valutare, comparare e ordinare le riviste scientifiche catalogate dalla Thomson Reuters stessa.[1]

Indice

[modifica] Caratteristiche dell'indice

L'IF è pubblicato a cadenza annuale nel Journal Citation Reports (JCR) e viene calcolato per migliaia di riviste scientifiche inserite nelle banche dati citazionali di Thomson Reuters, riguardanti sia le scienze naturali e la tecnologia (Science Citation Index - SCI),[2] sia quelle sociali ed umanistiche (Social Sciences Citation Index - SSCI),[3] che coprono un'ampia gamma di aree disciplinari. Tuttavia, la copertura è volutamente selettiva ed incompleta, partendo dal presupposto che la maggior parte della letteratura scientifica rilevante si concentra in un numero piuttosto limitato di riviste importanti.

La selezione delle riviste è svolta a totale discrezione di Thomson Reuters seguendo un approccio quali-quantitativo; le caratteristiche principali che consentono ad una rivista scientifica di essere presa in considerazione per la misura dell'IF sono:

  1. la puntualità nella pubblicazione dei fascicoli;
  2. l'applicazione di un processo di valutazione editoriale degli articoli basato sulla peer review;
  3. la presenza di un abstract e di informazioni bibliografiche in inglese (sebbene la maggior parte delle riviste censite siano pubblicate interamente in lingua inglese) oltre che di liste di referenze negli articoli in caratteri latini e riportate secondo le convenzioni editoriali internazionali;
  4. l'internazionalità degli autori;
  5. l'interesse per il contenuto scientifico in relazione anche alla attuale copertura della specifica categoria tematica o alla trattazione di argomenti emergenti;
  6. la presenza di dati citazionali sulla rivista (o sugli autori che vi scrivono) nel database di citazioni delle riviste già censite da Thomson Reuters.

La copertura viene rivista frequentemente, per tenere conto dell'evoluzione del sapere scientifico, determinando continuamente l'ingresso di nuove riviste e la fuoriuscita di riviste già censite. In generale, comunque, il numero di riviste complessivo ed il grado di copertura tendono a crescere.

Thomson Reuters fornisce nel JCR il calcolo dell'IF e il ranking di una determinata rivista in un insieme di riviste omogeneo per categoria tematica, per un ampio ventaglio di differenti settori di ricerca.[4]

L'IF, che dovrebbe essere più correttamente chiamato Journal IF, è oggi il più diffuso metodo per quantificare il livello della produzione scientifica. Anche la normativa italiana (DM del 28 luglio 2009, art. 3 comma 4) considera l'impact factor come uno dei parametri per la valutazione dei titoli presentati in concorsi di ambito scientifico: fanno riferimento all'IF i singoli istituti di ricerca a carattere nazionale (come ad esempio IEO),[5] i progetti regionali di ricerca finalizzata,[6] i criteri di valutazione concorsuale dei titoli scientifici presentati nei bandi Universitari per la copertura di posti nella ricerca. A titolo di esempio per la valutazione "obiettiva" dell'attività scientifica di un certo candidato si usa citare il calcolo dell'impact factor, page rank, citation analysis, posizioni di preminenza nel novero degli autori, continuità dell’attività scientifica ed altro.

Tuttavia il metodo e, soprattutto, la sua applicazione non sono esenti da critiche.[7]

Va evidenziato che la stessa Thomson Reuters ritiene un abuso l'applicazione dell'IF per la valutazione del singolo ricercatore o dell'impatto generato sulla comunità scientifica da un singolo articolo. Sconsiglia anche l'uso di tale indice per stimare il "valore assoluto" di una rivista e per effettuare confronti fra campi scientifici diversi.[8] L'unico uso valido dell'IF è, secondo i suoi creatori, la classificazione delle riviste nell'ambito della sua categoria tematica di riferimento, che comunque non dovrebbe essere basata solo sull'IF ma anche su altri indici quali Immediacy Index, Total Cites, Total Articles and Citation Half-Life, che dovrebbero essere utilizzati insieme per una valutazione multidimensionale delle riviste catalogate.

[modifica] Calcolo del fattore di impatto

Esempio di calcolo del fattore di impatto di una rivista per il 2008

Citazioni nel 2008, presso qualsiasi rivista censita, di articoli pubblicati sulla rivista presa in considerazione nel:

   2007 =           32 
        2006 =           43 
        Totale biennio:  75

Numero di articoli pubblicati sulla rivista presa in considerazione nel:

   2007 =           86 
        2006 =           69 
        Totale biennio: 155 

Calcolo dell'IF 2008 per la rivista presa in considerazione:

   Citazioni 2008 di articoli pubblicati nel biennio 2006-07            75 
        ---------------------------------------------------------  =    ---   =   0,484 
             Totale articoli pubblicati nel biennio 2006-07             155 

Nel confronto fra due riviste della stessa categoria tematica, un più alto fattore di impatto per una rivista indica che nel biennio precedente la rivista contiene articoli che nell'anno di calcolo dell'IF sono stati in media più citati dell'altra.

