Fantaghirò

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Fantaghirò
Fantaghiro.png
Fantaghirò
Paese Italia
Anno 1991
Formato miniserie TV
Genere fantastico, fantasy, romantico
Durata 200 min
Lingua originale francese/inglese
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio
Colore colore
Audio sonoro
Crediti
Regia Lamberto Bava
Sceneggiatura Francesca Melandri
Gianni Romoli
Interpreti e personaggi
Doppiatori e personaggi
Fotografia Romano Albani
Montaggio Piero Bozza
Musiche Amedeo Minghi
Scenografia Davide Bassan
Franco Fumagalli
Costumi Marisa D'Andrea
Produttore Lamberto Bava
Andrea Piazzesi
Roberto Bessi
Casa di produzione Reteitalia & Silvio Berlusconi Communications
Prima visione
Prima TV Italia
Dal 22 dicembre 1991
Al 23 dicembre 1991
Rete televisiva Canale 5
Prima TV in italiano (gratuita)
Dal 22 dicembre 1991
Al 23 dicembre 1991
Rete televisiva Canale 5
Premi
  • 1 Telegatto 1992: "miglior attrice protagonista" (Alessandra Martines)

Fantaghirò è una miniserie televisiva di genere fantastico del 1991 diretta da Lamberto Bava. Si ispira alla fiaba Fanta-Ghirò, persona bella di Italo Calvino, rielaborazione di una novella montalese inserita da Gherardo Nerucci nelle Sessanta novelle popolari montalesi, edite nel 1880. È la prima miniserie che fa parte del franchise di Fantaghirò. È stato trasmesso per la prima volta da Canale 5 in due parti da 100 minuti ciascuna, il 22 e 23 dicembre 1991. Per molti anni, l'intera saga è stata replicata durante il periodo natalizio.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il pozzo

L'antefatto e l'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

In un medioevo immaginario e pagano, due regni si affrontano da secoli in una guerra estenuante, senza che nessuno dei due riesca a prevalere. In uno di questi due regni, la regina, che ha già dato alla luce due bambine, muore dopo aver partorito una terza creatura. Il re che attende un erede maschio, rimane deluso dalla nascita dell'ultima figlia, profetizzata dalla Strega Bianca, Fantaghirò, e tenta di sacrificare la bambina alla Sacra Bestia nella Grotta della Rosa d'Oro. Un fulmine però colpisce e recide la spada con cui il re stava per uccidere la bambina. La fanciulla, orfana di madre, è ricondotta al castello. Ella si distingue fin da bambina per il suo carattere ribelle: le disposizioni reali prevedevano che le donne del regno dovessero occuparsi in attività tradizionali come la cucina o il cucito, mentre veniva proibito loro lo studio. Fantaghirò rifiuta tutto ciò e insiste nel volersi occupare di faccende riservate agli uomini, fra cui la lettura e l'uso delle armi, in aperto contrasto con la volontà del padre. La ragazza così è oggetto di scherno continuo da parte delle sorelle ed è sottoposta a disumane punizioni, come l'isolamento nel fondo di un pozzo.

L'esilio e l'incontro con Romualdo[modifica | modifica wikitesto]

Giunte a maturità, le sorelle sviluppano virtù tipicamente femminili, come la bellezza in Carolina e la saggezza in Caterina, mentre Fantaghirò sembra ancora maldestra e presuntuosa, benché abbia trascorso molto tempo a leggere durante i periodi di prigionia nel pozzo. L'intemperanza di Fantaghirò torna a manifestarsi quando le tre sorelle vengono promesse a tre principi sconosciuti, di cui la protagonista rifiuta l'anello di fidanzamento scatenando l'ira del padre. Per questa ragione viene bandita dal castello e trova rifugio nella foresta, dove presso un fiume incontra il Cavaliere Bianco che le fa da maestro di arti marziali e di vita: sviluppa l'abilità nel maneggiare le armi e la destrezza di un'amazzone. Durante l'esilio dal castello Fantaghirò incontra per la prima volta Romualdo, il suo futuro sposo nonché sovrano del regno che il padre combatte. Lo attira a sé involontariamente, istigata dal Cavaliere Bianco che la persuade a scoccare una freccia verso il Sole, la quale però finisce per sfiorare il principe che passava là vicino. Romualdo, temendo un agguato, oltrepassa il confine del suo regno per inseguire Fantaghirò. Egli sta per scovare la fanciulla quando ella precipita in un dirupo, sorretta però dalle radici di un albero, e sfugge alla vista del principe che riesce solo ad intravederne lo sguardo, e tanto basta ad entrambi per innamorarsi. Esortato dalla Strega Bianca Romualdo smette di cercare Fantaghirò nella foresta e torna al suo castello, dove indirrà un proclama reale per cui tutte le donne dovranno presentarsi al cospetto del re soltanto con gli occhi scoperti, sperando di ritrovare la fanciulla del bosco in una donna del suo regno.

