Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli (Napoli)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 40°51′10.06″N 14°15′04.37″E / 40.852794°N 14.251215°E40.852794; 14.251215

Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione Cattolicesimo
Titolare Madonna Odigitria
Stile architettonico architettura barocca
Inizio costruzione 1575

La chiesa di Santa Maria di Costantinopoli si erge a Napoli sull'omonima via. La sua storia è legata alla diffusione in città del culto di Santa Maria di Costantinopoli.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Si racconta che tra il 1527-1528 (periodo in cui la città era minacciata dalla peste), la Vergine di Costantinopoli apparve ad un'anziana donna, chiedendole di erigere un tempio lì dove avrebbe trovato una sua immagine dipinta su un muro; il tempio così diventò, in quell'epoca, uno dei principali centri di devozione della città.

La costruzione della chiesa, con un annesso monastero femminile, fu iniziata su una fabbrica preesistente nel 1575, ma l'edificio fu ultimato soltanto nel 1586 e nei primi anni del XVII secolo andò assumendo la forma attuale grazie agli interventi dell'architetto domenicano frà Nuvolo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La navata
L'altare maggiore

Come lascia intuire la facciata a tre portali (1633), la chiesa aveva un tempo tre navate laterali che, con gli interventi di rimaneggiamento furono soppresse per ricavare la grande aula rettangolare; la cupola presenta embrici maiolicati. L'esterno è caratterizzato da una facciata a due livelli sul quale sovrasta un timpano triangolare.

L'interno è formato da una sola navata e cinque cappelle laterali con decorazioni in stucco bianco di Domenico Antonio Vaccaro e un bel soffitto di legno intagliato e dorato che presenta ai lati gli stemmi della Piazza del Popolo; lo stemma del Tribunale di San Lorenzo è invece ben visibile sugli archi della crociera. Sugli archi delle cappelle sono invece presenti delle grate in legno finemente intagliate, opera di Nicola Tagliacozzi Canale (1728).

La prima cappella destra conserva una bella tavola cinquecentesca, raffigurante la Madonna della Purità; nella quarta cappella è di gran rilievo il Martirio di San Bartolomeo del pittore fiammingo Aert Mytens, che lavorò a Napoli negli anni 1580-90.

La volta a cassettoni
Particolare delle decorazioni

Una interessante edicola a tarsie policrome e madreperla costituisce il Monumento funebre per il medico G. Bartiromo, posto in presso il terzo pilastro destro della navata; sul lato opposto, corrispondente a questo vi è il Busto di Girolamo Flerio, monumento funebre di uno dei benefattori della chiesa e d'impronta barocca.

Nel transetto sinistro, altresì, è collocato il monumento funerario, in marmo, del giurista aversano Nunzio Pelliccia, ritratto in abiti cinquecenteschi, semidisteso su una base rivestita di marmi, ai cui lati sono incisi gli stemmi della sua famiglia.

Notevole è anche l'altare maggiore che occupa il coro in tutta la sua grandezza, progettato da Cosimo Fanzago, in marmi policromi. Al centro della cornice marmorea, vi è l'affresco quattrocentesco raffigurante Santa Maria di Costantinopoli coronato dal rilievo dell'Eterno Padre e le due statue di San Rocco e San Sebastiano poste sulle due porte laterali.

La volta lunettata dell'abside è affrescata da Belisario Corenzio con la raffigurazione della Vergine e San Giovanni che supplicano la SS. Trinità di liberare Napoli dalla peste. Pure del Corenzio sono gli affreschi posti negli archi sotto la crociera (Profeti e Sibille) e quelli dei pennacchi della cupola.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]