Un IF pari a 1 indica che in media c'è stata una citazione nell'anno di riferimento per ogni articolo del biennio precedente. Ovviamente, trattandosi di una media, questo non implica che tutti gli articoli siano stati citati almeno una volta.

Alcuni valori correlati sono:

  • immediacy index: la media del numero delle citazioni di articoli pubblicati nella rivista nello stesso anno di riferimento del JCR (si noti che tali articoli non entrano nel computo dell'IF);
  • journal cited half-life: l'età mediana di tutti articoli pubblicati nella rivista citati in Journal Citation Reports nell'anno di riferimento;
  • aggregate impact factor per una data categoria tematica, consiste nel calcolo dell'IF con le stesse modalità di quello calcolato per le riviste, ma prendendo in considerazione nel loro complesso tutte le riviste della categoria tematica; costituisce un termine di riferimento importante per valutare l'IF di una rivista rispetto alla categoria tematica di appartenenza.

[modifica] Thomson Reuters

Il fattore di impatto è stato elaborato nel 1955 da Eugene Garfield, un chimico americano.

L'Institute for Scientific Information (ISI) è stato fondato da Eugene Garfield nel 1960. Nel 1992 è stato acquisito dalla Thomson Scientific & Healthcare, divenendo noto come Thomson ISI. A seguito dell'acquisizione di Reuters da parte di Thomson e la conseguente nascita del gruppo Thomson Reuters l'Impact Factor è ora un "prodotto" della Thomson Reuters Corporation, divisione Healthcare & Science, una delle più grandi agenzie d'informazione scientifica al mondo.[9]

Annualmente Thomson Reuters fornisce sulla piattaforma Journal Citation Reports (JCR) il calcolo globale dell'IF e altri parametri di valutazione per una specifica pubblicazione. Le riviste scientifiche coperte dall'IF e da tutte le banche dati Thomson Reuters fanno parte della Master Journal List, comprendente tutte le riviste per le quali si calcola correntemente l'IF o per le quali tale calcolo è in corso.[10]

A causa del fatto che per calcolare l'IF occorre un minimo di tre anni e che passa un tempo imprecisato (di solito qualche anno) prima che una rivista sia inserita nelle banche dati Thomson Reuters, le riviste più recenti - anche se pubblicate da prestigiose associazioni scientifiche - possono non avere l'IF per molti anni.

Secondo l'opinione di Eugene Garfield e di Thomson Reuters stessa, quindi, questa misura deve essere usata in modo prudente per la valutazione di singoli ricercatori in quanto, almeno in parte, discutibile, controversa e soggetta ad abuso.

L'IF fu creato - in origine - ad uso delle biblioteche (indice bibliometrico) che dovevano scegliere le riviste più diffuse per attivare gli abbonamenti e non per la valutazione della bontà delle differenti riviste. Il suo uso per la valutazione delle riviste è la più recente delle sue applicazioni.[11]

Eugene Garfield e Thomson Reuters mettono in guardia nel valutare mediante impact factor i singoli ricercatori anche perché esiste una ampia variazione della qualità degli articoli in un singolo giornale. Inoltre l'IF non tiene conto del numero di autori di un singolo articolo, della complessità della ricerca; per cui a tutti gli autori si può calcolare lo stesso IF in articoli che spesso hanno un numero di autori molto elevato, non giustificato e i cui ruoli nella ricerca pubblicata non sono chiariti almeno in nota.

Un'altra incongruenza è relativa alla ampia variazione dell'IF fra le discipline e fra riviste mainstream o focalizzate su argomenti più circoscritti. L'uso dell'IF per paragonare due ricercatori che si occupano di argomenti simili ma non identici - entrambi pur con pubblicazioni internazionali su riviste peer-reviewed - premia di solito il ricercatore che pubblica su argomenti che seguono il mainstream e, quindi, con una elevata probabilità di citazione.

La rincorsa all'impact factor può quindi vincolare la ricerca a fini differenti da quelli che le sono propri e premiare sempre gli stessi ricercatori o le stesse tradizioni di ricerca a scapito dell'originalità, dell'innovatività e della ricerca su argomenti oggetto di comunità scientifiche meno numerose e con un numero di riviste poco numeroso.

Sia Eugene Garfield che Thomson Reuters declinano ogni responsabilità nell'abuso dell'IF e richiamano l'attenzione sul fatto che per la valutazione di una buona ricerca occorre sempre una attenta peer review.[12]

Una critica molto puntuale all'IF è stata elaborata dal noto matematico italiano Alessandro Figà-Talamanca.[13][14]

In generale l'IF fa parte dei cosiddetti indici scientometrici oggetto di un crescente numero di studi e ricerche i cui limiti e le cui potenzialità sono oggetto della scientometria, una disciplina scientifica -con alcune riviste dedicate- che ha lo scopo di elaborare indici per valutare la ricerca. Attualmente non esiste un metodo matematico generalmente condiviso e valido per la valutazione della ricerca.

