Carya (figlia di Dione)

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Secondo la mitologia greca, Carya era una delle figlie del Re della Laconia Dione e Anfitea, figlia di Pronace. Le sue sorelle erano Lyco e Orphe. Apollo, per ricompensare della referenza e dell'ospitalità ricevuta da Dione ed Anfitea, aveva donato l'arte di profetizzare alle loro figlie, imponendo una restrizione, e cioè che non tradissero gli dei e che non ricercassero cose proibite.[1]

Più tardi, Dioniso, che visitò la casa di Dione, venendo ricevuto con altrettanta ospitalità. Durante la sua permanenza, si era innamorato di Carya ed era stato con lei in segreto. Quando se ne andò, sentendo la mancanza di Carya, ritornò in breve tempo, con il pretesto di consacrare un tempio che Dione aveva eretto in suo onore. Ma Orphe e Lyco, sospettando una storia d'amore tra Dioniso e la sorella, fecero la guardia a Carya perché non si unisse con Dioniso. Facendo così, esse ruppero una delle restrizioni imposte da Apollo, così Dioniso, dopo diverse minacce e avvertimenti, fece impazzire le sorelle così che esse corsero sul monte Taigeto, dove furono trasformate in rocce. Carya fu trasformata da Dioniso in un noce (in greco karya).[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «ne proditrices numinum esse vellent, neve quaererent quod esset nefas scire»
  2. ^ Servius on Virgil's Eclogue 8, 29 [1]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

mitologia greca Portale Mitologia greca: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mitologia greca