Chico Scimone

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Chico Scimone (Boston, 17 novembre 1911Taormina, 9 aprile 2005) è stato un nuotatore italiano.

Una vita da romanzo quella di Chico Scimone, autentico miracolo della natura, era un uomo poliedrico di una vivezza contagiante: suonava tutte le sere il pianoforte al “San Domenico Palace Hotel” di Taormina, da ragazzo il nuoto e la corsa, poi la maratona, la marcia, la scalata ai grattacieli.

Nato a Boston venerdì 17 novembre 1911, aveva diciotto mesi quando i suoi genitori ritornarono nella “Perla dello Jonio”, dove è vissuto sino all’età di 17 anni. Di nuovo negli Stati Uniti dai 18 ai 38 anni, Chico veniva sempre a Taormina per trovare la famiglia e qui nel 1953 aprì con il fratello Egisto il night-club “La Giara”. Nel marzo di quell’anno si giravano le scene del film “Non vogliamo morire” e una sera la troupe si riversò nel locale, iniziò così la storia d’amore con l’attrice Aurora de Alba, spentasi il 24 febbraio 2005, galeotti furono i ritmi sudamericani suonati al piano dallo stesso Scimone. Il matrimonio nel Duomo di Taormina dopo pochi mesi e la sfilata degli sposi sul carretto siciliano nel corso Umberto fecero epoca.

Il ritrovo notturno acquistò fama internazionale ed era frequentato da celebri attori come Ava Gardner, che ballava sempre a piedi nudi, Rita Hayworth, che poi si doveva accompagnare a braccia in albergo perché prendeva sbronze solenni, la celebre coppia Liz Taylor-Richard Burton, Gregory Peck, Peter Ustinov, Peter O’ Toole. Tra gli ospiti, negli anni ruggenti della “Giara”, anche Lucky Luciano, il boss di Cosa nostra americana, esiliato in Italia come indesiderabile. Nella storia della sua vita si narra pure che Chico si sarebbe esibito al Copacabana di New York, il celebre locale di Frank Costello, uno dei grandi boss.

Così Chico amava ricordare la nascita del “Tuffo a mare e corsa”, che si disputa ogni Capodanno da Villagonia a Taormina: “Era la notte di S. Silvestro 1973, dopo aver chiuso il night all’alba, un po’ brillo, invece di tornare a casa, scesi da Taormina e mi tuffai a mare da solo con tutto lo smoking nelle acque gelide di Villagonia. Poi di corsa risalii lungo i tornanti per Taormina. L’anno dopo fui imitato da alcuni compagni, quattro o cinque, in breve siamo diventati tanti”. Tesserato con l’Unvs “Francesco Fontanarosa” di Catania, nel 1974 fondò la società “Taormina Athletic Club” e dal 1978 in poi ha collezionato 18 medaglie ai vari Campionati Mondiali o Europei per Veterani nelle categorie da M65 a M85: dodici d’oro, tre d’argento e tre di bronzo. Un bottino raccolto tutto nella marcia, tranne un argento nei 400 e un bronzo negli 800 metri di corsa nella prima Edizione degli Europei Master a Viareggio 1978.

Un capitolo a parte meritano le sue scalate all’Empire State Building di New York. Se ne contano diciassette, la prima nel 1984 a 72 anni, 21’13” il tempo impiegato per salire 86 piani e 1576 gradini e l’ultima il 1º febbraio 2005, poco più di due mesi prima della sua morte, completò l’impresa in 49 minuti e 28 secondi per raggiungere il traguardo nel terrazzo a 320 metri. Sempre a febbraio aveva scalato il John Hancock di Boston (1300 gradini) e il Mellon Bank Building di Philadelphia (1100 gradini).

Così Chico ci diceva quando l’abbiamo visto per l’ultima volta:“Vorrei raggiungere i 120 anni e salire sino a quell’età l’Empire…La mia vita è divisa in quattro periodi di trent’anni ciascuno. Mi manca da vivere l’ultimo quarto”. Ciao grande Chico! Non potrai più salire il grattacielo di New York, ma sei molto più su della “cattedrale al settimo cielo”.

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