La servitù e l'incontro con l'oca[modifica | modifica wikitesto]

Giunto il momento di sposarsi, Fantaghirò torna al castello del padre dove incontra i principi di un regno lontano, Assabel, dai costumi che ricordano i paesi del Medio Oriente: nessuna delle tre sorelle però vorrebbe quest'unione perché costoro sono, per definizione di Fantaghirò, uno «un idiota», l'altro un «mostro», mentre il promesso sposo della protagonista è un tirannico maschilista. Fantaghirò insultando i principi manda a monte i piani del padre e i matrimoni programmati. Come punizione viene spedita nelle cucine per vivere come sguattera. Là incontra una oca parlante con cui condividerà parte della sua avventura. Intanto la guerra è sempre più cruenta e la popolazione dei due regni stremata da carestie e povertà: Romualdo offre al re padre di Fantaghirò la possibilità di un singolo duello il cui vincitore sarà anche il sovrano di entrambi i regni. Il re padre, che teme una sconfitta perché troppo anziano per affrontare il giovane Romualdo, implora il consiglio della Strega Bianca, la quale gli preannuncia che soltanto una delle sue figlie potrà vincere il duello. La profezia è ascoltata anche da Fantaghirò che, sotto consiglio dell'oca, si era coricata sotto il letto del padre, per ascoltare il suo destino. Ella convince così Caterina e Carolina a vestire da cavalieri e a mettersi in marcia per partecipare al duello.

Il castello di Fantaghirò (Bouzov in Repubblica Ceca).

La partenza per il duello[modifica | modifica wikitesto]

Per mascherarsi da uomo Fantaghirò si taglia i capelli come un cavaliere e parte con le due sorelle per il regno di Romualdo, con il nome di conte di Valdoca, in omaggio all'oca che ha conosciuto da serva. A metà strada Carolina e Caterina, rispettivamente Barone di Levriere (in omaggio al cane) e Conte di Soriaro (per il gatto), sono stremate e vengono poi scacciate da Fantaghirò. In un secondo momento vorrebbe mollare anche lei e va incontro alle sorelle in ritorno verso casa. Esse però la rimandano all'accampamento incoraggiandola con buone parole. Per la strada incontra tre cavalieri, Romualdo, Ivaldo e Cataldo con cui si scontra per i diritti di passaggio in un valico. Fantaghirò dapprima sconfigge uno dei tre cavalieri ma poi per un intervento magico dell'oca inciampa e viene atterrata. Romualdo seguendo il codice cavalleresco non la uccide, perché Fantaghirò, avendo inciampato, non aveva potuto più difendersi. Nel tenderle la mano per aiutarla ad alzarsi Romualdo scopre gli occhi del Conte di Valdoca, identici a quelli della fanciulla della foresta che altri non era che Fantaghirò, e se ne innamora.

