EC3/ter "Gufo"

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il pannello di controllo del radar italiano EC3/ter "Gufo"

Il radar EC3/ter "Gufo" fu il primo radar di fabbricazione italiana a trovare un impiego operativo. Il "Gufo" operava nella banda tra 400 ed i 750 Mhz (75 - 40 cm) attraverso la tecnica della modulazione di frequenza. L'apparato, sviluppato da un gruppo di lavoro composto, tra gli altri, dai professori Ugo Tiberio e Nello Carrara e dal capitano (poi maggiore) delle Armi Navali Alfeo Brandimarte[1], all'interno del Regio Istituto Elettrotecnico e delle Comunicazioni della Marina (RIEC) come EC1 e successivamente perfezionato come EC2, trovò appunto con la terza serie un impiego operativo su alcuni cacciatorpediniere; in particolare per quanto riguarda la classe Navigatori, su Pancaldo, Da Noli e Vivaldi[2], mentre per la classe Soldati, sul Fuciliere.

A causa delle ristrettezze economiche, la ricerca procedette a rilento ma, quando vennero conferiti fondi adeguati, dopo la battaglia di capo Matapan, non vi erano le risorse umane necessarie ad una accelerazione della ricerca. Cionondimeno, il "Gufo" ed il suo omologo per sorveglianza costiera "Folaga" vennero ordinati, rispettivamente, in 50 e 150 esemplari. Alla data dell'8 settembre 1943 erano stati però consegnati soltanto 13 Gufo e 14 Folaga.

In particolare va rimarcato come il professor Tiberio fu impegnato alla progettazione dei radar, con fondi risibili e pochissimi collaboratori, fin dal 1935, ma le forze armate italiane (ed in particolare la Marina, l'unica che aveva vagamente compreso l'importanza di questo genere di apparecchi) non ritennero opportuno destinare allo sviluppo di questo apparecchio dei collaboratori fin al 1938, mentre, fino al 1941, tutto il personale impiegato nella ricerca sui radiotelemetri (come erano definiti i radar dal gruppo di ricerca italiano), lo fece come "secondo lavoro", ovvero dopo aver svolto il regolare lavoro di insegnamento e d'ufficio in università o nell'accademia navale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ che verrà fucilato dai tedeschi per la sua partecipazione al Centro X, una organizzazione della Resistenza italiana dopo l'8 settembre 1943
  2. ^ http://www.regiamarina.net/others/radar/radar_one_it.htm Storia del radar italiano sul sito Regiamarina.net

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Sito con documenti originali riguardanti i primi radar italiani e tedeschi

seconda guerra mondiale Portale Seconda guerra mondiale: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di seconda guerra mondiale