[modifica] Distorsioni, manipolazioni e pericoli

Molte riviste a diffusione universale sono in lingua inglese. Molti anglofoni citano solo anglofoni, creando circuiti auto-sostenuti. Indipendentemente dalla lingua, si possono creare gruppi di studiosi dello stesso ambito che si citano a vicenda, come "scambio di favori"[15].

Molte riviste nuove o "eterodosse" non sono considerate nell'universo e quindi filoni dinamici e innovativi sono meno valutati, dovendosi attendere l'acquisizione di credibilità. Ovviamente di contro c'è la garanzia di antiche riviste di prestigio, che valutano con cura prima di pubblicare, e nonostante questo incorrono talora in sviste.

In tutte le discipline in cui vi è un lato strettamente accademico ed uno più applicativo (es. nell'industria, negli ospedali, ecc), riviste rivolte maggiormente al pubblico non accademico hanno sistematicamente fattori d'impatto più bassi, poiché il loro pubblico principale non pubblica articoli né quindi li cita.

Dal punto di vista della rivista, invece, la manipolazione del fattore di impatto è possibile (es. un editore può fare pressioni sugli autori affinché citino soprattutto gli articoli pubblicati in riviste dello stesso editore).

Il pericolo è che singoli scienziati siano giudicati bene o male per aver pubblicato in una certa rivista (con un fattore alto o basso, rispettivamente) quando in realtà le riviste pubblicano articoli di qualità molto eterogenea e solo un piccolo sottoinsieme degli articoli viene effettivamente citato.

Inoltre, citare un lavoro non implica sempre necessariamente un giudizio di merito di valore sul lavoro stesso. Come per esempio citare un'affermazione errata che si intende correggere, o addirittura citare un'"errata corrige".

[modifica] L'impatto di Internet

Internet sta rendendo gratuitamente disponibile un gran numero di working papers senza riviste, o intere nuove riviste. Tale accessibilità, unita allo straordinario potere dei motori di ricerca, rende sempre più citati gli articoli raggiungibili in internet, che tendono a sfuggire all'universo monitorato ai fini del fattore d'impatto.

[modifica] Note

  1. ^ Cf. http://www.thomsonreuters.com/products_services/science/free/essays/impact_factor/.
  2. ^ Cf. http://thomsonreuters.com/products_services/science/science_products/a-z/science_citation_index.
  3. ^ Cf. http://thomsonreuters.com/products_services/science/science_products/a-z/social_sciences_citation_index.
  4. ^ Cf. http://thomsonreuters.com/products_services/science/science_products/scholarly_research_analysis/research_evaluation/journal_citation_reports.
  5. ^ Cf. Istituto Italiano di Oncologia.
  6. ^ Cf. valutazione dei progetti regione Piemonte.
  7. ^ Cf. AMS Acta - Deposito istituzionale per la diffusione dei contributi derivanti dall'attività di ricerca delle strutture dell'Università di Bologna e di enti scientifici a lei collegati
  8. ^ Cf. http://forums.thomsonscientific.com/t5/Citation-Impact-Center/Preserving-the-Integrity-of-The-Journal-Impact-Factor-Guidelines/ba-p/1218.
  9. ^ Cf. http://www.thomsonreuters.com.
  10. ^ Cf. http://science.thomsonreuters.com/mjl/.
  11. ^ Cf. http://www.thomsonreuters.com/products_services/science/free/essays/impact_factor/.
  12. ^ Cf. http://www.thomsonreuters.com/products_services/science/free/essays/impact_factor/.
  13. ^ Cf. http://www.mat.uniroma1.it/library/talamanca.htm.
  14. ^ Cf. http://siof.ifac.cnr.it/talamanca.rtf.
  15. ^ Cf. http://www.mat.uniroma1.it/library/talamanca.htm. Inoltre qualsiasi gruppo organizzato di ricercatori che desideri potenziare la sotto-disciplina o la problematica cui fa riferimento, dovrà impegnarsi a scambiarsi citazioni. E infine, in un sistema in cui "un sigaro, un bicchiere di vino ed una citazione in bibliografia non si negano a nessuno", cioè in un sistema in cui citare non costa nulla, conviene comunque citare liberamente, perché chi non cita non sarà citato. La scelta tra citare e non citare, infatti, non è più dettata dall’esigenza di riconoscere le altrui priorità, e dall’esigenza di chiarezza e completezza dell’esposizione. La maggioranza delle citazioni può essere omessa o sostituita da altre citazioni. Si citano dunque gli autori da cui ci si aspetta di essere citati. E, infatti, il numero delle citazioni contenute in un articolo scientifico è aumentato a dismisura, proprio perché lo IF di una rivista ha un’alta correlazione ... con il numero medio delle citazioni che compaiono nei suoi articoli. La citazione come "tributo" o riconoscimento al maestro o ispiratore è praticamente scomparsa dalla letteratura scientifica o è sepolta sotto valanghe di citazioni irrilevanti.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

Garfield, Eugene (1955). Citation Indexes for Science: A New Dimension in Documentation through Association of Ideas. Science 122 (3159): 108-111. ISSN: 0036-8075.

[modifica] Collegamenti esterni

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