La grotta della Rosa d'Oro[modifica | modifica wikitesto]

Confuso dal Conte di Valdoca, Romualdo, temendo sia i suoi sentimenti per questo cavaliere che l'umiliazione di dover affrontare una donna, vista l'ambigua identità del personaggio, sfida costui ad una battuta di caccia, invitandolo a portargli come trofeo la Rosa d'Oro, una leggendaria reliquia custodita dalla Sacra Bestia in una grotta nella foresta. Romualdo pensa che, dal momento che la leggenda vuole che la Sacra Bestia mangi solo donne, il Conte di Valdoca rifiuti la sfida per timore della Bestia e getti la maschera. Fantaghirò però non si lascia intimorire; lei, grazie agli insegnamenti del Cavaliere Bianco, sa parlare con gli animali ed è pronta ad affrontare la Bestia. Entrata nella grotta, scopre l'antro in cui è custodito un fiore giallo e carnoso appeso ad una parete: la spelonca altro non è che la bocca della Sacra Bestia, mentre la Rosa d'Oro ne è l'ugola. Fantaghirò riesce a scampare alla Bestia che vorrebbe mangiarla e solleticando il fiore le provoca il solletico: l'animale muore dal ridere e un terremoto richiude per sempre la Grotta della Rosa d'Oro.

Il duello e il lieto fine[modifica | modifica wikitesto]

Dopo altri tentativi da parte di Romualdo di smascherare il Conte di Valdoca, affronta in duello Fantaghirò e ne è sconfitto. Lei avrebbe l'occasione di ucciderlo e far cessare per sempre la guerra, ma al momento decisivo non trova la forza per farlo perché ne è innamorata. Torna così a casa coperta di vergogna per non aver compiuto fino in fondo il suo dovere, e per punizione viene rinchiusa. Ma Romualdo, lealmente, si presenta lui stesso al re, proclamandosi sconfitto. In risposta il re gli permette di continuare a governare la sua gente, a condizione che sposi una tra Caterina e Carolina. Ma Romualdo, che ama Fantaghirò e non crede di poter mai amare nessun'altra, rifiuta, e propone invece Ivaldo e Cataldo come sposi per le due giovani, che accettano di buon grado. Caterina convince però Romualdo, riluttante, a seguirla nella stanza di Fantaghirò, e qui egli la trova vestita da donna, grazie alle arti della Strega Bianca che si è scoperta essere anche il cavaliere bianco, e i due si scambiano finalmente un bacio. Un editto finale di Fantaghirò ormai divenuta regina impone che non si uccidano più le oche nel suo regno.

Il castello di Romualdo.

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sin da bambina Fantaghirò veste indumenti degli stessi colori di quelli del padre, azzurro e arancione (cielo e oro), segno che è lei l'erede destinato a succedere al re.
  • Gli animali cari a Fantaghirò sono l'oca, animale sacro a Giunone, divinità lunare, i topi, sacri ad Apollo e l'orso, sacro a Diana. L'orso si vede una sola volta ingabbiato, subito dopo che Fantaghirò è stata chiusa nel pozzo.
  • Gli animali cari alle sorelle di Fantaghirò sono il cane e il gatto, l'uno simbolo di fedeltà (Carolina), l'altro di astuzia (Caterina).
  • Il Cavaliere Bianco offre una mela a Fantaghirò quando le mostra che le arti di una donna non sono solo il cucito o la cucina.
  • Il Cavaliere Bianco invita Fantaghirò a lanciare una freccia contro il Sole, per raggiungere Romualdo.
  • Quando Fantaghirò incontra Romualdo per la prima volta rischia di morire e di precipitare nell'abisso, salvata dalle radici di un albero che le stringono il seno e il ventre.
  • Ciascuna delle tre sorelle ha una virtù femminile simbolica, bellezza, intelligenza, vittoria, e ricordano le triadi femminili della mitologia antica (es. Giunone, Afrodite, Minerva)
  • Fantaghirò dopo aver risparmiato la vita a Romualdo si rifugia nella torre, simbolo di castità e ascesi.
  • Quando Fantaghirò bacia per la prima volta Romualdo si vede oltre la finestra un'unica stella, più luminosa del cielo, la stella Sirio.
  • Quando i maghi creano una pozione magica per mostrare al re padre Fantaghirò nella Grotta della Rosa d'Oro si intravede una civetta, animale simbolo della sapienza e sacro ad Atena.
  • Quando Romualdo indice un proclama reale perché tutte le donne del regno si presentino al suo cospetto con solo gli occhi scoperti, la sceneggiatura ricorda la tradizione orientale che prevede l'uso del burqa e il ruolo della donna secondo l'integralismo islamico.
  • Dopo che Romualdo ha visto Fantaghirò per la prima volta, rimane inattivo per diverso tempo a pensarla, riposando su un albero.
  • La scena nella quale Romualdo insegue Fantaghirò nel bosco e lei, dopo averlo guardato, cade nelle braccia di un albero, riprende il mito di Apollo e Dafne.

Curiosità e riferimenti storici[modifica | modifica wikitesto]

  • Il film si apre col canonico «C'era una volta...», pronunciato da un anziano narratore fuori campo, che quindi sembra raccontare una fiaba agli spettatori. Tale incipit si ritroverà puntualmente in ogni episodio della serie.
  • Il doppiaggio di questo primo Fantaghirò è stato curato nientemeno che da Fede Arnaud, e di fatto costituisce uno degli ultimi operati della grande direttrice di doppiaggio.
  • La scena finale in cui Romualdo va nella Torre in cui è rinchiusa Fantaghirò e la bacia è stata montata e ridoppiata alla fine di Fantaghirò 4; in quell'occasione, Alessandra Martines doppia sé stessa, mentre Kim Rossi Stuart è doppiato da Francesco Bulckaen.
  • L'ambientazione ha anche ispirato la sceneggiatura. La Repubblica Ceca è celebre per la tradizionale «transumanza delle oche», un tipo di allevamento tipicamente slavo che probabilmente ha origini indoeuropee, di cui si trovano tracce nella tradizione romana (oche del Campidoglio).
  • I due regni in lotta possono involontariamente ricordare la Boemia e l'Ungheria pagana, che furono unite per un lungo e pacifico periodo nella Grande Moravia.

Tradizione popolare[modifica | modifica wikitesto]

La fiaba è molto diffusa nelle tradizioni popolari di molte regioni italiane, dall'area Romagnola alla Sicilia. In ciascuna regione assume connotazioni specifiche. Nell'Italia settentrionale la trama è generalmente messa in relazione alla ambiguità della sessualità femminile nella tradizione occidentale (si confronti la storia di Giovanna D'Arco ma soprattutto il libro di Giuditta), in particolar modo rispetto al contrasto fra la concezione del ruolo della donna nella cultura greco-orientale e quella del mondo cattolico occidentale. L'area romagnola e siciliana fu teatro delle principali lotte in Italia fra Bisanzio e Roma, delle dispute sull'iconoclastia e sul filioque, ovvero sulla questione dell'emanazione dello Spirito Santo dal solo Padre o dal Padre e dal Figlio. Le stesse tematiche si ritrovano nella filosofia florense e nelle questioni politiche relative all'amministrazione del patrimonio ecclesiastico e alla nomina di vescovi e funzionari diocesani, nonché nella poesia giullaresca italiana (Cielo d'Alcamo, Ruggieri Apugliese).

« Donna io era e donna io sono,

e ho ingannato il re che è uomo,
donna io sono e donna io era,
il re è rimasto in capponiera. »

(La furbizia delle donne, fiaba popolare romagnola)

Nel Mezzogiorno invece, forse a cause delle influenze che la tradizione letteraria svevo-normanna ha esercitato sulla popolazione locale, il simbolismo si colora di forti connotazione politiche, dove i due regni in lotta rappresentano le storiche rivalità fra le Due Sicilie, con il finale ricongiungimento delle nazioni rivali in un unico stato liberato dall'oppressione dei feudatari, degli usurai e dei signori locali.

« Fantaghirò persona bella,

mi tolse l'uso della favella,
egli mi sembra una donzella,
Fantaghirò persona bella. »

(Fantaghirò persona bella, fiaba popolare siciliana)

Ascolti[modifica | modifica wikitesto]

Durante la sua prima tv italiana, in onda su Canale 5 il giorno 22 dicembre, è stato il programma più visto della serata con oltre sei milioni e mezzo di spettatori e una quota di mercato pari al 27,50%.[1]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ FANTAGHIRO' CONTRO LA STREGA - la Repubblica.it, Ricerca.repubblica.it, 28 agosto 1992. URL consultato il 17 febbraio 2014.